mercoledì , 19 Febbraio 2020
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La Calabria spiegata con i colori nel libro del Touring Club d’Italia (recensione di Domenico Lanciano)

di Domenico Lanciano, dalla rubrica: Lettere a Tito n. 270 (Fonte autorizzata: CostaJonicaWeb.it – news Sicilia e Calabria)

Caro Tito, si intitola “CALABRIA – Un racconto a colori tra bellezza e identità” il magnifico libro fotografico (con ricca premessa e didascalie poetiche) appena edito dallo storico e prestigioso Touring Club Italiano di Milano fondato nel 1894. I testi sono in lingua italiana e in lingua inglese.

Dal 23 gennaio 2020 è in vendita nelle librerie oppure “on line” al prezzo di euro 28,90 con ovvio sconto per i soci TCI.

Le sue 288 pagine sono popolate di oltre 200 splendide fotografie il cui autore Antonio Renda descrive una Calabria a volte più intima ed inedita, come, ad esempio, l’immagine delle mani di un carbonaio. Mani che mi ricordano le tante callosissime di operai e contadini che ho fotografato nel 1975 nella mia Badolato che ancora tratteneva, in punta di piedi e di sospiro, la sua migliore anima contadina prima di cadere nella trappola del modernismo scellerato e consumista. Ma qualche mano callosa c’è ancora, come dimostra lo stesso Antonio Renda, il quale ha avuto la splendida idea di tale bel libro, coinvolgendo nell’importante impresa socio-culturale gli amici Raffaele Cardamone per i testi di commento e Guglielmo Sirianni per la grafica. La sigla del Touring è garanzia dell’ottimo e meritorio “prodotto”. Risultato dell’inveterato e viscerale amore per la Calabria.

1 – UNA REGIONE SORPRENDENTE

Così recita il sottotitolo di tale libro fotografico. Calabria una regione sorprendente. E, in effetti, questa terra (pur estrema e periferica al mondo dei grandi regni ed imperi europei e mondiali) ha sorpreso tutti i viaggiatori, piccoli e grandi, che nel corso dei secoli vi si sono avventurati. Li ha sorpresi per la sua natura, stretta tra due mari ricchi di epici miti. Una natura ricca e variegata che dall’onda marina ci porta verso lussureggianti colline, verso montagne che, a volte, tinteggiate di piccoli o grandi laghi, ci danno l’impressione di essere in Baviera o in altro centro-nord Europa. Non a caso alcuni tedeschi dicono che “La Calabria è un pugno di Baviera in mezzo al Mediterraneo”.

Ricordi, caro Tito, le “4 dimensioni di Badolato: mare, collina, montagna, lago” descritte nei due depliant omonimi editi su mia iniziativa nel luglio 1982 dal Comune e dalla Pro Loco?… Ecco, questa è la Calabria … una molteplicità di dimensioni e di emozioni in così pochi chilometri quadrati! Un territorio stereo! Un territorio-orchestra! Una sinfonia! Nessuna terra mediterranea ha una ricchezza naturalistica come la nostra! E non è affatto campanilismo o inestirpabile amore o calabresìte acuta. E’ meravigliosa realtà.

Altri viaggiatori, soffermatosi pure come studiosi perché attratti dal suo magnetismo, hanno percepito l’anima più intima ed antica della Calabria, come la docente universitaria americana Gertrude Elizabeth Taylor Slaughter dell’Università del Wisconsin che, nel 1939 le ha dedicato l’importantissimo libro “Calabria, the first Italy” ovvero “Calabria, la prima Italia” … dove è nata la prima Italia, dove è nato il nome Italia. Sembra poco?

L’Autrice statunitense, ammirata e sorpresa dalla ricchezza storica e valoriale della Calabria, così conclude il suo libro (che forse entro l’anno 2020 vedrà la sua pubblicazione italiana con la recentissima e benemerita traduzione di Sara Cervadoro): “Calabria is a phenomenon of history” (La Calabria è un fenomeno della storia) … “The conclusion grew in my mind that Calabria is one of the most important and least understood centers of the forces that have made our modern world”. Cioè (letteralmente) “La conclusione mi è venuta in mente che la Calabria è uno dei centri più importanti e meno compresi delle forze che hanno prodotto il nostro mondo moderno”!

La Calabria è, quindi, uno dei centri più importanti e meno compresi delle forze che hanno prodotto il mondo moderno! … Ci rendiamo conto del valore assoluto di questa frase?! … La Calabria attuale si rende conto di tutto ciò? … Non ne sono sicuro! … A parte qualche eccezione isolata, le Istituzioni regionali e locali non si sono ancora pienamente resi conto della profondità e della valenza storica che fa, insieme alla sua natura multidimensione, della Calabria una “regione sorprendente”. Lo hanno capito, però, i tre Autori del libro fotografico che qui sto tentando di descrivere. Lo ha capito il Touring Club d’Italia.

Infatti, lo stesso presidente del TCI, Franco Iseppi così sottolinea, tra tanto altro, nell’introduzione al volume:

«Gli autori di quest’opera, mostrano di avere una pregevole capacità di usare la fotografia come racconto e la parola come sobrio commento a quello che vediamo. Hanno scelto di offrirci il loro viaggio in Calabria restituendoci un insieme armonico di bellezza e identità».

Iseppi tiene anche a mettere in evidenza come il Touring Club Italiano abbia trovato in questo lavoro una coerenza con la sua storia: «Abbiamo sempre voluto divulgare la conoscenza dell’Italia, prima di tutto con una corretta descrizione guidistica e cartografica e con una costante attenzione alla fotografia, documento ma anche interpretazione “d’autore” capace di usare l’immagine come legittima espressione di contenuti. Ma c’è di più. Perché sappiamo che la Calabria fu oggetto di uno dei primi resoconti di viaggio che, nel 1897 (tre anni dopo la fondazione del Touring), Luigi Vittorio Bertarelli ci ha lasciato. Si chiama “Insoliti viaggi: l’appassionato diario di un precursore”. Quello fu un successo, speriamo che questo ne segua le tracce».

2 – I TRE AUTORI DELL’OPERA

L’idea di questo libro è del fotografo Antonio Renda, che da decenni porta avanti una ricerca metodica sulla realtà calabrese fissandola nelle sue immagini, con sensibilità e un’attenzione particolare per l’arte, la cultura, la natura, la storia e l’antropologia. Un’idea subito condivisa dall’autore dei testi Raffaele Cardamone e dal grafico Guglielmo Sirianni, in un incontro tra modi di pensare complementari e contagiati dal medesimo entusiasmo. Da ciò ha avuto origine un metodo di lavoro che ha lasciato ai singoli ampia libertà d’espressione ed esplorazione delle potenzialità dei diversi linguaggi utilizzati, per arrivare ad amalgamarli fino a farli convergere verso un senso comune.

Antonio Renda ha realizzato libri fotografici con alcune tra le più importanti case editrici nazionali e le sue fotografie sono state pubblicate su numerose riviste, su cataloghi d’arte e materiali di promozione turistica della Regione Calabria. Ha realizzato mostre fotografiche, alcune permanenti. È ideatore, fondatore e curatore della “Fototeca della Calabria” il cui archivio conta oltre 300.000 immagini.

Raffaele Cardamone ha realizzato libri e riviste di informazione e promozione di attività culturali e sociali, ha partecipato alla realizzazione di audiovisivi e multimedia. È tra i fondatori e redattori della testata on-line ilReventino.it. Collabora con il quotidiano Gazzetta del Sud e con Rubbettino Editore. Alcune sue opere letterarie sono presenti sulla piattaforma digitale di self publishing ilmiolibro.it.

Guglielmo Sirianni è un grafico professionista. Da anni realizza progetti grafici per ogni tipologia di prodotto a stampa e per il web. Ha creato marchi e logotipi, impaginato libri e cataloghi d’arte, allestito mostre, realizzato pieghevoli e manifesti per molti committenti tra cui la Regione Calabria, la Provincia di Catanzaro, il Museo Marca e Rubbettino Editore.

3 – BELLEZZA E IDENTITA’

Bellezza e identità sono valori che la Calabria si è vista riconoscere dai viaggiatori del Grand Tour, così come dai visitatori di oggi, capace com’è di racchiudere, nei pochi chilometri che separano il mare dalle montagne, un intero universo. Un universo che qui è raccontato sotto forma di itinerario fotografico affidato ai colori, scelti per svolgere la funzione di guida ideale e pretesto narrativo, con l’intenzione di mostrare almeno alcuni dei tanti tratti salienti che connotano questa terra e la rendono speciale.

Con le parole di Maria Brandon-Albini, una delle ultime viaggiatrici ad aver attraversato una Calabria con ancora un piede nel suo passato: “Là, più che in qualunque altra parte, credo, la natura sembra aver materializzato i miti trasformandoli in terra, acqua, sole, rocce e luce.” È trascorso più di mezzo secolo, ma la luce sembra essere quella stessa che ha illuminato i soggetti delle oltre 200 fotografie che compongono questo libro. Il lavoro è completato da testi originali, che tendono a svelare le sensazioni più profonde indotte dalla visione delle immagini, e da didascalie, che invece intendono orientare il lettore descrivendo, se necessario, il soggetto di una singola foto e indicandone la posizione geografica.

Un’altra donna, Karen Haid, nel 2015 ha pubblicato il libro “Calabria the Other Itali” (Calabria l’altra Italia) titolo che riecheggia quasi o si avvicina di molto a quello di “Calabria the first Italy” di Gertrude Elizabeth Taylor Slaughter del 1939. In pratica, pare che tutti i visitatori e gli autori siano concordi nel riconoscere a questo territorio e a questo popolo una antica originalità e una pregevole diversità. Sempre con affetto.

4 – ANTONIO RENDA IL FOTOGRAFO DEI COLORI

Quello contenuto nel libro del Touring Club è un racconto della Calabria attraverso una chiave di lettura inedita: i suoi colori, come modo inusuale ma anche stimolante di osservare il territorio, la sua cultura, l’identità dei calabresi. I colori, dunque, che si trasformano nei vari capitoli del volume: l’arancio, il blu, il giallo, il nero, il rosso, il verde, l’ocra, il grigio, l’amaranto, il bianco, il marrone e l’azzurro. Dodici diversi colori selezionati per scandire un unico racconto. Ogni colore segna un capitolo e ogni capitolo è un’occasione per approfondire la conoscenza di questo territorio.

«È un lavoro che porto avanti da anni – dice Antonio Renda – Lo conferma la varietà delle immagini, che si sviluppano nel tempo e affrontano i temi della cultura calabrese: dall’arte alla gastronomia, dal paesaggio ai riti religiosi, dall’architettura ai costumi popolari. In questo mio girovagare ho cercato con ostinazione la bellezza, evitando istintivamente quei luoghi che conservano ancora una connotazione negativa, perché non sono così ingenuo da pensare che in Calabria non esistano cose brutte. Ma questa bellezza, che ha da sempre attirato la mia attenzione, non è puramente oleografica bensì quella che coincide con l’identità di questa terra, come i colori delle porte e dei frutti, come le rughe degli anziani e dei muri tirati su a secco, come la fantasia dei racconti dei suoi scrittori o i tratti sapienti dei suoi pittori e scultori».

Poi continua: «È stata una ricerca estetica che ha inteso ripercorrere quella stessa che ci hanno tramandato i nostri avi, di generazione in generazione, fin dai popoli più antichi, per fare in modo che queste memorie condivise continuino a essere patrimonio di tutti. Le donne vestite di nero, i pescatori di Scilla, il mare di Tropea, il bergamotto di Condofuri, il Codex Purpureus di Rossano, la natura che domina ancora sulla Sila, i mosaici di San Demetrio Corone, i costumi e gli ori delle minoranze italo-albanesi, i riti pasquali, i castelli e le torri costiere, la ginestra odorosa e i limoni di Rocca Imperiale, la colonna di Hera Lacinia e il tempio di Kaulon, le ceramiche di Seminara e i tessuti di Longobucco, le opere di Simone Martini e quelle di Mattia Preti, le colline del Marchesato e la catena del Pollino, possono essere citati solo ad esempio. Ma sono proprio soggetti come questi a dettare i cromatismi che scandiscono il nostro viaggio sulle coste calabresi, nei centri storici e sulle montagne dell’interno».

E conclude: «Si è trattato di un percorso complesso ma esaltante, che finalmente trova la sua conclusione naturale, grazie alla preziosa collaborazione di Raffaele Cardamone, che ha scritto i testi, e di Guglielmo Sirianni, per l’originale progetto grafico. Un ringraziamento va infine all’editore che ha creduto in questo nostro lavoro».

5 – RAFFAELE CARDAMONE IL POETA DELLE DIDASCALIE

«Da sempre è noto quanto la bellezza sia un attributo del tutto soggettivo – afferma Raffaele Cardamone, il poeta delle didascalie alle foto di Antonio Renda – Si tratta infatti di una qualità che muta rapidamente al mutare dei suoi canoni nel tempo. Ma c’è qualcosa nella Calabria che ha saputo resistere a questa caducità. Un particolare fascino, a volte controverso, fatto anche di contraddizioni e contrasti, che ha contribuito a farla percepire e descrivere in tutta la sua bellezza dai tanti visitatori che si sono succeduti nei secoli e che hanno deciso di arrivare fin qui, in questa periferia del mondo, che ha proprio nella posizione geografica, in mezzo al Mediterraneo, la più importante delle sue peculiarità».

Poi ricorda: «Già dal Settecento e fino alla prima metà del Novecento, non era infrequente che intellettuali del Nord Italia e d’Europa, si spingessero fino in Calabria per un loro personale Grand Tour, lontano dalle rotte tradizionali, sconfinando coraggiosamente in una terra dove il semplice viaggio si trasformava rapidamente in una vera e propria avventura. E qui riuscivano a scoprire, a seconda anche delle passioni personali, le vestigia della Magna Graecia e dell’antica Roma, quelle più recenti dei tanti popoli che si alternarono nel dominio di queste terre, ma soprattutto un paesaggio naturale, originale e variegato come in nessun altro luogo del mondo conosciuto».

Quindi, evidenzia: «Così, quegli stessi viaggiatori, arrivando in Calabria, magari dopo lunghi ed estenuanti viaggi, erano sempre pronti a riconoscerle il valore dell’identità, di terra a sé stante, in cui le distanze irrisorie tra mare e montagna, le differenze dei climi, le varietà della vegetazione e della fauna, fanno sì che in pochi chilometri sia racchiuso un intero universo. Un universo, fatto ancora oggi di bellezza e identità, che qui è raccontato lungo un itinerario fotografico, in cui i colori sono stati scelti per svolgere la funzione di guida ideale e di pretesto narrativo, con l’intenzione di mostrare almeno alcuni dei tanti tratti salienti che connotano questa terra e la rendono speciale».

6 – I COLORI DELLA CALABRIA E LA CALABRIA DEI COLORI

Raffaele Cardamone, l’autore dei testi di questo entusiasmante libro fotografico sulla Calabria, si sofferma sui colori che la Calabria esprime nella sua luce mediterranea così come si sofferma sulla Calabria espressa e raccontata dai suoi colori.

«I colori non esistono – afferma perentorio – Sono solo il frutto della nostra percezione visiva. Del modo in cui la luce si riflette sulla superficie di un oggetto. L’unico colore che resiste all’assenza di luce è il nero; e per molti il nero non è neppure un colore. Ciò nonostante, i colori hanno sempre avuto, e hanno saputo conservare, un’importanza rilevante nella storia dell’umanità. Dalla prima pittura rupestre tracciata con mano malferma da un uomo preistorico, sulle pareti della caverna in cui era solito trovare rifugio, ai pixel dello schermo di uno qualunque degli strumenti di comunicazione nei quali spesso noi, uomini del ventunesimo secolo, ci rifugiamo a nostra volta. I colori sono vita e sangue, linfa vitale, sono la possibilità di essere parte di un tutto che ci circonda, di condividerlo con gli altri, di creare ed essere immagini, grazie alla luce, quando decide di colpirci senza neanche farci male».

Come non possiamo concordare con lui quando dice: «Ma la Calabria è stracolma di luce e quindi anche ricca dei colori che essa riesce a rendere visibili ai nostri occhi. E qui, in questa terra, ci permette di vederli in un modo del tutto particolare. Certamente per via della sua intensità, che è effetto della latitudine, ma anche a causa della sua qualità speciale, dovuta a un inspiegabile miracolo che si ripete ogni giorno al sorgere del sole; come pure ogni notte quando la luna ne prende sommessamente il posto, in un cielo che ha ricevuto in sorte la facoltà di essere diverso da qualunque altro al mondo. A causa o meglio per merito della combinazione di questi due fattori, uno puramente geografico e l’altro quasi magico, i colori della Calabria hanno tonalità che in qualche modo si differenziano da quelle che si creano per rifrazione in un arcobaleno o si mescolano sulla tavolozza di un pittore o si illuminano su uno schermo televisivo; c’è qualcosa che li rende atipici e quindi degni di nota: di essere annotati mentalmente, guardati, fissati in una fotografia».

Felice e poetico negli occhi di calabrese verace e vissuto, continua: «Sarà questo uno dei motivi, forse quello prevalente, che hanno ispirato questo volume, che hanno consentito, partendo dai suoi colori, di descrivere, per mezzo delle immagini, una regione che ha tanto da raccontare. E con dei testi essenziali che rappresentano sempre una lettura parallela dell’immagine, fatta di impressioni, di sensazioni, di percezioni tutte soggettive, quasi frutto di un’energia direttamente trasmessa, ma a livello subliminale, dalle stesse immagini. E il racconto della Calabria avviene attraverso i suoi paesaggi che spesso abbracciano in un unico sguardo mare e montagna, i suoi luoghi più o meno conosciuti, a volte privati della giusta attenzione, le sue figure umane e i suoi volti, quasi sempre portatori di un’espressività unica e irripetibile, la sua arte poliedrica e spesso ereditata da civiltà che hanno fatto la storia del Mediterraneo, i suoi costumi multiculturali ed evidentemente aperti a ogni influsso che ha saputo arricchirli. Tutte cose che si sono sedimentate nel tempo, in secoli di storia tormentata che hanno visto molti popoli diversi alternarsi nell’eleggere questo lembo di terra a loro dimora privilegiata».

Così conclude: «La Calabria dei colori, dunque, come terra in cui proprio i suoi colori sono diventati una sorta di marchio di fabbrica che la rende riconoscibile al primo sguardo, che la segna in modo indelebile e la consegna all’occhio del visitatore per quello che realmente è: un crogiolo di culture e di opportunità visive, di espressioni che vengono dal profondo dell’animo umano e che troppo spesso non trovano la forza di redimersi dall’oblio, un luogo di una bellezza piena e assoluta».

7 – I POETI DELLA LUCE (MEDITERRANEA)

E’ incontestabile il fatto che ogni angolo del nostro pianeta abbia la propria fascinosa dimensione luminosa. Dal Polo Nord al Polo Sud, da Est ad Ovest. Solitamente i poeti sono coloro i quali hanno l’arte e la possibilità di percepirla maggiormente, poiché la loro spiritualità è conforme o assimilabile a quella della luce. Per “poeti” intendo tutti coloro i quali sono protési all’ascesi, in tutta la sua gradualità fino alle vertigini luminose. Pure per questo la Calabria è sempre stata terra di romitori e di eremiti, mistici, anacoreti, ascetici. La nuova Tebaide era detta.

Così sono poeti i poeti comunemente detti, quelli che scrivono versi e della luce hanno fatto una ragione di vita come Ovidio, Dante Alighieri, Paul Valery, Salvatore Quasimodo. O come i pittori, da Giotto a Caravaggio, da coloro che si sono nutriti di Provenza (come Vincent van Gogh) agli astrattisti, dal futurismo e sublimatismo. Così nel cinema e in tante altre arti cui si tende per sete di verità che è un sinonimo di luce.

In tal modo, caro Tito, pure i tre autori del libro che ti sto segnalando sono stati rapiti dalla luce esistenziale, quotidiana, escatologica e persino salvifica della nostra Calabria. Tre Autori, tre Poeti, ognuno nella sua arte. Arte cui non sono estraneo nemmeno io che ho tanto insistito nella beatitudine della mia luce jonica di Cardàra o di Badolato. Quella che, da dentro il mio cuore e la mia mente, mi ha salvato dalla follia delle gelide montagne abruzzesi-molisane in quasi 40 anni di esilio.

Così come ha insistito nei suoi racconti di luce la regista veneta Imelda Bonato, talmente rapìta dalla nostra luce jonica fin dal giugno del 1999 da non voler più andare via. Ma penso pure alla fotografia del catanzarese Aldo Bressi, che, emigrato in Argentina, ha continuato a sognare la sua luce calabra. E considero la caparbietà luminosa del fotografo Angelo Laganà di Roccella Jonica, pure quando descrive paesi e città della Calabria. Persino lo sport. E come non pensare al tuo modo di girare tuoi film e documentari, quando cerchi la migliore luce al tuo forbito linguaggio per immagini? Ognuno di noi si “illumina d’immenso” o gioca con la luce nel corso della giornata.

Forse è il caso di realizzare da qualche parte (meglio se in un Museo calabrese) una visione unitaria sugli “Artisti della Luce” cui potrebbero partecipare, sicuramente tra i primi, Antonio Renda e i suoi due poeti Raffaele Cardamone e Guglielmo Sirianni, privilegiati compagni di questo invidiabile viaggio calabrese di cui il libro del Touring Club è soltanto una minima parte delle esaltanti emozioni provate e moltiplicate.

8 – INVITO A PARTECIPARE ALLA LUCE

Con le sue oltre 200 foto, il libro “CALABRIA – Un racconto a colori tra bellezza e identità” è un vibrante invito a partecipare alle beatitudini della luce e alla storia di un popolo che, per quanto vessato nei millenni, di tutto poteva essere espropriato dai suoi dominatori meno che dalla luce del suo cielo e da quell’azzurro più azzurro di mare che costituiscono ancora adesso il condimento più saporito della spiritualità calabrese e meridionale in genere. Quotidiana ed escatologica. Ed anche quando sono montagne, da noi le alture sono gioiose. Ecco, è questo il segreto della Calabria che sta nascosto tra foto e foto, commento e commento, spazio grafico e luoghi dell’anima.

Questo che ho appena descritto è un libro altamente pedagogico e come tale andrebbe visto e studiato pure nelle scuole. Anzi, quelli del Touring Club d’Italia si dovrebbero trasformare in “Maestri di Luce” e girare per le scuole di ogni ordine e grado, insieme ai loro artisti, per educare al bello italiano più di quanto non lo faccia già la “grande bellezza” comunque e da chiunque coniugata o declinata. Una grande missione ci aspetta! Tutti i calabresi potrebbero, in verità, essere insegnanti di luce e di Armonia, per come e quanto da loro vissute quotidianamente. Specialmente là, come a Badolato, il grado di eliofania è massimo.

9 – PURE BADOLATO TRA TANTI LUOGHI E PAESI

La carta d’identità della Calabria è formata da luoghi, paesi e città. Ci sono quasi tutti, più o meno, nel racconto della triade Renda – Cardamone – Sirianni. C’è pure Badolato, nelle immagini più emblematiche della devozione religiosa del Sabato Santo, sicuramente uno dei più belli e spettacolari della Cristianità. E voglio ringraziare Antonio Renda per essersi recato al borgo antico per fotografare una “Via Crucis” vivente tra le più affollate, lunghe e struggenti che esistano in assoluto nell’universo-mondo.

Anche per questo non finirò mai di sollecitare chiunque e, in particolare, i calabresi a recarsi a Badolato almeno il Sabato Santo per seguire il percorso doloroso del Cristo scalzo e strattonato dalle ore 13 fino alle 22 (partenza ed arrivo alla chiesa dell’Immacolata), nell’alternarsi di salite e discese urbane e rurali per oltre 8 chilometri quasi tutti sconnessi, tanto che l’attore che interpreta, per voto o devozione, Gesù sotto la croce viene cambiato almeno tre volte!…

10 – TEMPO AL TEMPO

Antonio Renda ha affermato: «In questo mio girovagare ho cercato con ostinazione la bellezza, evitando istintivamente quei luoghi che conservano ancora una connotazione negativa, perché non sono così ingenuo da pensare che in Calabria non esistano cose brutte». E, allora, accenniamo all’altra faccia della medaglia di una Calabria bella, struggente ma tremendamente sofferente. Una Calabria lasciata sola, specialmente dagli stessi calabresi che non si rendono ancora conto del gioiello che hanno ereditato in bellezza, tra natura e arte, tra valori e significato. Spero tanto che questo libro del Touring infonda a tutti (calabresi e non) amore ad oltranza per la Calabria da cambiare, da bonificare da rendere ancora più bella e sorprendente!

Tra le brutture che fanno ribrezzo c’è, ovviamente, la criminalità organizzata che isola ancora di più un popolo ed una regione che per secoli è stata isolata e depressa. Ci dovrebbe far riflettere (e molto) il solo fatto che tale criminalità (comunemente detta e conosciuta come ’Ndrangheta) si sia diffusa fortemente e capillarmente dal 1970 in poi mentre prima era piuttosto localizzata e periferica. A chi giova? … Intanto, le ricadute dei suoi crimini danneggiano assai gravemente la reputazione di tutto il popolo calabrese. Una migliore e maggiore coscienza civile dovrebbe portare la nostra gente almeno ad una vita almeno più degna degli antichi valori di civiltà. “Ci sarebbe tanto lavoro nello scavare e scoprire nel ricchissimo giacimento storico-culturale della Calabria” continua a sollecitare da decenni il filosofo Salvatore Mongiardo di Soverato.

Questa situazione criminale ed altri seri e tristi fattori hanno portato la gente ad abbandonare i nostri paesi, specialmente quelli delle cosiddette “aree interne” desertificando un territorio di straziante bellezza.

Riguardo il grado di spopolamento dei nostri borghi, faccio riferimento, come eloquente esempio, a Badolato Superiore. Questo si spopola sempre di più, pur essendo stato un borgo-prototipo assai pubblicizzato fin dal 1986 (quando ho promosso la vicenda di “Badolato paese in vendita”) e pur essendo distante dalla costa jonica appena 6 km ma in bella e panoramica posizione pure per la viabilità nazionale. Di circa 800 cittadini che ci abitavano nel 1986 (in un impianto urbano che aveva ospitato fino a 4.842 residenti nel 1951), coloro che adesso risiedono stabilmente in tale borgo antico sono (al dicembre 2019) soltanto 181 persone (sì, Tito, hai capito bene, centoottantuno), addirittura 30 in meno della rilevazione che la stessa benemerita locale Associazione Culturale “La Radice” aveva rilevato il 31 agosto 2017. Evidentemente, qualcosa non va. Proprio non fa. Colpevolmente! A chi giova?…

E, visto che stiamo in zona, almeno un accenno alla famigerata statale jonica 106 così tanto malandata che si è dovuta costituire un’apposita associazione “Basta Vittime sulla S.S. 106” per difendere i diritti delle popolazioni per una strada nazionale sicura e senza morti. Un diritto di tutti. Sacrosanto! Un diritto disatteso da sempre e oggi ancora di più! Persino questa, forse, sarebbe da considerare “criminalità organizzata”!… e tante altre gravi problematiche condizionano così tanto la vita dei calabresi da far rimanere la Calabria, in gran parte, una regione non soltanto precaria ma tendente alla irreversibilità generale, altrimenti detta “declino”. Chi resta in questa terra merita un elogio ed un encomio. Un premio! Anzi, un Gran Premio!

11 – SALUTISSIMI

Caro Tito, fra qualche giorno, venerdì prossimo, sarà 14 febbraio “festa degli innamorati” una categoria da proteggere, nonostante la Natura abbia provveduto a mantenere accesa la passione generazionale. Però, con tutte le maggiori difficoltà dei nostri tempi così difficili, gli innamorati possono essere considerati quasi quasi una categoria in via di estinzione. Come i genitori. Purtroppo, qui tutto si va piano piano estinguendo, risucchiato dal pauroso vortice dei disvalori e delle ludopatie congenite o importate. Nonostante i suoi vantaggi, la globalizzazione sembra rivelarsi sempre più un mostro dalle mille teste e dalle mille code. E a pensare che avrebbe potuto essere un volàno di Armonia!

di Domenico Lanciano

[Pubblicato su autorizzazione dell’autore e tratto da CostaJonicaWeb.it, Quotidiano on line per Calabria e Sicilia – Editrice “Associazione MaryWebEventy” – Messina] – Le foto sono state tratte dal web.

di: La redazione

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