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In difesa del film Malaspina, della cultura, della libera espressione, della libera impresa

di Domenico Lanciano, dalla rubrica: Lettere a Tito n. 261 (Fonte autorizzata: CostaJonicaWeb.it – news Sicilia e Calabria)

Tito Lanciano

Caro Tito, innanzi tutto, ti esprimo la mia personale solidarietà per i commenti forse inopportuni che si sono scatenati sui “social” nei giorni scorsi riguardo il tuo film “Malaspina senza pietà”, accusato principalmente di aver scelto un tema sensibile come quello della violenza mafiosa. E “senza pietà” sono stati (mi pare) coloro i quali hanno riservato, a te e al film, espressioni che hanno rasentato la cattiveria allo stato puro.

In tale cascata di allegra compagnia in libera uscita, ho trovato pure inesattezze che vanno precisate. Sulla cattiveria non si può intervenire, poiché fa parte del carattere inestirpabile di talune persone, persino di quelle, onnivere, che si ritengono talmente acculturate da pontificare impunemente pure attraverso rubriche “commentarie” su tutto e su tutti. E guai a contraddire!

Ma ognuno è libero di palesarsi ad oltranza anche nelle proprie lacune e nei propri difetti. Però è sempre meglio badare alle conseguenze del proprio operato. Specialmente nel contribuire ad un determinato clima sociale non sempre utile a sé stessi e al proprio territorio. Spesso (quando si scrive e si parla in pubblico) non si tiene presente il rischio di incorrere nel reato di diffamazione che è punito penalmente, oltre che con modalità economiche risarcitorie, molto pesanti, a volte. E’ la Legge. La Legge avvisa non fa intimidazione.

1 – IL DECORO E LA DIGNITA’ DELL’INDIGNAZIONE

Sono una persona che ha fatto dell’indignazione il proprio atteggiamento sociale fin da adolescente. Quindi capisco bene chi si indigna. Ma a proposito. E fa bene. A volte rende un servizio sociale. Ma so, pure per esperienza, che l’indignazione ha una propria severa disciplina, uno stile, un decoro ed una dignità che cerca di valorizzare ciò che si commenta ma pure a dare autorevolezza a chi critica o si indigna. L’indignazione è un valore eccelso ed ha un posto assai alto della civiltà umana e nella libertà delle persone e dei popoli.

Perciò, mi dispiace assai che dalla nostra Calabria e, in particolare, dal nostro Comprensorio di Soverato giungano espressioni inadeguate e addirittura probabilmente offensive per un film che non è ancora terminato e nessuno ha visto (se non negli spezzoni dei trailer), basandosi unicamente sul suo titolo … come se la ‘Ndrangheta (caso mai fosse proprio questo il tema del film) dovesse essere intoccabile persino da un soggetto cinematografico. Oppure dalla critica e dalla indignazione. Cerchiamo di essere seri e di non lasciarci prendere dal semplicismo o dalla battuta.

Quelli che appartengono al gruppo “Sono contro a prescindere” (spesso in modo goliardico quando non indecoroso socialmente) dovrebbero, a mio parere, fare una pacata sosta di riflessione sul proprio modo di interagire pubblicamente e cercare di trovare un equilibrio tra la libertà di espressione (che ovviamente è da rispettare e tutelare in modo sacro) e il pudore personale e sociale ma anche tra la responsabilità territoriale delle azioni di ognuno e il buon nome dell’appartenenza. Mi spiego meglio.

2 – ANTROPOLOGIA E SOCIOLOGIA DI UNA GENERAZIONE SOCIAL

Apparteniamo ad un territorio (comprensorio di Soverato, la Calabria in genere). Bene. Cosa esprime tale territorio?… Vomito, veleno oppure incoraggiamento e sostegno verso chi, a proprie spese, cerca di realizzare qualcosa che (può piacere o non piacere) tenta di valorizzare al meglio tale territorio, nonostante alcuni suoi aspetti negativi che, comunque, cerca di analizzare proprio per poter superare le negatività in una regione da secoli afflitta da ogni sorta di distorsioni sociali?…

Caro Tito, antropologi e sociologi saprebbero molto meglio di me inquadrare e commentare ciò che un’intera “generazione social” nostrana ha prodotto in questi giorni a proposito del tuo film “Malaspina senza pietà”.

A me, che non sono antropologo né sociologo, spetta unicamente il compito di descrivere cosa c’è dietro a questo film cui stai lavorando, con grossi sacrifici, da qualche anno, dal momento che ne so qualcosa e lo sto sostenendo come meglio posso.

3 – COSA C’E’ DIETRO UN FILM AMATORIALE

Dal dire al fare c’è di mezzo il mare, anche per il pur forte desiderio di realizzare da sé un film. Diciamo subito che in Calabria è estremamente difficile, se non addirittura impossibile, che grossi finanziatori o le stesse istituzioni diano retta a chi sconosciuto e non regista professionista, ma solo amatoriale, tramite un film, ambisca a dare risalto alla propria gente e alla propria terra, sebbene utilizzando un titolo che può essere fuorviante o fare addirittura indignare (come, appunto, è accaduto recentemente sui social del nostro territorio). Ma la letteratura cinematografica è stracolma di tematiche simili a quelle che il tuo film Malaspina intende evidenziare e analizzare. Bisogna vedere come si affronta un tema così delicato e sensibile. Capisco la suscettibilità delle persone, ma non ne capisco l’insofferenza e persino la derisione.

Gli abitanti dell’Umbria dovrebbero forse indignarsi con la Rai (cioè un solido sistema politico-economico e di professionisti) perché, attraverso la serie TV “Don Matteo”, ci ha mostrato una Gubbio ed una Spoleto ricolme di assassini e delitti?… Ma è proprio con questa ormai famosa pure all’estero serie TV (con queste “fiction-finzioni”) che l’Umbria ha avuto un considerevole balzo positivo nelle presenze turistiche e culturali, così come tanti altri luoghi dove sono stati ambientati film – fiction addirittura truci.

Forse la Scuola avrebbe dovuto educarci meglio al nuovo linguaggio dei mezzi di comunicazione di massa! Ma, anche senza Scuola, ormai dovremmo capire da noi stessi che una fiction è una finzione e serve ad intrattenere un vasto pubblico con il suo racconto (cunticehyu), mostrare luoghi e personaggi e, meglio, far riflettere su valori e situazioni.

Quindi, c’è da chiarire ed informare che dietro la “fiction-finzione” MALASPINA c’è un autore amatoriale (al suo esordio di regista) come te, Tito Agazio Lanciano, il quale (nel contesto delle iniziative dell’associazione culturale MaryWebEventy e prima di iniziare a girare le scene del film) si è preoccupato di reperire i fondi necessari per realizzare questo film. E ha cercato di farlo nel modo più limpido, onesto, partecipativo e democratico che esista … attraverso il metodo del “crowdfunding” (termine inglese, da crowd=folla e funding=finanziamento), cioè finanziamento collettivo. E lo hai fatto apertamente tramite il tuo sito www.costajonicaweb.it dove è ancora possibile trovare il banner con l’esortazione a partecipare a questa impresa collettiva. Meritevole impresa, sotto tanti punti di vista.

Infatti, spero che, dopo tutto questo “bailamme” social, ci sia qualcuno disposto a finanziare, con il proprio contributo economico, tale magnifica impresa culturale dai tanti significati. Impresa cui partecipo pure io, sia con un modestissimo ma sentito contributo economico e sia con l’entusiasmo e l’affetto che meritano gli audaci come te! E’ bello essere e sentirsi insieme nel realizzare qualcosa di utile al proprio territorio!

Finora, lo hai dichiarato tu stesso alla stampa, i tanti costi fin qui avuti sono stati, in gran parte, sostenuti da te personalmente. E comunque tu fai tutto ciò in modo assolutamente gratuito come coloro i quali partecipano alla realizzazione del film a qualsiasi titolo. Inoltre, all’associazione produttrice MaryWebEventry va tutta l’ammirazione e l’incoraggiamento possibile ed immaginabile, non soltanto per l’impegno economico ma pure per i parecchi significati sociali rappresentati da una simile impresa culturale.

4 – I TANTI SIGNIFICATI DI UNA IMPRESA DI BUON VOLONTARIATO SOCIALE

Dicevo che il tuo lavoro per questo film non è soltanto reso in modo completamente gratuito, ma che ci stai rimettendo pure tantissimo denaro non solo tempo. La lavorazione del film è completamente volontaria e gratuita pure da parte dei tecnici e degli “attori” che sono tutti presi dalla gente comune. Già questo aspetto renderebbe di per sé stesso molto onore al film. Infatti, sei riuscito a fare una sana e meritevole aggregazione sociale attorno ad un Progetto culturale che entusiasma e dà gioia a chi vi partecipa.

Anzi, nel corso delle riprese, parecchie altre persone hanno chiesto di poter avere una parte in questa impresa collettiva. Persino sindaci e professionisti sono stati lieti di apparire in scena. A parte quello di Guardavalle che si è auto-isolato in questa vicenda in modo pretestuoso anche se rispettabile, hanno concesso il loro patrocinio i sindaci di Soverato, Badolato, Santa Caterina dello Jonio, Placanica e Messina. Non possiamo escludere che, finché il film non sarà concluso, altri sindaci diano il loro assenso.

Inoltre, non è facile, poi, gestire quel centinaio di persone di ogni età e di diverse esigenze orarie e lavorative, portandole sul set e facendole comportare teatralmente in una finzione cui partecipano pure emotivamente ed anche orgogliosamente. Quindi, grande merito a te come bravo regista e buon aggregatore. Grande merito a chi, come attore o semplice comparsa, deve essere inquadrato in una ben determinata azione cinematografica. Grande merito, poi, ai protagonisti di questa storia sociale.

A parte le vicende di prevaricazione e di “mafia” che, in verità, ormai potrebbe essere localizzabile ovunque in una globalizzazione competitiva e violenta, il film Malaspina mostra le immagini e le bellezze del territorio … tanto che lo spettatore si chiederà come mai tra queste meraviglie possa esserci tanta malvagità. Che non è una domanda retorica, ma è un quesito storico, politico, economico che andrebbe approfondito, specialmente da chi voglia saperne di più. Quindi, da questo punto di vista, il film sprona le intelligenze ad approfondire il discorso e a darsi talune risposte, seppure a volte troppo scomode. Tanto scomode che dovrebbero o potrebbero porre lo spettatore davanti a scelte esistenziali inusuali e persino coraggiose.

Insomma, dopo che avrà visto fino all’ultima scena tale tuo film, caro Tito, la gente non sarà o non dovrebbe essere più la stessa. Dovrebbe essere migliore. Come minimo dovrebbe porsi un interrogativo intrigante quanto decisivo: “Che fare?”. Sì, tra i tanti significati ed input che offre Malaspina, c’è pure questo … guardarsi allo specchio e darsi delle risposte.

Oppure mantenere taluni interrogativi sociali, necessari alla propria personale dignità ma anche alla dignità collettiva di appartenenza. Ma ci sarà chi farà finta di niente. Ormai la gente è assuefatta. Vuole stare comoda e spensierata. Ritiene di esserne esente. E se poi capita a qualcuno di noi, pazienza. La vita continua. Ormai la gente è quasi tutta inerte e, purtroppo, non ha nemmeno buoni leader!

Il contrasto alla violenza, specie se di origine mafiosa, appare debole e, spesso, viene demandata al singolo e al “si salvi chi può”. Ma, bisogna ammetterlo, la violenza ha poi anche e soprattutto origini strutturali ed antiche, specie nella nostra terra che ha subìto migrazioni da est come da ovest, da nord come da sud. E non tutti hanno portato rose e fiori, civiltà ed intelligenza, pace e prosperità.

5 – RAGIONARE SULL’ORIGINE DELLA VIOLENZA

Ed abita proprio a Soverato il filosofo, Salvatore Mongiardo, che da decenni sta ricercando e ragionando sull’origine della violenza attraverso tutte le sue conferenze e le pubblicazioni a stampa, in particolare con il libro “Perché la violenza” (pubblicato nel 2009 presso “Città del sole” editrice in Reggio Calabria) reperibile pure su Amazon.

Perché, ad esempio, le guerre civili, la violenza fratricida, quella familiare e sulle donne?… Il tuo film Malaspina ne pone il problema con sequenze drammatiche. Così come è necessario chiedersi il perché di tanta disoccupazione che espone, specialmente i giovani, al reclutamento di mafia e malavita. Perché la Calabria resta sempre più ai margini dell’Europa? … Perché i tanti fondi europei non spesi? … Perché l’emigrazione e perché, in particolare, quella sanitaria?… Perché troppi perché e proprio da noi?…

I perché sono davvero tanti che coloro che hanno “scherzato” sui social forse dovrebbero ripensarci un pochettino di essersi prestati a fare una inopportuna baraonda … se solo avessero pensato a te che avresti potuto dedicare più tempo alla famiglia (in particolare al tuo nipotino) e agli svaghi, mentre invece ti sei preso la briga ed il pensiero di dedicare mesi e anni della tua vita ad un’opera già incompresa e addirittura vilipesa senza essere nemmeno vista e, quindi, senza alcuna consapevolezza del suo immenso valore. Questo sì, addirittura già prima di essere proiettato il film!… Ti sembra normale, giudicare unicamente da un titolo?… Ma siamo proprio così tanto autolesionisti?…

6 – IN CALABRIA CHI STA FACENDO UNA SIMILE IMPRESA CULTURALE?

Infatti, chi ha inveito o burlato il tuo film (prevalentemente, ripeto, a motivo del titolo e del tema e, rimarco, senza averlo ancora visto) non si è posto alcune domande come, ad esempio: “In Calabria, in questo momento, chi sta affrontando, a proprie spese, simili discorsi?” oppure “Perché un uomo mite e semplice come Tito Agazio Lanciano, che vive onestamente del suo lavoro, che è appena diventato nonno, sta facendo tanta fatica, anche economica, per girare un film di oltre un’ora e mezza?” …

Che valore ha una libera impresa socio-economico-culturale in una realtà come quella calabrese dove è già troppo difficile agire in qualsiasi settore?… Che senso ha investire la propria persona, i propri soldi in un Progetto simile?… Eppure, tante persone ci hanno creduto e parecchie altre ci hanno messo pure la faccia (come si suole dire).

Certo, sarebbe stato meglio se avessero aderito più persone al finanziamento collettivo (“crowdfunding”) … ma, piano piano, seppure con maggiori sforzi, il film uscirà. Ormai è una questione di principio e di dignità personale e collettiva di chi ha preso l’impegno per portarlo a conclusione. E spero possa poi essere proiettato nelle piazze, nelle sale cinematografiche e teatrali, nelle scuole, nelle parrocchie, nelle associazioni, nelle rassegne, nei festival e nei concorsi cinematografici. Ovunque possibile!

7– E’ UN LUNGOMETRAGGIO SENZA ALCUN CONTRIBUTO DI ENTI PUBBLICI

Caro Tito, permettimi di precisare almeno due informazioni errate, date dalla stampa locale. La prima è prettamente tecnica: il tuo film “MALASPINA senza pietà” è un lungometraggio e non un cortometraggio come è stato scritto. Infatti, sebbene ancora in lavorazione, tale racconto supererà sicuramente i 90 minuti. Infatti il cortometraggio prevede una durata fino ai 30 minuti, il mediometraggio dai 30 ai 60. Dopo un’ora un film può essere considerato, appunto, “lungometraggio”. Anche ai sensi di Legge.

E’ stato, inoltre, scritto che tale film ha avuto contributi da parte di enti pubblici. Non è assolutamente vero! Perciò, precisiamo che dagli enti pubblici interpellati (tipo alcuni Comuni) il film ha avuto unicamente il semplice “patrocinio” teorico che non implica obbligatoriamente aiuti economici in denaro. Infatti, le Amministrazioni Comunali che appariranno sullo schermo hanno concesso unicamente un patrocinio che potremmo definire “morale” – “culturale” – “solidale”. Nulla di più e nulla di meno. E’ una specie di “crowdfunding etico” che è importante, spesso e in questo caso, ancora di più del patrocinio economico.

8 – LA QUALITA’ DEL FILM MALASPINA

Caro Tito, ti ho visto spesso mostrarti lieto (fino allo stupore) di come sta venendo il film. La qualità tecnica, il recitato, la bravura e l’impegno degli attori, le scene e persino il trucco aiutano ad avvicinare il tutto ad un’opera professionale, benché tu sia alla prima esperienza di regista ed autore anche del testo e della sceneggiatura. Sarà comunque un lavoro autentico che gli spettatori sapranno apprezzare molto.

I nostri lettori hanno potuto, intanto, vedere numerosi “trailer” da te pubblicati su www.costajonicaweb.it sito dove è pure possibile trovare qualche novità sullo stato di avanzamento di questa opera che, a parere anche mio, darà grande onore al nostro comprensorio e all’intera Calabria. Alla Cultura sicuramente!

Sono sicuro che il “tuo-nostro” film verrà apprezzato soprattutto all’estero, dove la sensibilità su talune tecniche e tematiche è più accentuata. Sono fiducioso che si ricrederanno persino coloro i quali giorni fa, sui social, si sono dimostrati perplessi o ipercritici, addirittura troppo ironici al limite della derisione.

9 – SCUOLE, RASSEGNE, FESTIVAL E CONCORSI CINEMATOGRAFICI

Come accennavo prima, la speranza è quella che, una volta ultimato, il film venga proiettato in ogni dove sia possibile trasmettere e partecipare il suo messaggio socio-pedagogico oltre che culturale. Prima di tutto, tale proiezione dovrebbe avvenire nelle piazze dei nostri paesi, pure perché l’opera dovrebbe essere considerata e costituire un evento per la Calabria e non solo. In secondo luogo, le scuole (almeno quelle medie, superiori ed universitarie) dovrebbero organizzare quello che una volta si chiamava “cineforum” ovvero la discussione, il dibattito dopo la proiezione. Magari alla presenza del regista e dei principali attori.

Ovviamente, il cineforum può essere realizzato nelle associazioni di ogni tipo (ad esempio, proloco, centri culturali, università della terza età, gruppi sportivi, sedi ricreative e di qualsiasi categoria), ma anche nelle parrocchie. Sarebbe assai significativo che tale opera sia vista pure nelle scuole degli allievi Carabinieri e Polizia di Stato, ma anche nelle caserme dell’Esercito, della Marina e dell’Aviazione. Insomma, nelle e dentro le Istituzioni.

In terzo luogo, speriamo che tale lungometraggio venga presentato in apposite rassegne, festival e concorsi cinematografici … da quelli di periferia a quelli internazionali, poiché l’importante è che il messaggio sia diffuso nel modo più esteso e qualificato possibile. E nel messaggio del film ci sono pure la bellezza e le amenità dei nostri luoghi jonici (naturalistici, storici, architettonici, aggregativi, ecc.). Quante volte, vedendo un film ci nasce il desiderio di visitare i luoghi dove è stato girato?!… I film servono pure a questo. Sono elementi multimediali di grande progresso collettivo. E restano nel tempo anche dopo la nostra morte! Cosa non da poco, oggi come oggi.

10 – MALE CHE VADA E’ TUTTA PUBBLICITA’

Caro Tito, ricordi come e quanto nelle mie lettere abbia fatto riferimento alla “compensazione”?… Quindi, non preoccupiamoci più di tanto di qualche malevole lingua calabra sul tuo film e sulla tua significativa impresa socio-culturale! Non tutto il male viene per nuocere.

Male che vada tutto questo chiasso fatto nei social e sulla stampa vale come pubblicità al film ancora prima di essere terminato di girare e proiettato. Una pubblicità che sembra essere fatta apposta per incuriosire la gente … mentre invece è stato, loro malgrado, un prezioso dono di coloro che ti hanno criticato, in modo pure malevole, sui social. “Parlate male purché parlate di me!” è una vecchia norma pubblicitaria.

Quindi, ringraziamo gli abitudinari e i frequentatori dei social, in particolare coloro i quali sono stati generosi nei “pro” e nei “contro”. Pure loro contribuiranno al successo del “tuo-nostro” film. Come vedi, il tuo film resta, ancora e sempre, una realizzazione collettiva, anche e persino con l’aiuto dei social.

Anche per questo Soverato meriterebbe di avere la prima proiezione assoluta del film. Infatti, pure io penso che presentarlo, in anteprima, nella Perla dello Jonio possa portare fortuna.

11– SALUTISSIMI

Ed è con questo buon augurio che ti saluto, sperando di poter applaudire presto, e molto calorosamente, non soltanto il film ma anche la tua dedizione e i tuoi sacrifici, nonché la passione e la bravura di tutti coloro che hanno preso parte a quest’Opera collettiva di cui non soltanto la Calabria e l’Italia intera possa andare orgogliosa e fiera, ma tutto l’universo-mondo che lavora e lotta per la non-violenza e la pace!

di Domenico Lanciano

[Pubblicato su autorizzazione dell’autore e tratto da CostaJonicaWeb.it, Quotidiano on line per Calabria e Sicilia – Editrice “Associazione MaryWebEventy” – Messina] – Le foto sono quelle di scena del film e una presa dal web.

di: La redazione

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