martedì , 10 Dicembre 2019
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La “Calabria Anima Mundi” (Ferrari Editore) di Mario Caligiuri ex assessore regionale alla cultura

di Domenico Lanciano, dalla rubrica: Lettere a Tito n. 247 (Fonte autorizzata: CostaJonicaWeb.it – news Sicilia e Calabria)

Caro Tito, cullato da ferrarieditore.it di Rossano Calabro (CS), recentemente ho avuto la preziosa occasione di leggere il bel libro “Calabria anima mundi” del professore universitario Mario Caligiuri (28 settembre 1960) il quale è stato, nel 1985, il più giovane sindaco d’Italia nel natìo comune di Soveria Mannelli, sulla pre-Sila catanzarese, bacino tirrenico. Poi ha vissuto un’interessante esperienza sociale ed istituzionale come Assessore alla Cultura della Regione Calabria dal 2010 al 2014. Sul web puoi trovare molto altro della sua vita e delle sue grandi competenze professionali, anche a livelli internazionali. Per la descrizione particolareggiata delle caratteristiche di tale volume, ti rimando più avanti e, per la scheda editoriale, alla “Quinta Lettura Parallela” – paragrafo 33. Adesso mi preme fare alcune “premesse”.

1 – PREMESSA SULL’AUTORE

Non conosco personalmente il prof. Mario Caligiuri né l’ho sentito mai per telefono. Ho avuto con lui, quando era Assessore alla Cultura della Regione Calabria, lo scambio istituzionale di poche lettere. Dal 1961, quando ho iniziato a bussare, non mi era mai successo di avere un minimo di “carteggio” con un responsabile di Ente pubblico. Ed è proprio questo il primo merito che riconosco a Mario Caligiuri, come persona signorile e come uomo delle Istituzioni.

Infatti, caro Tito, fin dal 1961 (da quando ero in prima media e studiavo l’educazione civica), ho cercato di avere una qualche interlocuzione con le Istituzioni di ogni ordine e grado, in particolare con i Sindaci, primo baluardo dello Stato, quello più vicino a noi (anche fisicamente e visivamente). Ero sempre ispirato in ogni mio agire a favore del “bene comune” nel proporre idee, progetti ed iniziative a beneficio del nostro territorio. Spero di poter dare conto, prima o poi, sugli esiti dei miei rapporti istituzionali con numerosi Sindaci (non soltanto italiani) con cui ho avuto a che fare in vari tempi e modi. Ma spero di dare conto dei miei rapporti pure con altre Istituzioni. In gran parte però si può evincere dalla documentazione custodita nel mio Archivio.

Però, quando si è trattato di contattare Responsabili oppure Uffici delle Istituzioni superiori ai Sindaci, ho avuto pochissimi riscontri, quasi tutti sterili o inconcludenti. Con gli Enti regionali e statali, poi, quasi nulla. Tutto ciò la dice lunga sui rapporti tra Cittadino ed Istituzioni. Quando non vessatori, infastidite o irritate, le Istituzioni pubbliche centrali e periferiche appaiono totalmente chiuse alla voglia che ha il cittadino di collaborare per il “bene pubblico” … a meno che non si appartenga a posizioni apicali, ai ceti politici, a “lobbies” condizionanti o influenti.

Infatti, come in un esercito, il “cittadino semplice” non conta proprio nulla! Però, come è sufficientemente noto, lo si seduce soltanto nelle campagne elettorali. E, buon per lui, se diventa “cliente” o capo-elettore zonale … allora sì che una qualche attenzione gli viene data! L’Italia, si sa, è una “Repubblica clientelare” e la “democrazia” è ancora di là da venire (se mai la si vuole costruire!).

Infatti, questa, per il momento, è la nostra Repubblica così poco “res publica” da apparire ancora una tetra monarchia o una monocrazia granitica ed escludente. D’altra parte, 74 anni dal 1945 non sono affatto sufficienti per formare alla vera democrazia quotidiana ed istituzionale un Cittadino e tanto meno uno Stato già burocratico, divisivo e farraginoso! Spesso vendicativo.

2 – L’ASSESSORE CHE HO STIMATO

Il prof. Mario Caligiuri, invece, mi ha dimostrato che qualcosina si muove, almeno formalmente. Nel suo rispondere alle mie lettere e nel suo apparire interessato al tema proposto, mi ha fatto capire che è lo stile e la cultura della persona che vale anche dentro Istituzioni o strutture insufficienti per poter colloquiare o capire i cittadini.

Mario Caligiuri mi ha dimostrato che la buona volontà c’era, ma dietro a questa buona volontà Egli, per quanto Assessore Regionale alla Cultura, forse non aveva tempo, mezzi e personale per chiamarmi nei suoi Uffici e parlare concretamente dei Progetti presentati. D’altra parte, capisco che la Cultura è un oceano non sempre agevole per intervenire proficuamente. Quindi, è almeno bastata, per gli anni in cui viviamo, la gentile attenzione formale …. Come per dire … “vorrei ma non posso”. Il “non voglio” … ritengo sia inesistente e fuori discussione.

Mi preme raccontarti ciò, pure per testimoniare la situazione esistente in Calabria nei primi decenni del 21° secolo, che (almeno per quanto mi riguarda nei rapporti con le Istituzioni territoriali, ma anche nazionali) non è dissimile da tutti gli altri decenni passati e sperimentati, appunto, dal 1961 (cioè da ben 58 anni). Così la Calabria non potrà mai crescere!

Pensa che un decennio fa, un ingegnere calabrese dai numerosi brevetti internazionali, ha chiesto all’allora Presidente della Regione di poter realizzare nel nostro territorio (il più adatto possibile) uno stabilimento che avrebbe occupato circa 250 dipendenti con possibilità di significativa espansione. Nulla di fatto in Calabria. Adesso ha stabilimenti in Spagna e persino in Cile! Dal 1961 in poi mi sono convinto sempre di più che molte figure delle Istituzioni forse sono pagate per non fare niente, per rallentare o addirittura escludere.

Adesso, caro Tito, raccontandoti il libro “Calabria anima mundi” scritto dal nostro professore Caligiuri, ti dirò che questa Opera non è altro, in fondo, che un “caleidoscopio” di testi, “cartoline”, situazioni e altre varie amenità per come tratte dall’attività assessorile nei 4 anni vissuti in molteplici luoghi della Calabria … tanto da convincersi ancora di più e di prima che questo popolo e questo territorio siano proprio una ricca “Anima Mundi”.

E, poiché pure io (nella mia piccolissima inezia) rientro nei 4 anni di Assessorato di Caligiuri, mi sento motivato e quasi autorizzato a integrare il panorama con i tre più significativi contatti avuti in sede istituzionale, sebbene a distanza. Infatti, tre sono stati i momenti di contatto con l’Uomo-Assessore Caligiuri: nell’anno 2012 per il progetto “Capo Sud” e per il progetto della “Università Dialettale”, mentre nel 2013 per la valorizzazione e la difesa della Calabria Prima Italia.

3 – PROGETTO “CAPO SUD” (www.caposud.eu)

Caro Tito, sai bene per avermi pubblicato settimanalmente ben 7 Lettere su Capo Sud (dal 04 ottobre all’ 11 novembre 2012) quanto tenga a tale progetto che (lanciato nell’estate 1999) ha finora creato nuove occasioni aziendali e di visibilità anche internazionale, ma che, con la collaborazione fattiva delle Istituzioni, avrebbe potuto diventare e significare molto di più. Ma, purtroppo, come ho appena accennato, le nostre Istituzioni non ci danno, sostanzialmente, la minima retta (salvo con qualche piccolissima eccezione, ma dall’esito quasi sempre sterile o inadeguato).

I privati rispondono meglio e di più, come è accaduto proprio con la proposta di “Capo Sud” che vanta (senza aiuti esterni) una ventina di attività che hanno preso spontaneamente tale denominazione (dalla TV locale alla squadra di calcio, dall’agenzia di viaggi all’autoscuola, dal frantoio allo stabilimento balneare, dal ristorante ad associazioni commerciali, ecc.).

In pratica, con il “Progetto Capo Sud” si tratta di valorizzare al massimo possibile l’incontestabile fatto geografico che nel territorio del Comune di Mélito Porto Salvo (mare Jonio della provincia di Reggio Calabria) c’è il punto più a sud della penisola italiana. Inoltre, è il terzo “capo sud” dell’Europa continentale dopo Punta Tarìfa (in Spagna) e Capo Matapàn (in Grecia). Esiste, quindi, un “tridente mediterraneo” che presenta tante altre possibilità di gemellaggi e di iniziative mediterranee. Ricordiamo che il dio del mare mediterraneo Nettuno ha in mano proprio un “tridente” (che forse rappresenta proprio i tre capi sud d’Europa).

Il Presidente della Provincia di Reggio Calabria (pro tempore), Cosimo Antonio Calabrò, mi promise, il 17 settembre 1999 che avrebbe eretto una stele che indicasse il “Capo Sud” della Calabria, dell’Italia e il terzo dell’Europa continentale. Nulla si fece. Così, ad ogni cambio di presidente dell’Ente provincia, inviavo una lettera-promemoria sulla necessità della stele e della valorizzazione della fascia “Capo Sud” che va da Brancaleone a Scilla, magari pure con un gemellaggio con Capo Nord in Norvegia e con tante altre iniziative internazionali euro-mediterranee.

Nulla di fatto. Così, nel 2011, trascorsi 12 anni da quella promessa, ho scritto singolarmente pure a ciascun componente la Giunta regionale della Calabria. Mi ha risposto soltanto l’Assessore alla Cultura Mario Caligiuri il quale, via mail, mi ha partecipato, per conoscenza, la seguente lettera (prot. 1840/SP del 01 marzo 2012) indirizzata al dr. Giuseppe Raffa, allora Presidente della Provincia di Reggio Calabria:

“Carissimo Presidente, le trasmetto la nota del dr. Domenico Lanciano pervenuta a questo Assessorato in merito alla collocazione di una cartellonistica o di una stele nella zona compresa tra Capo Spartivento e Melito Porto Salvo riportante la dicitura “Capo Sud d’Italia”. Nell’ottica della doverosa collaborazione istituzionale le chiedo di volermi informare sulle eventuali determinazioni…” – Ovviamente a Reggio si dorme ancora (almeno per queste cose ritenute futili e non degne di attenzione)!

Inoltre (è utile ribadire, come specchio italiano) riguardo il “Progetto Capo Sud” è doveroso dire che, in gran parte, la dizione Capo Sud (applicata nel territorio che va da Brancaleone – Capo Spartivento a Scilla) è andato avanti da sola per merito di gente del luogo cui l’idea è piaciuta. Dico “in gran parte”, poiché qualche volenteroso delle Istituzioni territoriali qualcosa ha fatto, ma purtroppo non in modo da incidere sul migliore destino del Progetto, da me stesso ampiamente pubblicizzato all’opinione pubblica con un servizio Rai nazionale (Uno mattina) e inviato per lettera a tutte le Istituzioni (grandi e piccole) da Brancaleone a Scilla. Ne puoi leggere un breve consuntivo al link https://www.costajonicaweb.it/lettere-a-tito-n-3-capo-sud-2006-2012-da-sklivaniotis-a-caligiuri/ del 05 novembre 2012.

4 – L’UNIVERSITA’ DIALETTALE

Caro Tito, sappiamo tutti come e quanto sia importante il cosiddetto dialetto (o lingua-madre) per ciascuno di noi, ma anche per la collettività e l’identità di un territorio più o meno vasto. Ci sono settori di biblioteche e persino intere strutture bibliotecarie che ospitano varia letteratura in vernacolo, nonché ponderosi ed importanti studi sui dialetti e sono ancora attivi persino numerosi e prestigiosi concorsi dialettali (letterari, canori e via dicendo). Ed è in aumento pure la pubblicazione di Vocabolari dialettali con traduzione in lingua italiana o viceversa.

Inoltre, tutti i dialetti italiani sono ben studiati, spesso con orgoglio, da linguisti professionisti o da appassionati ma con il rigore che esige tale materia e tutto il settore socio-culturale interessato. Ci sono stati e ci sono ancora numerosi glottologi, filologi, lessicologi, grammatici, provenienti pure dall’estero per conoscere ed approfondire i ricchi nostri dialetti italiani e, in particolare, meridionali.

Un nome su tutti, Gerhard Rohlfs (1892-1986), diventato quasi un “mito” definito, tra l’altro, “Il più calabrese dei figli di Germania” oppure “l’archeologo delle parole”. Tra tanti altri luoghi italiani, pure Badolato Marina ha dedicato a Rohlfs una piazza nel pomeriggio del 14 luglio 2002 alla presenza dei suoi due figli intervenuti appositamente dalla Germania.

Come era mia consuetudine, ho cercato di interessare i maggiori Responsabili di tutte le Istituzioni territoriali e nazionali sulla necessità (prima che vada tutto perduto) di realizzare una vera e propria “Università Dialettale” per studiare le lingue locali, raccoglierne le Opere, difendere gli idiomi (come già si stava facendo in Sardegna o in altre regioni a statuto speciale) considerandoli a tutti gli effetti legali come seconda lingua.

Manco a dirlo, mi ha risposto via mail (http://www.costajonicaweb.it/wp-content/uploads/2012/06/Università-Dialettale-Disponibilità-Caligiuri.pdf) soltanto il prof. Mario Caligiuri, nella sua veste di Assessore Regionale alla Cultura con la seguente lettera (prot. 4983/SP del 27 giugno2012): << Carissimo Dottore, ho ricevuto la sua nota circa la proposta di una Università Dialettale in Calabria. Esprimo il mio massimo apprezzamento e confermo la mia piena disponibilità istituzionale per la realizzazione del progetto. La prego di volermi fornire maggiori dettagli a riguardo per meglio comprendere il valore e l’opportunità dell’iniziativa. In attesa di un suo riscontro, le auguro un buon lavoro e le porgo cari saluti. Mario Caligiuri >>.

Dopo una ventina di giorni, il 16 luglio 2012 mando all’Assessore Caligiuri (e a tante altre persone ed istituzioni interessate) il mio progetto dell’Università Dialettale che non ha avuto, però, alcun riscontro né personale né istituzionale. Risconto che è arrivato con molto interesse ed aspettative da alcuni studiosi o amatori della materia. Tra loro pure il reggino Danilo Franco che mi ha scritto più volte per sapere gli attesi esiti, che però non sono mai arrivati. Tale progetto può essere ancora copiato, stampato e letto al seguente link (http://www.costajonicaweb.it/wp-content/uploads/2012/07/UNIVERSITA-DIALETTALE-Progetto-Dco-Lanciano-16.07.2012-per-Caligiuri-e-Parretta.pdf).

5 – CALABRIA PRIMA ITALIA

Dove è nato il nome Italia? … e cosa significa?… È dal 1982 un mio irrinunciabile cavallo di battaglia quello della conoscenza e della valorizzazione del nome “Italia” che è l’identità della intera nostra nazione fin dal 42 a. C. quando con un decreto l’imperatore romano Ottaviano Augusto estese il nome “Italia” (che allora indicava la penisola dall’odierna bassa Romagna del fiume Rubicone e dalla Liguria del fiume Magra a Reggio Calabria) fino alle Alpi e alla Sicilia. Oggi, la nostra Repubblica è “Italiana” proprio da Italia che è la dizione universale per indicare il territorio che va dal Brennero a Lampedusa, comprendendo le isole di Sicilia e Sardegna.

Ma il nome “Italia” era molto più remoto, poiché (come attestano i più antichi storici) ha avuto origine da quel Re Italo vissuto proprio in Calabria attorno al 1500 avanti Cristo, nella protostoria dell’età del bronzo. Nell’ottavo secolo a. C. (quando è iniziata la colonizzazione greca del Sud Italia), la prima Italia indicava tutto il territorio che va dalle montagne del Pollino a Reggio Calabria. Poi, come appena detto, tale nome si è esteso (secolo dopo secolo) fino al fiume Magra (attuale confine tra Liguria e Toscana) ad ovest sul mare Tirreno e ad est sull’Adriatico fino al fiume Rubicone (ricordi il Cesare de “il dato è tratto”?) nell’attuale sub-regione Romagna, in provincia di Forlì-Cesena.

Caro Tito, è quindi dal 1982 che cerco di diffondere (in ogni modo, con i miei pochi mezzi personali, pure nelle scuole) la consapevolezza che il nome Italia sia un patrimonio collettivo per tutti, specialmente per i calabresi, dal momento che è nato proprio nel nostro territorio, in particolare tra il Golfo di Squillace e il Golfo di Lamezia (come affermano Aristotele ed altri filosofi e storici antichi). Ed è dal 1982 che scrivo continuamente a giornali, ad Istituzioni politico-amministrative, ad Università, ad Associazioni e a Cittadini, affinché tale nome “Italia” abbia la valorizzazione e la difesa che merita. Figurati che nel 1983 ho pure realizzato un’indagine nazionale che ha rivelato come il 95% degli italiani non sa dove sia nato il nome della loro Repubblica.

Sul tema “Calabria Prima Italia” ho scritto veramente tanto dal 1982 in poi (un esempio più recente nel link del 2012 http://www.costajonicaweb.it/lettere-a-tito-n-14-calabria-prima-italia/). Ed ho proposto di denominare ufficialmente il nostro Ente Regione proprio “Calabria Prima Italia” per rimarcare il principale merito o destino storico del nostro territorio (come fanno solitamente gli Stati americani che evidenziano o sottotitolano nelle targhe automobilistiche la loro singolarità o nota caratteristica). Noi siamo “Prima Italia”!!!

Numerosi sono gli articoli che hai tu pubblicato su “Calabria Prima Italia” nel sito www.costajonicaweb.it specialmente negli ultimi 7 anni, dal 25 dicembre 2012. Ad esempio: https://www.costajonicaweb.it/lettere-a-tito-n-14-calabria-prima-italia/ oppure https://www.costajonicaweb.it/associazione-calabria-prima-italia-manca-ed-urge-una-festa-per-il-nome-italia/ e ancora https://www.costajonicaweb.it/lettere-a-tito-n-18-regione-calabria-prima-italia-e-il-gemellaggio-delle-cinque-citta-simbolo-dellunita-italiana/ e così via!

Purtroppo, oggi come oggi, ci sono situazioni imbarazzanti di persone ed associazioni che scrivono libri (persino con Fondi Europei) e fanno conferenze (spesso coinvolgendo le scuole) per sostenere che il nome Italia sia nato addirittura in Molise, in Abruzzo, nel Salento o altrove! Chi difende il nome Italia?… Chi ha il dovere di fare chiarezza se non le Istituzioni dello Stato, della Repubblica, del Territorio?…

Così, per smascherare un simile tentativo di clamorosa e da me pubblicamente contestata distorsione storica avvenuta in Molise, ho scritto alle competenti Istituzioni. Mi ha risposto soltanto l’Assessore prof. Mario Caligiuri con lettera prot. 462/PS del 30 gennaio 2013 con Oggetto: Scontro sulle origini del nome “Italia”. Testo lettera: “Carissimo Domenico, ho ricevuto la sua nota e la ringrazio di avermi scritto. Apprezzo il suo impegno e le chiedo la cortesia di volermi tenere costantemente informato sugli sviluppi della vicenda. Nell’augurarle buon lavoro, le invio un caro saluto, con stima …. calabrese! Mario Caligiuri”. (http://www.costajonicaweb.it/wp-content/uploads/2013/02/Scontro_sulle_origini_del_nome_Italia.pdf)

6 – APPELLO AL PROF. CALIGIURI PER ISTITUIRE IL COMITATO DEL NOME ITALIA

Caro Tito, riguardo il nome Italia, dal 1982 ad oggi ho lavorato molto e proposto numerose iniziative. Ad esempio, nel 2004 ho contattato l’on. Otello Montanari (partigiano ed ex parlamentare del PCI), allora presidente del “Comitato Primo Tricolore” dal momento che l’attuale bandiera italiana è nata proprio a Reggio Emilia il 7 gennaio 1797. Ogni anno il 7 gennaio il Presidente della Repubblica e/o un’altra alta carica dello Stato si recano a Reggio Emilia per la Festa del tricolore. Purtroppo, il nome Italia non ha ancora un tale onore!

Così nel gennaio 2004 avevo chiesto all’on. Montanari (Reggio Emilia 1926 – 2018) di poter festeggiare il nome Italia assieme al tricolore. Mi aveva dato appuntamento nella sala del Tricolore, nel Municipio di Reggio Emilia, per metà febbraio di quello stesso anno, ma poi ha disdetto l’appuntamento senza farmi sapere il perché e senza più farsi sentire.

Adesso chiedo al prof. Mario Caligiuri, così attento alla Calabria e alle Istituzioni, se può prendersi l’impegno di realizzare il “Comitato nazionale per il Nome Italia” e di avviare tutte le iniziative adatte per celebrare adeguatamente ed istituzionalmente un elemento così costitutivo ed importante della “Calabria Anima Mundi” e dell’intero popolo italiano residente dentro e fuori i confini nazionali. Nel mio piccolissimo, avrà tutto l’appoggio possibile ed immaginabile.

7 – INTANTO GRAZIE AL PROF. CALIGIURI PER I GENTILI RISCONTRI

Non so se avrò altra occasione per ringraziare pubblicamente il prof. Mario Caligiuri, dal quale (a parte le tre occasioni sopra ricordate) ho avuto pure altri riscontri informali, via mail privata. Quindi (approfittando di questa unica ed irripetibile occasione della presente mia poverissima “recensione” del suo libro “Calabria Anima Mundi”) ringrazio il prof. Mario Caligiuri per tutte le volte che ha avuto rispetto del mio impegno e del mio lavoro, rispondendo alle mie lettere, anche se, poi alla fin fine, non siamo giunti a nulla di positivo e di concreto (ritengo che non dipendesse da Lui fondamentalmente ma da un Sistema che respinge chiunque non sia votato al settarismo socio-politico).

Grazie tante e di cuore, prof. Caligiuri! L’ho ammirata tanto per i riscontri scritti che posso oggi documentare davanti agli occhi di tutti se tutti andranno a digitare su “Google” gli estremi delle lettere che ho qui fornito nel contesto di articoli pubblicati da www.costajonicaweb.it alle date indicate.

8 – MARIO CALIGIURI TRA GENTILEZZA E IMPOTENZA ISTITUZIONALE?

Basterebbe questo significativo gesto dei “riscontri” … per rendergli onore (con la presente indegna ma affettuosa “recensione”) per quella gentilezza che Egli ha usato nei miei confronti. Fosse per il prof. Caligiuri la nostra italiana sarebbe la “Repubblica della gentilezza” e dell’efficienza, della considerazione e del rispetto del cittadino, tanto è stato sollecito e puntuale. Persino affettuoso! Infatti, ai suoi occhi ero soltanto un semplice e sconosciuto cittadino, anche se mi nascondevo dietro la dizione di “Associazione culturale Calabria Prima Italia” (fondata in Agnone del Molise nel gennaio 2004 assieme all’avvocato e storico Giovanni Balletta di Catanzaro) o di “Università delle Generazioni” (risalente al 1993).

Tuttavia, a parte la gentilezza personale e signorile del prof. Caligiuri, devo evidenziare che dalla prima lettera scritta ad un sindaco nel 1961 fino ad oggi, sono ben 58 anni che le Istituzioni hanno dato poca retta alle mie proposte sociali inviate a centinaia, le quali meritavano e meritano ancora molto di più perché di grande interesse, a volte anche internazionale come la vicenda di “Badolato paese in vendita” che proprio le Istituzioni regionali calabresi hanno pubblicamente boicottato il 5 gennaio 1987, sebbene l’iniziativa (che comunque ha avuto un particolare successo spontaneo) fosse stata posta in essere dallo stesso Comune di Badolato contro lo spopolamento dei borghi italiani ed esteri (15.000 nel 1986). A pensare ciò che avviene oggi (un rosario ed un lacrimatoio di paesi spopolati o fantasma) noi nel 1986 siamo stati lungimiranti anticipatori! Poi diventati “modello”.

Ad onore del vero, finora hanno fatto eccezione 3 Comuni nell’accettare alcune mie proposte: Agnone del Molise per la “Festa nazionale dei Neo-Maggiorenni” nel 1983 e la “Festa del Libro Molisano e della Comunicazione Sociale” nel 1989; Badolato

per la vicenda del “paese in vendita” nel 1986 e Lanciano per il “Lanciano Day” nel 2003. Bisogna inoltre dire che con la Comunità Montana Alto Molise ho realizzato la prima “Maratona Sannitica” nel 1984. Hanno avuto buon esito pure alcune altre piccole iniziative, interessanti ma troppo locali per considerarle qui. Stop.

9 – IL LIBRO “CALABRIA ANIMA MUNDI” – LA COPERTINA

La prima impressione ed emozione mi è derivata, ovviamente, dalla copertina che mi evocava le stupende copertine della rivista mensile FMR di Franco Maria Ricci, considerata la più bella del mondo (fin dal primo numero del marzo 1982) per il raffinato stile editoriale, l’alta classe dell’impostazione, la finezza dell’impaginazione, la nitidezza delle foto, gli intriganti contenuti e soprattutto l’Arte suprema. E, naturalmente, i chiari ed eleganti caratteri tipografici di bodoniana memoria. All’epoca, lasciava tutti a bocca aperta!… Una rivoluzione sensazionale che poteva nascere soltanto in Italia, luogo dell’indicibile ineguagliabile e della eccelsa bellezza.

Chi ha immaginato e progettato la copertina di “Calabria Anima Mundi” è, secondo me, una persona dall’ardita intelligenza, pure un po’ dispettosa e giocherellona (quasi dotata di un lieve, siderale e provocatorio sadismo ma anche gentile, profondo e fatto apposta perché resti nella memoria più di qualsiasi altra possibile copertina). Mi ha comunque impressionato e quasi spaventato il gioiello di Gerardo Sacco che la padroneggia, dopo essere giunto al faro di luce da un buio infernale ed enigmatico più che intergalattico.

E’ una metafora?… Chissà l’autore o l’autrice o gli autori della copertina, consciamente o inconsciamente, pare che vogliano darci un messaggio chiaro quanto allettante, ricco di promesse più che di speranze per una Calabria che esca dal buio secolare per gridare la propria vitalità millenaria dopo secoli di cattività.

Certamente Salvatore Mongiardo (iper-intellettuale di Soverato, nonché filosofo delle donne e recentemente pure fondatore e scolarca della Nuova Scuola Pitagorica di Crotone) leggerebbe in questa copertina addirittura il grido delle donne (specialmente quelle oppresse da monoteismi settari o da capitalismi controversi, ecc.) in epica marcia per liberarsi da prigioni tenebrose e violente.

Tuttavia, essendo una copertina ermetica, ognuno può leggere ciò che vuole ed interpretarla secondo i misteri delle proprie anime, sempre se ognuno di noi ne ha più di una come mi sembra di poter confermare. L’ermetismo è sempre geniale!… Pure per questo aspetto, tale copertina potrebbe benissimo concorrere per salire sicuramente sul podio.

10– UN LIBRO PRIMA SI SFOGLIA

I bibliofili come me hanno un modo del tutto personale per “toccare” e “osservare” per la prima volta un libro (un vero libro). C’è chi va a leggere l’ultima pagina (è un classico!) e c’è chi ne cerca l’odore, il profumo come fosse un frutto da mangiare o una donna prima di amarla. Sì, la lettura di un libro è come fare l’amore, è un atto d’amore che ti fa percepire l’universo nascosto delle cose. E tanto altro di più.

I bibliofili come me sanno che ogni libro (un vero libro) ha una propria “sacralità” e come tale è necessario fare silenzio, raccogliersi e “venerare” un’Opera che è come una persona, quasi una divinità, poiché ha una vita autonoma che ci sopravviverà sicuramente.

I bibliofili come me (quando entrano in contatto con “Calabria anima mundi” libro così tanto desiderato) devono tenere sotto controllo le mille aspettative che li hanno portati a sceglierlo tra le tante possibili pubblicazioni che si sono affacciate in questo periodo come sirene che fanno a gara per incantare e sedurre.

11 – LA DISCIPLINA DELLA LETTURA

Le mille aspettative immaginifiche sono, a volte, come i mille cavalli pentri lasciati liberi allo stato brado nell’amenissima ed ampia radura di Montenero Valcocchiara. (tra Isernia e Castel di Sangro, tra Abruzzo e Molise). Non è facile imbrigliare tutta questa energia che produce suggestioni ed emozioni. Spesso struggimento. Quindi capita, come è capitato a me a proposito di questo libro di Caligiuri, di dovermi fermare per qualche ora dopo essere stato investito dalla bellezza delle sue pagine e dalla loro ricchezza, nello sfogliarlo quindi avidamente, alternando altre soste benefiche e così via fino all’ultima pagina. Salvo riprenderlo più e più volte per una rilettura parziale o un semplice particolare. Persino per una sola parola. Che affascinante avventura!

Smaltita la rima avida curiosità, la disposizione del testo e delle immagini, poi, impongono l’esigenza di avvicinarsi con più devozione e pacatezza, senza lasciarsi travolgere ancora dall’impazienza di immergersi immediatamente per assaporare tutto e sùbito come induce l’insensatezza contemporanea del consumo ad oltranza. La lettura e il godimento di un libro, di un’opera d’arte pretendono disciplina e dedizione, spesso tempo e pazienza, sicuramente umiltà e lungimiranza.

Come dicevo, la lettura di un libro (specie se come “Calabria anima mundi” è stato desiderato in un contesto di altra coniugata bellezza) è come un “accoppiamento” sublime… è come fare l’amore metafisico … come cibarsi e nutrirsi a piccoli e studiati morsi… come bere un buon vino che va centellinato.

Leggere un libro (un vero libro), per gli intenditori e i bibliofili, è come compiere un rito religioso, con i suoi lenti preliminari, le sue pause riflessive, le sue contemplazioni. Le carezze delicate ed audaci. È una cerimonia intima quanto elevata e come tale ha bisogno di tutte quelle accortezze per rendere ancora più sacro il culto dei valori di cui questa “deità” sembra essere portatrice. E, poi, quando c’è di mezzo “l’anima” … Sì, il libro di Caligiuri merita tutto questo!

12 – IL CASTELLO di CALIGIURI

Leggere un libro (un vero libro come questo di Mario Caligiuri) è come entrare in un castello ben architettato o, addirittura, in un labirinto che può riservare qualche sorpresa che non si era tenuta in conto. È come entrare in stanze diverse, non omogenee ma sicuramente con un filo di Arianna che poi (dobbiamo esserne certi e fiduciosi) ci condurrà indenni verso l’uscita, quando dovremmo sentirci ed essere migliori e più forti di prima, più consapevoli di aver ricevuto addirittura una investitura.

Infatti, un libro (come qualsiasi altra espressione umana di pregio) non è un libro vero se, alla fine della sua lettura-percorso, non ci sentiamo migliori e più forti o almeno gratificati e lieti. La misura di tutto è proprio questa … siamo cresciuti di un millimetro, almeno?…

E, allora, conviene entrare nel castello che Caligiuri ci ha preparato?… Conviene proseguire dopo che, prima dell’ingresso vero e proprio, c’è un mostro con sette teste che lancia fuoco e fiamme e che ci incute timore. Questa del castello Caligiuri non è una visita turistica o una passeggiata, a quanto pare!… E forse non siamo equipaggiati adeguatamente per entrare nei suoi ambienti frastagliati e mirabolanti.

13 – LA VOCINA AVVERTE …. NON È UN PIATTO PRONTO

Una vocina mi avverte. Bada, Mimmo, che questo non è un racconto che fila continuo e porta bella e pronta una tesi. Non è un romanzo che si legge tutto d’un fiato, né un capolavoro di saggistica. Qui non c’è il classico “piatto pronto” che aspetta il lettore solo perché ha pagato 25 euro per fare una escursione organizzata, allettante ma insidiosa. Qui il piatto te lo devi preparare tu con la roba che c’è in ogni scaffale-capitolo. Lo chef stellato questa volta devi essere tu. E ciò che ti prepari mangi, magari rammaricandoti di non aver preso gli alimenti più adeguati per te e i condimenti per insaporire il tuo gusto.

14 – ATTENZIONE LETTORE!!!

Attento, Mimmo!… Attento Lettore!… potresti non essere lo stesso dopo questa esperienza e specialmente dopo aver considerato il grido di battaglia che emana energicamente dal sempre polemico prof. Vittorio Sgarbi nella prefazione, bene annunciata in copertina!!!… Ho la netta sensazione che questo possa essere un libro “scomodo” anche se, ammiccando, il titolo di “Calabria anima mundi” sembra condurci per vie nuove e antiche allo stesso tempo.

Attenzione, Mimmo!… alla fine di questo giro nel castello potresti scoprire che la “anima mundi” della tua Calabria non sia questa che ti fa intendere Caligiuri. Ti prego, dopo aver smaltito le emozioni e le sensazioni della prima lettura, riprendi in mano questo libro (magari a distanza di un tempo adatto a te) e rileggi con più attenzione, misurando frasi e parole, riconsiderando le immagini. Leggi tra le righe e proietta il tutto in un’altra dimensione che non sia quella calabrese. Ti gioverà.

Attenzione, Mimmo! … questo castello potrebbe essere datato e, seppure maestoso e poderoso, potrebbe far parte di un ennesimo “ancien régime” sotto mentite spoglie!… Ma c’è sempre un “ancien régime” – potrai ben dire – che precede persino quello che immagini tu. Si procede a tappe, carissimo!… Càuto e diffidente! Cerca di andare oltre le buone intenzioni dell’Autore! … E cerca di considerare tutte le anime del mondo prima di placarti.

Ma quante anime ha il mondo e quante la Calabria?… Non ricordi che non molto tempo fa questo territorio era denominato “le Calabrie”. A quale di queste appartieni?… Sei sicuro di voler indagare?… Guarda che la vera Calabria è ancora sotterrata dai secoli. Sei andato a vedere cosa c’è sotto le leggende ed i miti, sotto le apparenze e le vanità. Bada che qui persino le pietre sanno mentire e trarti in inganno.

Bada, altresì, che questo libro di Caligiuri è pieno zeppo delle solite liturgie trite e ritrite … l’Anima della Calabria non è affatto questa o almeno solo questa, di superficie! Non ti fidare! Guarda che c’è molto di più e Caligiuri non lo dice! Si è fermato soltanto al suo vissuto a cui ha messo un cappello troppo grande come “l’Anima del mondo”!

Ma, io ti ho avvertito, questo castello Caligiuri è una trappola … la trappola dei “benpensanti” e delle litanie! … la trappola dell’ovvio, mentre invece il mondo non è tanto ovvio, fatto di bellezza o di utili possibilità come ti ha annunciato lo “strillone” del castello e come ti diranno lungo l’itinerario guidato delle sue stanze!… Fuori dal castello, la gente muore, altro che bellezza! … Come la mettiamo tra “morte e bellezza” … tra “civiltà caligiuriana e civiltà armata”?… È fuorviante l’anima legata alla bellezza, poiché il mondo ha un’anima violenta e impietosa. Mentre tu contempli la bellezza caligiuriana, il tritacarne è nel pieno del suo vigore e non perdona distrazioni. La tua bellezza è alibi di fuga dalla realtà!

Attenzione, Lettore, questo è pur sempre un castello ed entrando potresti essere arruolato (persino “a tua insaputa”) per una sottile guerra contro altri castelli, altri bastioni, altre roccaforti che sembrano far parte della stessa terra ma appartengono a demoni diversi e spesso contrastanti con la tua visione di vita, con il tuo stare al mondo!… Bada che ti fanno apparire la guerra come un gioco facile da vincere, altro che bellezza al tritolo!

Attenzione, Lettore! Attenzione, Mimmo! Vi ho avvisati! State in allarme! Nel castello potrebbero essere state nascoste armi sconosciute e subdole, gas narcotizzanti e quanto altro per farti intravedere un’anima mundi diversa dalla realtà! Vi ho avvisati, attenzione!

15 – GRIDO DI BATTAGLIA

Caro Tito, non do retta alla Vocina impertinente ed insistente che mi avvisa di stare in allerta. Ho piena fiducia nell’onestà intellettuale di Mario Caligiuri e del suo editore Settimio Ferrari e in particolare mi ispira fiducia e simpatia la Francesca Landino, a me totalmente sconosciuta ma, ritengo, “animata” (è il caso di dire) da tanto entusiasmo, arte ed idee nuove non solo per la Calabria ma per l’intero universo-mondo.

Quindi, entro nel castello, dopo aver fatto tesoro del “grido di battaglia” di Vittorio Sgarbi, il quale conclude con un perentorio e indiscutibile “Bisogna meritarsela, la Calabria, prima di avere la presunzione di pensare che meriti noi”. Ed è tutto un programma! Una liberazione!

D’altra parte, cosa può essere se non un invito a lottare, a battagliare per la dignità non solo della Calabria ma nell’intero universo-mondo culturale, la decisione di un tranquillo farmacista di provincia (come Settimio Ferrari) il quale (assieme alla co-fondatrice Francesca Londino che immagino signorile, mite e sorridente) si accolla l’onere e la follia addirittura di una “casa editrice” in questo “anno zero” della cultura (come afferma Sgarbi nella prefazione)?… Ci sono ancora gli onesti idealisti, dunque?!… Ammirevoli e da incoraggiare!

Mi dirai, misteriosa Vocina, che proprio perché è un “anno zero” deve iniziare una battaglia senza quartiere allo scopo di rivendicare per la Calabria e per l’universo-mondo tutto ciò che va rivendicato e che, sicuramente Settimio e Francesca, avranno inventariato come obiettivo di lotta. “Chi vivrà vedrà!” (se dice allu paise mia). Evviva Settimio! Evviva Francesca!

16 – IL BENVENUTO DEL CASTELLANO CALIGIURI

Oh, ecco Mario Caligiuri in persona che (nella sua “Nota introduttiva”) ci anticipa sui contenuti di ogni stanza del castello. Vale la pena riportare per intero queste sue indicazioni. Così dice il titolare del “castello Caligiuri”.

«Gli scritti raccolti in questo volume dimostrano un tentativo: quello di porre la cultura al centro della vita dei calabresi. Si tratta soprattutto di testi critici, prefazioni e commenti a mostre, eventi, iniziative che hanno scandito la mia esperienza di assessore alla Cultura della Regione Calabria dall’aprile 2010 al novembre 2014, chiamato dall’esterno dal presidente Giuseppe Scopelliti. La collocazione dei materiali è in linea di massima cronologica, mentre i testi sono quelli originali, qualche volta adattati per la pubblicazione.

Ci sono alcune divagazioni rispetto al tema, a sottolineare la profondità di un impegno, così come, in determinate circostanze, oltre alla descrizione dell’evento, era necessario contestualizzarlo all’interno dell’azione politica. Il volume si conclude con due articoli e la lettera di saluto ai cittadini e alle istituzioni alla fine del mio mandato, durante il quale ho ricoperto anche il ruolo di coordinatore della Commissione Cultura della Conferenza delle Regioni.

Come postfazione, Francesca Londino, curatrice di questo volume che ha impostato come un prezioso libro d’arte, ha voluto inserire una intervista che mi ha chiesto nel 2015, a conclusione di quella esperienza. A lei e all’editore Settimio Ferrari, che hanno creduto in questa impresa, a Gerardo Sacco, che ha creato appositamente un gioiello per la copertina del libro, e a Vittorio Sgarbi, che non solo ha firmato la prefazione ma ha seguito e ispirato questa esperienza dal vivo, la mia gratitudine».

17 – IL GIRO DEL CASTELLO CALIGIURI

Caro Tito, hai mai visto il “Castello di Neuschwanstein” (cioè “Nuova pietra o roccaforte del Cigno”) in Baviera (bassa Germania)?… Ebbene, il castello Caligiuri è molto simile. Adesso, dopo il grido di battaglia di Vittorio Sgarbi e il benvenuto di Mario Caligiuri, possiamo iniziare la visita. L’imponenza del castello fa intuire che ci saranno varie stanze, saloni e pertinenze degne di un “Principe della Cultura”. Ovviamente non mancheranno dipinti appesi alle pareti, affreschi, arazzi e capolavori d’arte quali deve esibire un castellano di così alto rango.

In una struttura così solida, bella ed istoriata sarà sicuramente gradevole ed interessante questa nostra visita. Una trentina gli ambienti. Descriverli tutti, proprio qui, sarebbe impossibile per lo spazio che ci è riservato. Pure per questo è necessario munirsi dell’apposita “guida particolareggiata”.

Tra tanto altro, c’è la “suite regale” riservata agli Dei del Sud (quelli che non se ne sono mai andati e forse non se ne vogliono proprio andare perché in Calabria ci stanno benissimo da sempre e per sempre). Ecco la stanza della Luna, quella del Soffio eterno, quella dei Visionari, quella dei Temporali e del Vento. Intrigante la stanza di Pitagora e inesprimibile d’incanto quella di Mattia Preti. Addirittura inattesa e fiera quella del Calendario! C’è persino il salone del Cinema!… Non poteva mancare la camera delle “Buone vibrazioni” e quella della Musica. È tappezzata con gusto la stanza delle Speranze che, prospiciente la stanza delle Armi (mafiose), è ancora da restaurare e da aggiornare essendo troppo usurata.

Bisognerebbe entrare preparati nella stanza dell’Energia dell’universo o in quella del Domani, sicuramente attenti a varcare la soglia del salone delle Sorprese (proprio quelle che non ti aspetti). Purtroppo è momentaneamente chiusa, per restauri, la stanza del Tesoro di Alarico … ne avremmo viste delle belle! Al contrario di quella della Scrittura, non ho capito perché la stanza della Lettura sia stata concepita più piccola di una più adeguata ad un Casato così antico e prestigioso. Forse per un maggiore raccoglimento ed un più completo silenzio?…

Il salone degli Arazzi è davvero splendido!… Ancora di più la stanza della Bellezza, dove ovviamente si soffermeranno di più le signore. Teh, c’è persino la camera della Posta o delle Missive. E, poiché il Castello è attorniato da campagne assai fertili, c’è anche la stanza delle Semine. Per il momento altre stanze sono chiuse poiché siamo in Calabria e il custode è andato a prendere un caffè senza lasciare sostituto. I sotterranei sono chiusi da qualche anno per inventario, come le cucine e il salone da pranzo. Bisognerà tornarci!

Sì, sarà comunque necessario tornare, anche per assistere all’incontro di congedo del castellano Caligiuri pure con la principessa Francesca Londino che avrà luogo nel Parco del castello, dove convivono piante ed alberi provenienti da vari continenti e che rendono lussureggiante questo Luogo tanto mitico e plurale, quanto osteggiato ed invidiato in tutto il mondo. A essere belli o troppo belli (come nel caso della Calabria) si corrono seri rischi!

18 – LETTURE PARALLELE

Caro Tito, visitare questo fascinoso castello non ti impegnerà troppo tempo e, comunque, è tempo ben speso, pure perché aumenterà la tua autostima e la tua lungimiranza. Adesso, però, c’è lo spazio delle mie divagazioni e mi affretto a presentarti le cinque brevi “Letture parallele” che ho intitolato: 1- Caput Mundi, 2- L’ombelico del mondo, 3- Anima Mundi, 4- Calabria anima mundi, 5– Scheda editoriale, 6 – Ferrari editore.

19 – PRIMA LETTURA PARALLELA – CAPUT MUNDI

Caro Tito, ti ricordi quando, da bambini, eravamo soliti dire, scherzosamente in un latino approssimativo e maccheronico: “Badolato caput mundi et Roma secundi” volendo scherzosamente insinuare che il nostro paese natìo fosse in assoluto il più importante del mondo, superiore persino a Roma città eterna … la vera “Caput Mundi”?!…

Non che avessimo torto, dal momento che il luogo di nascita o di elezione rappresenta per ognuno di noi quel “genius loci” (lo spirito, l’anima, il significato di un luogo) che, per quanto problematico, non cambieremmo nemmeno con il paradiso terrestre. Proprio come la nostra casa. Ricordi la filastrocca … “casa mia casa mia, per piccina che tu sia, mi sembri una badìa” (cioè una grande abbazia)?… Questa è l’anima-identità-benessere! Forse Felicità! Probabile Armonia!…

20 – SECONDA LETTURA PARALLELA – L’OMBELICO DEL MONDO

Fanatico campanilismo?… No!… Appartenenza! Come la nostra stessa vita che, per noi, è o sembra essere il centro del mondo. Un altro modo di dire, a proposito di un Luogo o del nostro paese, è quello di considerarlo “l’ombelico del mondo”… ovvero il sacro centro della Terra… il punto d’incontro tra Cielo e Terra (e via dicendo)… il luogo insostituibile e irripetibile, dove stiamo bene come in nessun’altra parte del mondo!

In quarta ginnasio (prima classe delle scuole superiori, nel liceo classico), il professore di greco ci diede da tradurre in italiano una versione dove c’era il vocabolo “omphalos”. Ho tradotto correttamente “ombelico del mondo” ma non ne capivo il significato per come inserito nel testo. Così il prof. ne spiegò il significato a me e ai miei compagni (la maggior parte dei quali non aveva capito ma sorvolava e non chiedeva quasi mai delucidazioni). Ci disse pure che il termine “Cuzco” (il nome della capitale dell’impero incaico, sulle Ande dell’odierno Perù) significava proprio “ombelico del mondo”. E ombelico del mondo è considerata ogni “città santa” come, ad esempio, Gerusalemme. Ah, il mondo dai tanti “ombelichi” e dalle tantissime “Anime”!… Purtroppo non tutte compatibili o conciliabili tra loro!

Oggi, i ragazzi hanno conosciuto tale definizione di “Ombelico del mondo” perché è il titolo di una diffusa canzone che il noto cantautore Jovanotti (Lorenzo Cherubini, 1966) ha composto e pubblicato nell’anno 2000, dedicandola al popolo cubano (sicuramente non senza un motivo che si può leggere in internet).

Caro Tito, ti confido che (fin dal 1981 quando sono arrivato Agnone, città di riferimento per l’Alto Molise perché capoluogo amministrativo montano di 12 Comuni, quasi simile alla nostra Serra San Bruno) notavo come e quanto gli Agnonesi credessero davvero essere questa loro cittadina … l’ombelico del mondo! Non riuscivo a credere alle mie orecchie e ai miei occhi!

Ed alcuni lo credono e lo vantano ancora (nonostante tale territorio si stia paurosamente spopolando e il mondo ha aperto gli occhi con internet) … così come vanno ancora orgogliosi della troppo generosa, quasi adulatoria, espressione “Atene del Sannio” (cui qualcuno si ostina ad aggrapparsi) coniata espressamente per Agnone da Francesco D’Ovidio (1849-1925) professorone di Campobasso. Ma il passato è passato, persino per Roma caput mundi! Altrimenti si rischia il ridicolo, visto e considerato il presente ed un ancor più difficile e deprimente futuro. È tempo di rinnovare, aggiornare ed attrezzare l’Anima per imprese più ardue, poiché la dea Globalizzazione è sorridente, seducente ma spietata e non perdona! E si potrebbe apparire o essere alquanto “retrò”!

21 – TERZA LETTURA PARALLELA – ANIMA MUNDI

Per capire almeno un po’ la complessità della indicazione “Anima Mundi” così tanto usata ed abusata, ti conviene leggere i contenuti di https://it.wikipedia.org/wiki/Anima_del_mondo.

Avevo 17 anni nel 1967 quando, come testo di studio all’interno dell’associazione parrocchiale di Azione Cattolica, ci venne dato un volumetto da studiare, intitolato “La Chiesa anima del mondo”. Tale terminologia mi sembrò eccessiva allora (oltre che autoreferenziale) e ancora di più mi sembra adesso che sono cambiate troppe cose da quel mio periodo adolescenziale e formativo. Troppo fiducioso e ingenuo?! Per fortuna, tempo c’è voluto ma ne sono guarito, completamente!

La sola cosa interessante e storica era che quel libro (un riassunto esemplificativo di una collana di più volumi del medesimo titolo) riguardava i lavori, il significato e gli esiti del Concilio Ecumenico Vaticano II (1962-1965) conclusosi da poco più di un anno.

22 – QUARTA LETTURA PARALLELA – CALABRIA ANIMA MUNDI

Il titolo evidenziato sulla copertina del libro di Mario Caligiuri non viene poi, nel testo, spiegato esplicitamente o in modo didascalico affinché tutti possano capire. E questa è una prova che tale Opera non è o non appare divulgativa in senso generale, ma ha un suo tono e forse una sua pretesa, sostenuta pure sa innumerevole foto e riproduzione di opere d’arte e di “passaggi” tipici di un linguaggio medio-alto. Non a caso il volume è scritto da un coltissimo docente universitario e presentato da un Vittorio Sgarbi in vena di dimostrare le sue simpatie meridionali, in particolare calabresi … forse più per la stretta e fraterna amicizia con l’Autore che per vero e convinto amore verso la Calabria. Immagino, percepisco, non ne sono sicuro.

Per capire il perché la Calabria sia non l’anima ma un’anima del mondo bisogna leggere fino all’ultima pagina. La difficoltà (e forse il difetto) rispetto al titolo assai allettante è il fatto che tra le splendide copertine non c’è un tema svolto (quale forse sarebbe stato necessario). C’è, inaspettatamente, una raccolta di testi di Mario Caligiuri, scritti per eventi particolari cui ha partecipato come Assessore Regionale alla Cultura negli anni che vanno dal 2010 al 2014.

È un mosaico di situazioni, di intendimenti e di valori … ma si capisce che, tutti insieme, portano ad una Calabria che fa parte a pieno titolo dell’Anima del Mondo con tutti i contributi storici ed attuali di civiltà e d’innovazione universale. Pensa al Calendario che tutto il mondo usa, ma che – praticamente – è nato a… Cirò!… Pensa, caro Tito, al Pitagora matematico e, in particolare, a quel Pitagora etico il cui pensiero è stato quasi totalmente adottato da Gesù il Nazareno, detto Cristo! Ti sembra poco?… E questo è soltanto un piccolissimo accenno.

Sono temi (quelli di Mario Caligiuri) presenti e sviluppati in modo assai originale e suadenti dal già citato filosofo di Soverato, Salvatore Mongiardo. Anzi, a questo punto, ritengo che Mongiardo e Caligiuri dovrebbero organizzare un incontro o un seminario sulle loro convinzioni circa il medesimo concetto di “Calabria anima mundi” … l’evento potrebbe essere intitolato proprio così “La Calabria anima mundi in Caligiuri e in Mongiardo”! Sarebbe un successone! E Soverato potrebbe essere la sede più adatta, specie se tale manifestazione di calabresità avverrà al teatro!

Tale incontro su “Calabria l’anima del mondo” potrebbe essere anche l’occasione per chiamare a raccolta tutti i calabresi sensibili a tale tema (ritengo che siano tantissimi). Ma potrebbe essere l’occasione per riunire tutti gli Scrittori e gli Editori calabresi per una consapevolezza ed una strategia comune. Per chiarezza storico-culturale e per significare qualcosa di originale nel contesto della crescente globalizzazione che potrebbe spazzarci via!

23 – QUINTA LETTURA PARALLELA – SKEDA EDITORIALE

“Calabria anima mundi” libro di Mario Caligiuri – Anno uscita 2019 – Pagine 240 – dimensioni cm 17×24 con risvolti, fotografie a colori.

Passaggio significativo dalla Prefazione di Vittorio Sgarbi: «E proviamo a rovesciare, non contraddicendo, ma anzi, credendo di cogliere il succo essenziale dei ragionamenti di Caligiuri, anche la Calabria come anima mundi, ovvero in quanto dato storicamente inconfutabile […] Bisogna meritarsela la Calabria, prima di avere la presunzione di pensare che meriti noi».

L’AUTORE – Mario Caligiuri, tra i pochi nel nostro Paese, ha cercato di illuminare la politica con la cultura. Dal 2010 al 2014 è stato Assessore della Regione Calabria e Coordinatore degli assessori regionali alla cultura d’Italia. Da questa esperienza emerge una storia in cui la passione civile si coniuga con i tesori sconosciuti e la grande bellezza di una terra plurale. Tra i tanti protagonisti di uno straordinario viaggio, sospeso tra luce e mistero, ci sono Pitagora e Aloysius Lilius, Mattia Preti e Giano Lacinio, Riccardo Muti e Vittorio Sgarbi, Gerardo Sacco e Carmine Abate. Un libro d’arte in cui si svela l’anima autentica di una Calabria che mai nessuno vi ha così raccontato. In copertina un bozzetto firmato Gerardo Sacco.

Inoltre, nel sito http://www.ferrarieditorenews.it/dialoghi-sulla-bellezza/ leggiamo quanto segue: «“Dialoghi sulla bellezza” è il titolo di un ciclo di appuntamenti culturali, incentrati sul libro di Mario Caligiuri “Calabria anima mundi”. Incontri riuniti in un unico e originale “format” che prenderanno voce in diverse località, da Sud a Nord. Che cos’è la bellezza? Quali sono i rapporti con l’etica e con l’economia? Che legame esiste tra bellezza e Genius Loci? La via della bellezza è una forma sensoriale di speranza? Sono queste alcune delle domande che vedranno rispondere, insieme all’autore, una serie di relatori con gli strumenti delle rispettive competenze e sensibilità».

L’EDITORE – La “Ferrari Editore” ([email protected] oppure [email protected]) è «Casa editrice indipendente (No EAP), specializzata in narrativa e saggistica, diretta da Settimio Ferrari e Francesca Londino. Sede operativa di un lavoro finalizzato a mantenere un doppio sguardo sul mondo: dal passato al presente, in un alternarsi di stimoli contemporanei e testimonianze da tramandare». Indirizzo postale: Via Nazionale 105 – 87067 Rossano (CS).

24 – SESTA LETTURA PARALLELA – LA LUNGIMIRANTE STRATEGIA DI FERRARI EDITORE CALABRESE D.O.C.

Caro Tito, avevo appena 17 anni quando l’editore Giuseppe De Agostino, dopo un premio ricevuto nel giugno 1967 al Rotary Club di Catanzaro, mi propose la pubblicazione della mia prima collana di poesie (poi intitolata “Gemme di Giovinezza” – stampata il 13 dicembre 1967). Ero così felice che non ho badato a spese. Per quella prima edizione, infatti, dovetti pagare e se ne andò tutta la mia borsa di studio di quell’anno. Se vale il proverbio “Dove c’è gusto non c’è perdenza” devo dire che quei soldi furono benedetti per tutti ciò che poi ebbe a significare per me la Poesia.

Dopo quella prima esperienza ho saputo che non c’era editore che non si facesse pagare per dare alle stampe qualsiasi cosa, senza garanzie né di vendita né di pubblicità o diffusione. Così decisi di auto-editarmi … non soltanto perché risparmiavo i soldi della intermediazione ma anche e soprattutto perché (ed era l’aspetto più essenziale) nessuno avrebbe potuto dirmi se spostare o no una sola virgola dal mio scritto!

Ora ho saputo che la Casa editrice FERRARI (messa su dal farmacista e giornalista Settimio Ferrari di Rossano Calabro e dalla “cultural manager” Francesca Londino nel 2009) non vuole denaro dagli Autori, ma pubblica e diffonde gratuitamente le Opere così edite. Miracolo in Calabria?… Pare di no! Pare che un tale rispetto per il lavoro di un Autore sia una precisa ed anche etica strategia socio-culturale che distingue, pure nello stile grafico-contenutistico oltre che comportamentale, Ferrari Editore. Essendo questo una “mosca bianca” nel panorama editoriale, avrò cura di saperne di più. Intanto vediamo chi sono, un po’ da più vicino, Settimio Ferrari e Francesca Londino animatori principali di tale nuovo modo di fare editoria… (meritoria)… in Calabria!…

SETTIMIO FERRARI – Classe di ferro 1958, farmacista, editore e giornalista. Approdato al giornalismo attraverso la fotografia, è stato fondatore di “Obiettivo”, periodico fotografico regionale, di cui è stato il direttore per due anni. Dal 1986 fino al 1998 è stato direttore responsabile della rivista “Mediterranea” e amministratore di “Mediterranea Multimedia”, cooperativa editoriale specializzata nella realizzazione e commercializzazione di prodotti multimediali e telematici. Nel 2009 fonda la casa editrice “Ferrari Editore”. All’attività di editore affianca quella di producer nell’organizzazione di eventi artistici.

FRANCESCA LONDINO – Curatrice d’arte, cultural manager, creative director e co-founder della Ferrari Editore. Vive tra Cosenza e Roma, spostandosi ovunque la portino i progetti lavorativi. E’ responsabile di progetti per enti istituzionali su attività di progettazione, ideazione, consulenza direzionale e management artistico-culturale. La sua attenzione è rivolta soprattutto alle ricerche artistiche contemporanee che indagano il corpo, l’identità, le relazioni tra arte e società. Presidente di Koinè, associazione no profit, impegnata nella promozione dell’arte contemporanea come elemento di crescita e di sviluppo del territorio. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, italiani e stranieri, pubblicato interventi e saggi in volumi e cataloghi. Nel 2017 ha fondato il magazine online di cultura visiva “curatrice d’arte, cultural manager, creative director e co-founder della Ferrari Editore. Vive tra Cosenza e Roma, spostandosi ovunque la portino i progetti lavorativi. È responsabile di progetti per enti istituzionali su attività di progettazione, ideazione, consulenza direzionale e management artistico-culturale. La sua attenzione è rivolta soprattutto alle ricerche artistiche contemporanee che indagano il corpo, l’identità, le relazioni tra arte e società. Presidente di Koinè, associazione no profit, impegnata nella promozione dell’arte contemporanea come elemento di crescita e di sviluppo del territorio. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, italiani e stranieri, pubblicato interventi e saggi in volumi e cataloghi. Nel 2017 ha fondato il magazine online di cultura visiva “libidodocta.it”.

25 – CALABRIA MADRE D’ITALIA e ANIMA DEL MONDO?

Caro Tito, io sono tra coloro i quali pensano che la Calabria sia effettivamente autentica “madre d’Italia” non soltanto perché le ha dato il nome (un nome antichissimo ed importante), ma anche perché sono nati qui nel nostro territorio, tra la nostra antica gente (spesso ancora prima della Magna Grecia) i concetti di solidarietà e di democrazia (sissizi) estesi poi in tutto il Mediterraneo. Sono nati qui (come dimostra il filosofo Salvatore Mongiardo) i valori “moderni” della non-violenza, del cristianesimo, la libertà della donna e degli schiavi, dell’essere vegetariani rispettando gli animali, dell’economia condivisa e sostenibile e tanto, davvero tanto altro che le Istituzioni e gli uomini di cultura, come Mario Caligiuri, dovrebbero ancora di più scoprire e valorizzare, stante un giacimento immenso però ancora non emerso.

In questo senso, con i suoi valori universali, la Calabria (oltre che Madre d’Italia) è davvero pure “Anima Mundi”. Lo ha scritto pure in versi il poeta Giovanni Forestiero con il libro di recente pubblicazione “Calabria Madre d’Italia” (2017), un poema vero e proprio che inneggia alle caratteristiche proprie di una regione da cui proviene, appunto, il nome Italia, un nome pieno di significati oltre che di Storia.

Basta pensare che sono stati proprio i sempre fieri Romani ad estenderlo dalle Alpi alla Sicilia … avrebbero potuto benissimo denominare la penisola “Romania, Lazio, Augustea” ecc. secondo l’orgoglio romano … invece hanno riconosciuto che Roma era stata civilizzata da una antichissima Calabria intesa come Italia e come Magna Grecia! Il valore dell’Italia non è autoreferenziale ma è stato riconosciuto dagli altri, specialmente dai suoi stessi nemici-conquistatori.

Medesimo titolo di “Calabria Mater Italiae” ha dato quel Giovanni Balletta (appena insignito del premio “Giganti della Calabria 2019”) alla riedizione aggiornata ed integrata del libro già pubblicato venti anni fa presso l’Editore Rubbettino come “La Calabria nel suo periodo eccelso”.

26 – IL BISOGNO DI UNA MADRE, DI UN PADRE E DI UN’ANIMA PROGENITRICE E PROTETTRICE

Presso tutti i popoli è affollato il panorama di assegnare a qualche entità una origine o un ruolo assimilabile al Padre o alla Madre. È, quindi, assolutamente necessario non essere orfani. Da una parte. Dall’altra c’è però la tendenza di primeggiare più o meno con una qualche superiorità progenitrice, come per dire sono io il Padre o la Madre di qualcosa o di qualcuno.

Così, la città di Napoli diventa “Dea Madre” e la grande montagna abruzzese è sentita dai suoi abitanti come “Maiella Madre”. Il Nilo è il padre dei fiumi. Pure Dio è stato costretto ad essere Padre e Figlio allo stesso tempo. Pure il Dio fattosi Uomo ha avuto bisogno di una Madre. E questa Madre, adesso, è Madre di un’infinità di soggetti che si moltiplicano a dismisura (Madonna della Fonte, Madonna del Cardellino, Madonna del Ponte, Madonna degli Infermi, e così via all’infinito)!

E, poi, ognuno ha un’Anima. Persino il filo d’erba o la roccia, il cielo o il mare. Si è scoperto che ha un’Anima ciò che si riteneva inanimato. Pure un “Luogo” ha la sua anima o, forse, più d’una con un “Genius Loci” che impazza ormai ad ogni pie’ sospinto. Quanta solitudine ha, dunque, l’essere umano, se sente il bisogno di popolare di padri, di madri e di anime tutto ciò che lo accompagna o lo contorna?!….

27 – CHI SALVERA’ LA BELLEZZA E CHI IL MONDO???

Nella Prefazione della “Calabria Anima Mundi” caligiuriana a pagina 11, Vittorio Sgarbi ribalta quel concetto ottocentesco secondo cui è la bellezza che salverà il mondo. Ci hanno creduto in tanti, persino il celebre cardinale di Milano, Carlo Maria Martini, ovviamente in senso religioso trinitario con la lettera pastorale 1999-2000 “Quale bellezza salverà il mondo?”.

Sgarbi, forse deludendo qualcuno, ma sicuramente entrando nella odierna vera Anima del Mondo, afferma sicuro che “Non è la bellezza che salverà il mondo, meno che mai ingrossando le tasche dei più speculatori fra i suoi abitanti, ma il mondo degli uomini che dovrà farsi carico di salvare la bellezza, se di se stesso vorrà conservare un’identità davvero qualificante”.

Per piacere, ditelo alla piccola Greta (EleonoraThunberg Ernman) la quale vuole salvare il mondo (insieme a milioni di giovani che hanno mobilitato pure i rispettivi genitori e insegnanti) con una grinta ed una dolcezza inedite per la Globalizzazione del profitto e dell’insensatezza autodistruttiva! Bisogna assolutamente evitare che “l’Anima mundi” venga lacerata, sminuzzata e data alle belve feroci!

In tale azzeccatissimo ribaltamento sulla bellezza (adeguato alla cultura dei nostri tempi), Sgarbi molto abilmente ribalta pure la mitologia della Calabria con una frase che bisognerebbe tenere ben evidente nelle menti come sulle pareti degli uffici e delle case … “Bisogna meritarsela, la Calabria, prima di avere la presunzione di pensare che meriti noi”. È un concetto che “sentito”, avuto e vissuto già fin da bambino e su questa base concreta ed efficace ho organizzato tutto il mio essere profondamente calabrese affetto da “calabresite acuta”, la mia pubblicistica, il mio agire quotidiano ed escatologico, il lavoro di “animatore culturale”. Persino e specialmente di insistente e perenne “sobillatore” di cuori e di menti!

28 – CONCLUSIONI – TUTTO È INUTILE DI FRONTE ALLA MANCATA GIUSTIZIA SOCIALE E ALLA UMANA FELICITA’

E da perenne e insistente “sobillatore”, caro Tito, devo esserti sincero fino in fondo. È forse l’incipiente e precoce vecchiaia che mi induce a non farmi più affascinare da discorsi ed azioni che non siano la giustizia sociale, l’annientamento della fame nel mondo, la distruzione delle armi, la fine della violenza e tutto ciò che è di ostacolo alla serenità (e possibilmente alla felicità) delle persone, delle società, del genere umano, animale e dell’ambiente. Mi sembra, infatti, che tutto sia inutile (e persino complice e anti-etico) di fronte alla mancata felicità. E, in particolare dell’Armonia (rileggi in particolare “Gemme di Giovinezza” 1967 e “Prima del Silenzio” 1995).

In una parola, dal dicembre 1968 ritengo che tutte le energie umane debbano essere utilizzate per bonificare il mondo da tutte le forme di povertà., ingiustizie, aggressività (ecc. ecc.) che inquinano la terra e il genere umano, animale, vegetale e tutti gli altri elementi di esistenza e di vita. Ogni altra cosa è non solo inutile, ma addirittura dannosa quando non autodistruttiva.

Spero che il tanto pregevole libro di Mario Caligiuri “Calabria anima mundi” e i “Dialoghi sulla bellezza” abbiano il successo che meritano e, in particolare, mi auguro che tutto ciò contribuisca a rendere la gente maggiormente sensibile e determinata verso la brama di serenità, di felicità e soprattutto di Armonia. E, quel che vale di più, spero proprio che si abbandonino le vanità rispetto a ciò che è più urgente e indispensabile, specialmente da parte degli intellettuali-guida come Mario Caligiuri e poi da tutti gli altri.

Come si suole dire … “chi ha tempo non aspetti tempo”!!!

29 – CALABRIA IN CERCA D’AUTORE

Caro Tito, ormai queste “Lettere” esistono dal 4 ottobre 2012 e in sei anni e sette mesi ne abbiamo viste e considerate davvero tante. E tra le tante posso bene evidenziare, in particolare, il fatto che sembra esserci una “Calabria in cerca d’Autore”. In altre parole, pare che il nostro popolo sia alla ricerca o in attesa di un “leader” (meglio sarebbe dire un Apostolo) oppure una persona carismatica che sappia interpretare e leggere fino in fondo l’Anima della Calabria, antica e moderna, e ne tragga le principali linee umane e sociali per una nuova e forte “significanza” e programmazione storica e “salvifica”.

Potrebbe essere lo stesso Mario Caligiuri oppure un Vito Teti in vena di impegnarsi un po’ di più?… Per tanto che l’ho seguito fin dal 1995, mi sembra stia in forte ascesa ed ispirazione quel Salvatore Mongiardo che ho citato più volte in questa “Lettera n. 247” e che potrebbe veramente trovare il bandolo della “questione calabrese”. Forse bisognerebbe rileggere meglio i suoi libri e, in particolare, bisognerà prestare attenzione a quello che pubblicherà entro l’estate, rendendolo gratuitamente fruibile a tutti, indistintamente a tutti via web.

30 – SALUTISSIMI

Caro Tito, dopo quanto appena detto, mi sembra che non ci sia nulla da aggiungere o da commentare. Questa è l’unica chiosa possibile!… Quindi, lascio queste riflessioni alla buona volontà tua e di chi ci legge. Nel ringraziarti e nel salutarti, diamoci un arrivederci alla prossima “Lettera n. 248”. Un fraterno abbraccio,

di Domenico Lanciano

[Pubblicato su autorizzazione dell’autore e tratto da CostaJonicaWeb.it, Quotidiano on line per Calabria e Sicilia – Editrice “Associazione MaryWebEventy” – Messina]

di: La redazione

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