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“Non c’è più aria da respirare”, lo gridano insieme le associazioni a seguito dei vari incendi accaduti

Accogliamo il cortese invito del presidente dell’associazione Santi 40 Martiri, Luigi Serafino Gallo, a pubblicare un breve articolo con immagini relative agli incendi avvenuti quest anno fra le nostre montagne. <<L’articolo è stato scritto da tutte le associazioni e altre realtà menzionate in esso, e vuole rimarcare quanto avvenuto in questa estate cercando risposte e suggerendo idee agli organi preposti per una maggiore prevenzione e tutela del nostro patrimonio. Speriamo possiate pubblicare questo nostro pensiero sulla vostra testata. Sicuri della vostra attenzione vi ringraziamo anticipatamente>>.  Come redazione de ilReventino.it ringraziamo per quanto ricevuto e proponiamo integralmente l’articolo all’attenzione dei lettori.

 

«Non c’è più aria da respirare» è questa la frase che ormai guardando le nostre montagne bruciare, spoglie di alberi e di tutto quel verde che era il polmone della nostra regione, noi appassionati e assidui frequentatori dei monti ormai ci ripetiamo.

Questo è l’appello di alcune associazioni e altre realtà, non solo dell’area del Lametino ma anche dell’area del Reventino, che si occupano di promuovere il territorio tra il Mancuso e il Reventino (Associazione Santi 40 Martiri, Associazione Conflenti Trekking, Lamezia Trekking, Accademia delle Tradizioni Popolari Calabresi).

Nell’estate 2017, come mai nei nostri ricordi, abbiamo visto dal vivo o dai social o dalla Tv: fuoco, fumo, sirene e velivoli essere i principali protagonisti di queste calde giornate; i turisti sulle spiagge hanno visto continui mezzi aerei sul mare tra elicotteri e canadair, e pattuglie di Vigili Urbani, Protezione Civile, Vigili del Fuoco e altre Forze dell’Ordine bloccare strade nemmeno fossimo in guerra, ma è proprio a loro che va il nostro più vivo ringraziamento per gli sforzi quotidiani che hanno fatto sì che il danno sia stato limitato, lavoratori e volontari al servizio dello Stato e della collettività. Ma ciò non è bastato… vie montane chiuse, frane e soprattutto la paura negli occhi di chi aveva una casa vicina alle fiamme e sperava che questa non finisse bruciata. È bruciato un patrimonio umano, animali sono morti e sono rimasti senza dimora, incendi sono divampati maggiormente e con più facilità per la presenza di ammassi di rifiuti abbandonati tra le frazioni, incendi hanno rovinato il panorama montano e una possibilità di rilancio economico per una città e un area territoriale che ancora una volta si vede derubata di una parte di essa.

Alla luce di quanto accaduto anche negli anni passati tutti noi ci chiediamo quali siano stati le metodologie adottate per evitare ancora che tutti questi incendi accadessero? Quale sorveglianza e quali sono le direttive per chi doveva sorvegliare? Chi è il responsabile? Chi ripagherà i danni?

Sembra a quanto pare di essere diventati una terra di nessuno, una terra di mezzo in questa Calabria che tutti vedono e nessuno ama. Chi sorvolerà i nostri cieli prima di atterrare assisterà allo spettacolo di una terra che ha come simboli un pontile marcito e una montagna bruciata. Si è assistito per tre mesi a quanto poco basti all’uomo per distruggere e quanto sia l’uomo impotente per fermare quella distruzione. I numerosi roghi hanno definitivamente cancellato, tra l’altro, alberi secolari e macchie mediterranee assolutamente uniche. Non abbiamo colpevoli e nemmeno soluzioni ma sappiamo che la prevenzione è l’arma più potente per fronteggiare questa assurda situazione che ha denudato la nostra terra delle sue ricchezze naturali e ha mostrato quanto le istituzioni siano deboli e disorganizzate. Non facciamo la solita critica di chi sta lì a lamentarsi, la nostra è un’analisi costruttiva e chiediamo a tutte le autorità (Comunali, Provinciali, Regionali e Nazionali) di mobilitarsi attraverso idee e progetti che diventino presto azioni concrete e operative! Ciò per prevenire, le frane e gli smottamenti che avverranno quest’autunno a causa di quegli alberi che dovevano reggere il terreno e ora son bruciati, e per le prossime estati, il rischio incendi per essere efficaci nella repressione di questi nel minor tempo possibile, affinché non investano i centri abitati e non distruggano grosse aree boschive.

Noi associazioni che stiamo sul territorio 12 mesi all’anno operiamo già, in un certo senso, una sorta di prevenzione agli incendi, vigilando attraverso la nostra presenza sulle montagne durante le nostre attività e siamo anche disponibili a confrontarci e a sostenere chi lavora in questo ambito. Come associazione che risiedono e conoscono bene il territorio sarebbe necessario essere formati alla prevenzione degli incendi e dotati dei mezzi necessari per essere di supporto alle autorità preposte agli spegnimenti dei roghi. 

Sappiamo che le conflagrazioni che avvengono tra il Reventino e il Mancuso sono per lo più affrontabili con i mezzi aerei, i quali purtroppo scarseggiano e sappiamo anche che in questi casi il fattore tempo è determinante: un’idea potrebbe essere, ad esempio, la realizzazione
di un bacino su queste montagne affinchè quei pochi velivoli disponibili operino il proprio lavoro in maniera efficiente e veloce. Un’altra idea sarebbe quella di utilizzare, previe autorizzazioni, l’ex base militare su Monte Mancuso per 4 mesi all’anno (da giugno a settembre) allo scopo di creare al suo interno un nucleo fatto di mezzi e uomini tra Vigili del Fuoco e Corpo Forestale che potrebbero intervenire sugli incendi in breve tempo ed effettuare anche una sorta di vigilanza su un vasto territorio di vari comuni e, considerando il punto strategico della base militare, quest’aerea sarebbe raggiungibile in breve tempo. Inoltre, un’ulteriore strada percorribile potrebbe essere quella di chiedere ai comuni montani la disponibilità di un locale custodito dove depositare un mezzo idoneo per l’estinzione degli incendi in modo che si trovi già in prossimità del rogo o comunque a pochi chilometri di distanza: questi mezzi potrebbero essere messi a disposizione dei volontari della Protezione Civile presenti sul territorio e che spesso fanno il loro dovere anche di spegnimento incendi tante volte non provvisti di attrezzature efficienti. Idee, supporto, e la voglia di mettersi a lavoro ci sono, basterebbe solo incontrarsi intorno a un tavolo e discutere di come attuare il tutto. 

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di: La redazione

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