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L’Immacolata e il tesoro sepolto

Quest’anno la Novena dell’Immacolata, per la Parrocchia di San Giovanni Battista di Soveria Mannelli, ha un sapore particolare. Su iniziativa del parroco don Roberto Tomaino vi saranno infatti diverse iniziative finalizzate al restauro dell’antico e prezioso simulacro della Vergine che versa oramai da molti anni in pessime condizioni.

Il culto verso l’Immacolata Concezione di Maria (da non confondersi con la concezione verginale di Gesù) è attestato in Occidente sin dal XI secolo con radici che possono essere già rinvenute negli scritti dei Padri della Chiesa, primo fra tutti Agostino, ma è diventato “ufficiale” ed esteso alla Chiesa universale solo nel 1854 con la proclamazione del dogma da parte di Pio IX con la costituzione Ineffabilis Deus.

La devozione verso l’Immacolata ha origini relativamente antiche anche nella nostra comunità.

Mi permetto qui di supporre – ma si tratta solo di una supposizione basata su alcuni elementi evidenti e non su una doverosa ricerca di archivio – che, probabilmente, la stessa chiesa di San Giovanni Battista sia stata in un primo momento dedicata all’Immacolata come attesta l’iscrizione sull’architrave del bel portale d’ingresso in pietra dove non si menziona affatto il Titolare ma l’Immacolata! (“Hic est Immaculata…”).

È ancora viva tra i soveritani più anziani la memoria di una confraternita dell’Immacolata che aveva un suo oratorio nella cappella a sinistra della navata principale che ospita oggi la statua della Madonna di Lourdes. La cappella era dotata di stalli lignei per i confratelli come attestano numerose testimonianze orali e il fatto curioso che i riquadri che decorano le pareti non arrivano, com’è normale aspettarsi, fino a terra ma si fermano a una certa altezza, dove probabilmente giungevano le strutture lignee degli stalli. Ricordiamo, non senza tristezza, che tali stalli di cui non ci è dato conoscere la provenienza ma che potremmo anche immaginare manufatti pregevoli, al pari di altri manufatti lignei di bottega roglianese presente in parrocchia, sono stati demoliti e forse bruciati durante un intervento di restauro della chiesa.

Il fatto poi che in occasione dell’8 dicembre si tenga ancora una fiera che richiama visitatori dai paesi del circondario è indice dell’importanza che tale festa ha rivestito in passato per questa comunità e per tutta la vallata.

La testimonianza tuttavia più autorevole della devozione del popolo soveritano verso Maria Immacolata è senza dubbio la superba statua della Vergine che, imponente, occupa una nicchia della navata principale.

La statua, come ci ha raccontato lo storico dell’arte Gianfrancesco Solferino, durante una conferenza tenuta proprio nell’aula della Chiesa di San Giovanni qualche anno fa, è un pregevole manufatto napoletano risalente all’ultimo quarto del ’700 o ai primissimi anni dell’Ottocento. Non sappiamo come sia giunta a Soveria, né chi ne sia stato il committente, che tuttavia potremmo ipotizzare essere stati gli stessi Passalacqua, feudatari di Soveria e proprietari del palazzo oggi acquisito dalla famiglia Marasco al quale era annessa, come cappella privata, l’attuale chiesa di san Giovanni. Come molti nobili meridionali i Passalacqua possedevano un importante palazzo a Napoli e avevano, com’è naturale immaginare, stretti rapporti con la capitale del Regno. Ciò spiegherebbe sia la provenienza partenopea della statua sia la pregevole fattura che, secondo Solferino, è da attribuirsi a un artista della cerchia di Giuseppe Sammartino, l’autore del celebre Cristo Velato di Napoli.

Come dicevamo all’inizio però, la statua dell’Immacolata versa oggi in condizioni davvero deplorevoli. Le strutture lignee sono state pesantemente intaccate da parassiti xilofagi, tanto da aver fatto perdere rigidità ad alcune parti. Non solo ma com’è evidente a prima vista l’opera è stata vittima (non riesco a trovare nessun altro sinonimo) di un maldestro tentativo di restauro durante il quale è stata completamente (e orrendamente) ridipinta tanto da renderne oggi difficoltosa persino la lettura.

Già, ma come facciamo ad essere così sicuri dunque che si tratti di un’opera talmente pregevole?

A venirci incontro è di nuovo lo studio delle opere d’arte calabresi condotto dagli storici dell’arte. In questo caso lo studioso Gianfrancesco Solferino ha rinvenuto a Bivongi (RC) una statua dell’Immacolata che non ha subito la stessa ingiuria degli uomini e del tempo di cui la nostra sarebbe con ogni probabilità una copia fedele.

Pubblichiamo qui di seguito l’immagine dell’Immacolata di Bivongi e quella dell’Immacolata di Soveria per consentire ai lettori del «Reventino» di fare le opportune considerazioni.

Immacolata di Bivongi (RC)
Immacolata di Soveria Mannelli

Il restauro dell’opera oltre che urgente (non dimentichiamoci quanto accaduto in provincia di Vibo Valentia durante lo scorso mese di aprile, quando durante la processione del mattino di Pasqua la statua della Madonna si è spezzata collassando a terra) è dunque un’opera necessaria che consentirà a Soveria di riappropriarsi di un pezzo della propria storia e della propria cultura.

Sarà come riportare alla luce un tesoro che giace sepolto sotto i nostri stessi occhi.

di Antonio Cavallaro

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di: Antonio Cavallaro

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