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La storia di Pasquale Scalese: artigliere da Martirano Lombardo (II PARTE)

II PARTE

Prosegue la storia dell’artigliere Pasquale Scalese, da Martirano Lombardo con la trascrizione della seconda parte del capitolo tratto dalle pagine 9-10-11-12 del libro “Buone notizie e buona risposta”, di Vincenzo Davoli, edito nel febbraio 2012 da “Calabria Letteraria Editrice”.

<< … Dalle sue lettere e cartoline traspare un ricorrente ed intenso desiderio di riabbracciare i suoi cari, la diletta sposa, il piccolo Antonio, e soprattutto l’adorata mamma Caterina.

La povera madre, memore della fine dolorosa del primogenito, ora penava e temeva per la sorte di quest’altro figlio, che una nuova guerra aveva portato lontano, staccandolo da genitori, sorelle e fratello, e strappandolo dalla sua famigliola, solo da poco tempo costituita. Nella corrispondenza di Pasquale s’avverte non solo una dolente nostalgia per tutti i suoi cari, ma c’è anche il disappunto per la brusca interruzione della sua attività agricola, l’amarezza per i sogni infranti, per i progetti di vita e di lavoro andati in fumo.

Nel primo periodo della sua lunga permanenza a Rodi, Scalese non corse gravi pericoli, anche se l’isola non fu risparmiata da bombardamenti aerei da parte dei Britannici. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, anche a Rodi la situazione divenne drammatica, in quanto i Tedeschi occuparono l’isola, tolsero il controllo del Dodecaneso agli Italiani e presero prigionieri i nostri militari, non più alleati ma considerati “traditori”. Nei mesi seguenti i Tedeschi cominciarono ad allontanare, in più riprese, i nostri soldati dall’isola, imbarcandoli su convogli navali che li trasportavano fino al Pireo, porto di Atene; successivamente i prigionieri italiani venivano man mano deportati, in treno, ai diversi lager, campi di prigionia e di lavoro, installati in molte località del 3° Reich tedesco, sia in Austria sia in Germania.

Catturato a Rodi dai Tedeschi, il Caporale Scalese fu internato nel Campo di raccolta n° 4, Settima Compagnia, che raccoglieva i nostri militari, considerati non come prigionieri di guerra, ma come I.M.I. (Internati Militari Italiani). In data imprecisata, probabilmente nell’inverno 1943-44, Pasquale fu allontanato da Rodi e condotto al Pireo. Dopo lo sbarco al porto ateniese, i familiari non ricevettero più notizie sul suo conto; di conseguenza fu annoverato tra i dispersi. Forse fu vittima, agli inizi del 1944, di qualche bombardamento aereo operato dall’aviazione inglese o da quella russa, sui treni, carichi di militari tedeschi e di loro prigionieri, che dalla Grecia si ritiravano verso l’Austria e la Germania.

In segno d’omaggio al suo sacrificio trascrivo un brano commovente dell’ultima lettera che Pasquale indirizzò alla mamma Caterina. La lettera porta la data del 27 gennaio 1944. Così Pasquale scriveva a sua mamma: “Iddio ci ha separato per tanto lungo tempo, ma Lui stesso penserà a riunirci facendoci dimenticare quel giorno in cui amaramente ci separammo. Vi penso sempre e sperando di potere ricevere almeno qualche vostro scritto bacio mio figlio e mia moglie e a te chiedo la santa benedizione”.

Affido il commento di queste frasi struggenti al professore Vincenzo Scalese, fratello del disperso Pasquale: “Furono le ultime parole che noi conserviamo come il profumo dei suoi sentimenti ed un caro retaggio di affetti familiari. La giovinezza, come la vita dei fiori, è purtroppo caduca e fuggitiva e spesso passa come una meteora, ma quando è stata offerta alla Patria lascia una scia luminosa ed inestinguibile che vince lo spazio e il silenzio del tempo”. >>

Dopo la pubblicazione nel febbraio 2012 dell’elenco dei circa 4200 militari (tra cui è indicato il nostro Pasquale Scalese) imbarcati sull’Oria e quindi periti per il tragico naufragio del 12/13 febbraio 1944, prima che riuscissero a sbarcare al Pireo, la sopra riportata biografia di Pasquale Scalese va opportunamente emendata in due punti:

– la nave che trasportava Scalese e migliaia di prigionieri non arrivò mai al Pireo, in quanto a causa di una terribile tempesta naufragò 25 miglia prima di raggiungere quel porto;

– conseguentemente cade anche l’ipotesi che Pasquale Scalese sarebbe potuto morire a causa di uno dei tanti bombardamenti aerei che i colpivano i treni che trasportavano i prigionieri italiani dalla Grecia ai vari lager dell’Europa centrale.

Il racconto delle varie vicende sofferte in tutto il Novecento dalla famiglia Scalese (e in particolare da Vincenzo senior e da Pasquale) è veramente una successione di drammatici e tragici eventi:

– nel 1905 il terremoto che distrugge la loro casa a Martirano;

– durante la I guerra mondiale (1915/18) il primogenito Vincenzo gravemente ferito e preso prigioniero;

– nel 1920 la morte di Vincenzo a seguito delle ferite e degli stenti patiti in prigionia;

– nel febbraio 1944 la tragica morte di Pasquale disperso per il naufragio della nave Oria;

– dal 1944 al 2012, i quasi settanta anni di impenetrabile silenzio calato sulle circostanze, sul luogo e sulla data di morte di Pasquale Scalese.

di Vincenzo Davoli

Per chi non avesse ancora letto la prima parte: CLICCARE QUI

 

di: Vincenzo Davoli

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