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La gioia contagiosa degli adolescenti ma il pensiero “vola” al futuro dei giovani calabresi

di Luigi Guzzo – 

È una tranquilla serata d’inverno; non una qualsiasi, ma una di quelle che precede l’arrivo del Messia. Ci troviamo a Tiriolo, uno dei tanti piccoli paesini calabresi nei quali la vita scorre lentamente tra la semplicità dei gesti quotidiani dei suoi abitanti.

Passo dalla piazza principale, Piazza Italia, crocevia di chi transita da e verso i paesi presilani come San Pietro Apostolo, Carlopoli, Decollatura, Soveria Mannelli e così via. Noto, con un sentimento misto di stupore e gioia, che sotto l’illuminazione natalizia, vi è un gruppo di ragazzini che giocano con una palla spensierati. Quei ragazzini rappresentano la gioia, quella gioia che pervade la loro età.

È quel particolare momento della vita in cui si sta insieme senza nessuna malizia, per il gusto di giocare, gioendo per la semplice condivisione di un calcio al pallone. I miei pensieri prendono il sopravvento sulla visione di questa scena meravigliosa. Inizio a fare delle considerazioni, e mi dico: “ma sarà solo il clima natalizio, la gioia di stare insieme o c’è altro?”
La risposta non tarda ad arrivare dentro di me: “sarà anche l’aria che respirano nel loro paese, nella loro regione, magari non lo sanno ma inconsciamente stanno amando, sì proprio amando, la loro terra”.

Ma la mia felicità finisce ben presto. Perché, a differenza loro, sono – ahimè – un pò più grande d’età e il pensiero vola sulle centinaia e centinaia di giovani che ogni anno lasciano la Calabria per recarsi fuori regione o addirittura all’estero. Mi chiedo come mai i nostri ragazzi, dopo il raggiungimento del diploma o della laurea, siano costretti a fare le valigie e a partire, come mai non abbiano, al contrario, la possibilità, come i coetanei delle regioni del Nord Italia, di restare nella loro terra.
Per decenni la nostra regione è stata (anzi, lo è tuttora) attanagliata dalla criminalità. E i nostri politici calabresi sono così distratti da non vedere che l’Italia cammina su due velocità, una con il freno a mano nel meridione ed una ad alta velocità nel settentrione, dove si investe in viabilità, in opere pubbliche, in risorse umane, in tutela ambientale, ed altro.
In Calabria non solo manca qualsiasi idea di progettazione, ma addirittura è difficile spendere i soldi dell’Unione Europea.

Dopo queste amare considerazioni, siccome i pensieri sono altalenati, ritorno subito su quello che i miei occhi stavano guardando. Sono fortemente influenzato dall’aria natalizia, dalla speranza che si incarna in noi in questo periodo ed allora mi dico che non si può mollare non si può buttare la spugna. Noi adulti abbiamo il compito di diventare autori del cambiamento, lo dobbiamo fare per noi stessi e per tutti i figli della nostra terra.

Il cambiamento che auspico non è solo quello riferito all’oculata scelta di chi ci rappresenta nelle sedi dei vari governi, ma un cambiamento di mentalità, riferito all’amore per la nostra terra da trasmettere alle giovani generazioni, spiegando che si può e si deve amare la nostra terra, perché solo amandola non si compiranno più tanti errori come in passato.

Solo amando la nostra terra potranno guardarla da vicino, non soltanto ammirandole risorse paesaggistiche e culturali, ma diventando protagonisti ed attori della gestione della cosa pubblica, studiando, con l’obiettivo di investire il loro sapere in Calabria, risorsa dell’Italia, dove potranno trovare casa i suoi figli oggi purtroppo lontani.
Tutto questo per quei i bambini che oggi stanno ancora giocando a pallone davanti alle nostre case…

di Luigi Guzzo 

di: La redazione

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