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L’Europa dei popoli a trazione franco-tedesca

di Matteo Cosco –

Secondo Franz Liszt La politica è la scienza dell’opportunismo e l’arte del compromesso”: lo conferma il matrimonio d’interesse tra Emmanuel Macron e Angela Merkel, consacratosi con la firma del Trattato di Aquisgrana. Esso ha partorito la prima assemblea del Parlamento franco-tedesco, che si riunirà due volte all’anno per promuovere politiche di comune interesse, come difesa, sicurezza e politica estera, rendendo ancora più profondi i legami tra i due paesi.

L’accorpamento del Bundestag tedesco all’Assemblée Nationale- che rispetto a quella del 1789 mantiene solo il nome- sembra aver superato la fantasia di Mary Shelley, creando un monstrum e mettendo in scena l’ennesima rappresentazione del teatro dell’assurdo, di cui Germania e Francia sono gli attori protagonisti.

È una giornata storica tuona il presidente del Parlamento francese Richard Ferrand, rincuorato dal suo omologo Wolfgang Schauble che afferma: Germania e Francia hanno una responsabilità speciale per l’Europa. E come dargli torto! La storia del Vecchio Continente insegna che i suoi equilibri sono indissolubilmente legati alle guerre e alle paci di questi due Stati; la scelta di firmare il trattato proprio ad Aquisgrana, capitale dell’Impero carolingio, è simbolica: lì Carlo Magno unì in una stessa sintesi politica Francia e Germania, creando un nocciolo duro attorno al quale compattò anche Belgio, Olanda, Austria, Italia e Spagna. Oggi però l’aspirazione franco-tedesca ad egemonizzare l’Unione Europa, definendo prima dei grandi appuntamenti posizioni comuni, sancisce la sua inesistenza come Res Pubblica unitaria, ma anche come organismo cooperativo di stati posti sullo stesso piano di parità.

Il Trattato di Aquisgrana ha molto da insegnarci: lo Stato Nazione, che i predicatori della retorica europea consegnavano alla storia, è stato soltanto scalfito. Se pur alcune delle sue più importanti funzioni quali bilancio e moneta sono state derogate a livello europeo, il monopolio della forza legittima e la politica estera, restano espressione diretta della sovranità statale. La duplice franco-tedesca prevede una clausola di assistenza reciproca in ambito militare e mira a creare un “esercito comune europeo”, tentativo già fallito in passato con la CED, che evidenzia ancora una volta, l’irrazionale e anacronistico tentativo di istituire un corpo armato in assenza di una ragione politica unitaria a cui questo debba rispondere.

Per altro, la cooperazione militare già prevista dalla NATO, viene ribadita indipendentemente da essa, o per meglio dire dagli USA, giusto nel caso non si fosse capito contro chi Francia e Germania si stanno muovendo. I loro interessi sono sempre più reciprocamente dipendenti, lo dimostra lo scandaloso episodio che ha visto prima la Germania chiedere di aggiungere un seggio per l’Ue nel consiglio di sicurezza ONU e poi la Francia chiedere di nominare la Germania come membro fisso, finendo così per sostituire l’interesse generale dell’“Unione” con quello particolare dello stato tedesco, non una grande novità insomma.

Riguardo la politica estera, non è un caso che appena dopo la firma tra il governo italiano e Xi Jinping sulla BRI, Macron, Merkel e Juncker, abbiano deciso di incontrare assieme il Dragone, per rispondere alla mossa unilaterale dell’Italia, che provano ad isolare diplomaticamente. Francia e Germania hanno rinunciato a parte della loro sovranità pur di salvare la finzione democratica chiamata Europa, utile a perseguire i loro interessi nazionali; se pur si sostengono di fronte alle potenze europee ed extra-europee per opportunismo politico, divergono nettamente sulla tematica ambientale a cui la Germania fatica ad adeguarsi.

Data l’uscita del Regno Unito, chi deve maggiormente interrogarsi sull’attuale assetto europeo sono: Italia, Spagna e Portogallo. Gli altri Stati come Polonia, Repubblica Ceca e Romania o sono già integrati nel sistema tedesco o sono parte del suo blocco finanziario come i paesi del Benelux.

L’attuale equilibrio del Vecchio Continente è un ibrido ben diverso da quello desiderato dai padri fondatori della costruzione federalista come Spinelli, De Gasperi, Schuman, Adenauer e Monnet, forse per dirla con le parole di Bettino Craxi: “Si presenta l’Europa come una sorta di paradiso, ma per noi nella migliore delle ipotesi sarà un limbo e nella peggiore sarà un inferno”.

Oggi l’Europa è un colloide troppo pesante per elevarsi a federazione e troppo leggero per precipitare su se stesso, ripiegando in una semplice cooperazione tra stati nazione. Sarà soltanto il tempo a dirci quale saranno le sorti del Vecchio Continente.

di: La redazione

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