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Il ferroviere Demetrio Spanò di Reggio Calabria e i suoi cento anni ricordando Isca e Badolato

di Domenico Lanciano, dalla rubrica: Lettere a Tito n. 271 (Fonte autorizzata: CostaJonicaWeb.it – news Sicilia e Calabria) –

Caro Tito, è con vera gioia che, adesso, vorrei condividere con te e con tutti i nostri lettori, specialmente con i cittadini di Reggio Calabria, un evento sempre straordinario quale è avvenuto qualche giorno fa, giovedì 20 febbraio 2020, cioè il compimento dei cento anni da parte di uno stimatissimo componente la nostra comunità di parenti, amici e compaesani. La mia gioia è particolarmente grande poiché il nuovo centenario è Demetrio Spanò, una delle persone più rette e corrette, più oneste, più miti, più rispettose e affettuose che io abbia conosciuto nei settanta anni della mia vita! Ed è con autentica esultanza che ti scrivo di lui, pure perché è una splendida pagina della nostra storia personale, familiare e sociale.

1 – GLI ANNI DELLA MIA INFANZIA

Demetrio Spanò e la sua famiglia hanno fatto bella parte della mia infanzia, quando abitavo al casello ferroviario n. 324 della linea Metaponto – Reggio Calabria, sito in contrada Cardàra del Comune di Badolato, in provincia di Catanzaro, nella Calabria jonica, a poco più di cento metri dall’onda del mare.

Dopo aver vinto un concorso, il signor Demetrio era stato assunto nella Ferrovia dello Stato nel 1949 e, come prima sede, gli fu assegnata assegnato la zona tra Soverato e Monasterace, con la qualifica di cantoniere (al servizio manutenzione di ponti, massicciata e binari) e la possibilità di abitare in uno dei due piccoli alloggi del casello ferroviario n. 323 tra Isca e Badolato. L’altro alloggio era infatti occupato dalla famiglia del cantoniere Saverio Tripodi (23 giugno 1920) originaria di Bagaladi (RC). Era, dunque, collega di mio padre, il quale, essendo nato nel 1905, come cantoniere aveva più anzianità di servizio, oltre che di età. La moglie di Spanò, Caterina, nel 1954, ha cresimato mia sorella Mimma e, anche per questo legame di comparaggio, ci siamo sempre maggiormente rispettati e voluti bene, tenendoci spesso in contatto.

Nel 2005 gli ho chiesto di scrivermi qualche ricordo di quei tempi, da inserire nel secondo volume del “Libro-Monumento per i miei Genitori” nel capitolo degli “Amici di mio padre”. Documento che puoi trovare alle pagine 219-223 con alcune foto di quei tempi. Ecco, qui di seguito, riporto i suoi “Ricordi di vita” che, come puoi notare pure tu, sono scritti veramente bene e con molto affetto. E’ una pagina della nostra vita ma è altresì una pagina “sociale” e “storica” che mostra come si viveva a quei tempi (anni cinquanta del 20° secolo) dalle nostre parti quando quasi tutte le marine joniche erano pressoché desolate e stavano appena nascendo i nuovi paesi rivieraschi come “gemmazione” dei borghi collinari (a causa di terremoti o alluvioni o per spopolamento modernista). Così ha scritto Demetrio Spanò in “Ricordi di vita”.

2 – RICORDI DI VITA di Demetrio Spanò (2005)

<< Carissimo compare Mimmo, nel 1949 sono stato assunto in ferrovia e precisamente in Badolato (provincia di Catanzaro) adibito alla manutenzione dei binari. Nella squadra eravamo circa 7-8 persone, tutti nuovi assunti, perciò puoi immaginare quanto fosse impegnativo il nostro lavoro. Ad un certo orario passava il guarda-linea, sul tratto di binario dove era stata assegnata la nostra giornata lavorativa. Un giorno si rivolse al nostro capo-squadra, dicendogli “Considera che questi ragazzi sono ancora in prova e non possono contestare”. Gli voleva raccomandare di non essere troppo severo con noi. Infatti, allora si pretendeva troppo dagli operai.

Che cosa dire, poi, delle alluvioni del 1951, del 1953 e del 1959?!… Durante quest’ultima, sono deragliati undici carri merci tra il ponte sul torrente Gallìpari e il ponticello di contrada Rosàcina, nel comune di Badolato, a poche centinaia di metri dove abitava la tua famiglia. Fu un periodo assai triste, si può capire. Per diversi giorni la circolazione dei treni venne rallentata in quel tratto di linea, con non poche difficoltà per tutta la squadra che lavorava alacremente per ripristinare al più presto l’efficienza della linea.

Oltre alla manutenzione dei binari e della massicciata, c’era anche il servizio singolo di sorveglianza che veniva svolto da ciascuno di noi su alcuni chilometri di linea, in particolare quando il tempo era molto cattivo. Il tratto di linea assegnato a me era uno dei più delicati e pericolosi, in quanto comprendeva pure il torrente Gallìpari, la cui profondità fino alla rotaia era di oltre quattro metri. Una volta, per le forti piogge, che duravano da diversi giorni, le montagne franarono e scesero a valle enormi quantità di terra, pietre, fango, alberi ed altri detriti, persino animali morti. Il poderoso ed impressionante fiume d’acqua si alzò fino alla rotaia, trascinando verso il mare specialmente un’infinità di alberi. Un giorno, da un albero all’altro arrivai sul mare a circa 40 metri dalla spiaggia. I marinai non potevano più pescare in quanto si strappavano le reti che s’impigliavano nei tronchi. Questi erano così tanti, uniti ed ammassati da sembrare una nave in manovra che si spostava lentamente ma paurosamente.

Quando non c’erano le piene del torrente (principale mia preoccupazione), la mia vita scorreva alquanto monotona. Altrimenti erano guai. Ricordo una volta un triste avvenimento. Era un giorno molto piovoso. Cominciavo ad impensierirmi, poiché c’era il problema del ponte sul Gallìpari. La mia signora aveva preparato pasta e broccoli. Mi sedetti a tavola per cominciare a mangiare … ma era come se la mia gola si fosse stretta e non potevo ingoiare. Ad un certo punto passa sotto la finestra il guardia-linea (Angelo Lacroce della vicina Isca Marina, ndr) che dice “Demetrio, ho messo i petardi!”. I petardi erano piccole bombette che si mettevano sui binari e al passare del treno scoppiavano e così avvisavano il macchinista che c’era un imminente pericolo e doveva arrestare il convoglio. Il mio incubo era finito e la pasta con i broccoli scendeva nello stomaco a meraviglia. C’è da dire che, oltre alla responsabilità, c’era anche il senso del dovere.

Finalmente un momento lieto nella mia vita!… Nel 1950 mi sono sposato e ho portato con me la mia signora. Immagina … dopo aver lasciato la città di Reggio Calabria, doveva stare lì, nel casello, in mezzo alla campagna tra Isca Marina e la stazione di Badolato, al km 323+070 della ferrovia!… Paradossalmente, sotto un certo aspetto eravamo pure fortunati. Infatti, allora c’erano alcuni caselli ferroviari situati in posti molto isolati e difficili, mentre, bene o male, il nostro casello era costeggiato sì dalla ferrovia ma anche dalla strada nazionale che in un chilometro ci portava a Isca Marina, il piccolo paese di recentissima costruzione per i terremotati del 1947.

A quel tempo, nel 1950, non c’era ancora Badolato Marina, che sorgerà negli anni seguenti per accogliere gli alluvionati del 1951. Ad un chilometro circa dal casello di Gallìpari (km 323) c’era il casello di Cardàra (km 324) dove abitava la tua famiglia. Venire al vostro casello o andare a Isca Marina (dove c’era pure la famiglia del collega Angelo Lacroce, la cui casa fungeva da recapito postale per la corrispondenza destinata alla mia famiglia) per noi rappresentava un modo per stare in compagnia di altre persone, per non sentirci esclusi dal mondo.

Di tanto in tanto, la sera facevamo delle piccole passeggiate, pensando ai nostri progetti per il futuro, ai figli che nascevano e crescevano. Certamente per i nostri figli non poteva essere una prospettiva rimanere ancora in quel casello, un posto così desolante. Avrebbero dovuto andare a scuola, stare in mezzo agli altri bambini, frequentare amici. Quindi, pensando al futuro dei nostri figlioli, pensavamo pure al trasferimento possibilmente a Reggio Calabria, nostra città di provenienza dove era nostro desiderio costruire una casa.

Così pensando e vivendo di problemi e di qualche gioia, passarono undici anni, grazie alla tenacia, alla sensibilità e all’amore sincero e profondo della mia signora, una persona molto responsabile per la famiglia. Ci compensavamo e ci comprendevamo a vicenda. Una persona che, abituata a tutti i conforti che offre la città, si è immedesimata in quella nuova realtà di vita solitaria e piena di sacrifici, che però in due condividevamo per il bene del nostro futuro. Tutto ciò ci portò ad inventarci ogni giorno delle piccole cose che ci aiutavano a distrarci e nello stesso tempo a dare alla famiglia qualche piccolo sostegno, del tipo comprare una capretta (ricordo era di un colore tendente al rossastro) per ricavarne del buon latte oppure coltivare le verdure, fare il pane … tutte cose che la mia signora Rina si adattava e faceva con orgoglio.

Così, nel dicembre del 1959 arriva quel trasferimento tanto desiderato ed atteso. Naturalmente, la gioia era immensa ma nello stesso tempo sfioravano in mente i sentimenti di quella vita sacrificata che non si può dimenticare, perché anche nei sentimenti tristi c’è sempre una persona che niente e nessuno potrà cancellare. Tornai così nella mia città con la nuova qualifica di “frenatore”. Precisamente il mio lavoro si svolgeva sui treni. Si guadagnava qualcosa di più rispetto al servizio a terra e questo mi permetteva di accumulare qualche soldo in più per poter costruire quella casa che da tanto tempo io e la mia signora progettavamo.

Ovviamente, la fortuna a volte è quella che è. Così questo bellissimo sogno durò un sei mesi appena, perché, viaggiando, mi sono infortunato in un incidente ferroviario. Il treno su cui facevo servizio subì un deragliamento in località Santa Domenica di Tropea. A seguito di tale infortunio sul lavoro fui trasferito nell’ufficio del Personale Viaggiante di Reggio Calabria dove sono rimasto fino alla pensione. Tanti e tanti altri episodi si sono succeduti nell’arco di tempo della mia vita, che mi ha riservato tristezze ma anche periodi belli. Finisce così il mio breve racconto, sperando che quando lo leggerai esso potrà trasmetterti un po’ di emozione. Con tanta stima e profondo affetto, Demetrio Spanò.>>

3 – I COMPARAGGI

Caro Tito, come hai potuto notare, Demetrio Spanò inizia il suo racconto “Carissimo compare Mimmo”. Sì, come ho accennato prima, c’è stato un comparaggio … o, meglio, un “commaraggio” tra mia sorella Mimma (nata nel 1942) e Caterina Scaramozzino (1924-1979) la moglie del signor Demetrio. Infatti, la signora Caterina nel 1954 ha cresimato questa mia sorella. La famiglia Spanò ha prodotto altri comparaggi (unici o plurimi) con le famiglie dei colleghi di lavoro, come, ad esempio, Mosè Caporale e Saverio Tripodi, lasciando nei nostri paesi tanto affetto e rispetto come non se ne trovano quasi più. Qui sto quasi ricostruendo una specie di “archeologia sentimentale e di valori”. Sentimenti e valori che, purtroppo, sono quasi in via di estinzione.

Già il rispetto e l’affetto tra le nostre due famiglie erano grandi. E, più che compari, ci trattavamo da parenti. Come scrive nel suo prezioso racconto, compare Demetrio ci onorava spesso della presenza sua, di moglie e dei figli al casello di Cardàra, distante appena un chilometro da quello suo di Gallìpari. Ci facevamo reciproca compagnia, dal momento che i nostri caselli erano assai isolati nelle campagne delle marine ancora pressoché disabitate.

In particolare, per me era una grande gioia poter passare del tempo, anche giocando, con Pino e Mimmo Spanò, i loro due figli nati nel 1951 l’uno e nel 1954 l’altro. Infatti, solitamente trascorrevo i miei giorni d’infanzia o i miei pomeriggi post-scolastici di bambino da solo, in compagnia del mare oppure ascoltando i discorsi e i dialoghi tra adulti. Il che mi ha fatto crescere più precocemente di altri coetanei.

4 – NEL LIBRO “I LARICI NERI”

Demetrio Spanò non è presente con onore soltanto nel “Libro-Monumento per i miei Genitori” ma se ne era già scritto molto bene e in più pagine pure nel libro “I làrici neri” pubblicato a Modena nel 1953 da Alma Giola. Costei era una crocerossina presente e operante nel campo di prigionia tedesco-nazista di Zeithain (una località della Germania circondata proprio da alberi di làrici) nei pressi della città di Dresda tra Lipsia e Berlino fino a quando i Russi non liberarono tutti nel 1945. Fu liberato pure Demetrio Spanò che di quel periodo (1943-45) conserva ancora un ricordo preciso ed indelebile.

Nel libro di Alma Giola il signor Demetrio è descritto come un uomo, un marinaio della Regia Marina e un infermiere “degno di elogio particolare” perché “Bravo nel disimpegno delle sue mansioni per sapere e pratica, non è mai stanco, e sa mantenere l’ordine e la disciplina in modo ammirevole. Tutti gli ammalati di lui si fidano e non è poco!”.

Qui sarebbe troppo lungo elencare e riportare altro, ma nel libro di Alma Giola ci sono altri episodi che descrivono l’ottima personalità espressa dal nostro concittadino ed amico nel suo ruolo di infermiere militare nonostante le forti restrizioni di un lazzaretto-lager nazista dal 1943 al 1945.

5 – LA GUERRA, LA PRIGIONIA, LA RICOSTRUZIONE DELL’ITALIA

Quindi, Demetrio Spanò appartiene a quella generazione che, nata a ridosso del 1920, ha dovuto prima affrontare la seconda guerra mondiale, poi (se non avuto destino peggiore) anche un lungo periodo di prigionia presso i campi tedeschi o alleati e, una volta tornato a casa, impegnarsi con un’infinità di sacrifici per la ricostruzione fisica e spirituale di un’Italia distrutta e prostrata dagli errori ed orrori non soltanto bellici. Una generazione cui va la nostra più sentita riconoscenza e la nostra concreta gratitudine. Una generazione cui appartengono pure i miei genitori. Grazie soprattutto a loro, la vita di chi, come noi, è nato nel dopoguerra, sta conoscendo un lungo periodo di pace ed un diffuso benessere, nonostante la crisi globale del 2008 e pur in presenza di innumerevoli ingiustizie che, però, appartengono al lato malvagio degli esseri umani e che, perciò, ricadrà pure sulle future generazioni. E, in questi mesi, si è pure messo di traverso il cosiddetto “coronavirus” a devastare la salute dei popoli con tutte le tristi conseguenze del caso.

Compare Demetrio mi ha raccontato che è nato in un’umile famiglia di onesti lavoratori. Il nonno paterno è stato a lungo emigrato negli Stato Uniti d’America dove ha fatto pure lui l’operaio in ferrovia. Da ragazzino ha lavorato nella campagna dei suoi, però si dava da fare con la musica, entrando nella banda di Ortì Superiore, suo paese natìo, una frazione di Reggio Calabria, sul lussureggiante, fertilissimo e luminosissimo pendio jonico dell’Aspromonte, quello che ammira il magnifico spettacolo dello Stretto fino all’Etna e alle isole Eolie. E vi si bea enormemente. Ho sempre pensato che l’area dello Stretto di Messina sia uno dei luoghi più belli del mondo. Ma spesso tutto ciò non basta per campare, formarsi una famiglia ed avere un futuro. Dignitosamente. Perciò, ancora adesso i giovani (come i nonni e alcuni padri) vanno via.

Infatti nel 1941, proprio mentre era in cerca di un lavoro adatto ad un giovanotto che vuole metter su famiglia, a Demetrio capitò di essere chiamato a fare il servizio militare nella Regia Marina in un periodo in cui era già in corso la seconda guerra mondiale. Viste le grandi doti di generosa ed altruistica umanità, venne inviato a Taranto, appena arruolato, per frequentare il corso di infermiere. Imbarcato poi nella Regia Nave “Lazio” di stanza a Patrasso (Grecia), ebbe modo di conoscere minuziosamente tutto il Peloponneso, ma anche di viaggiare in lungo e in largo per il Mediterraneo.

Purtroppo, con i noti capovolgimenti bellici dell’8 settembre 1943 (dovuti all’armistizio-resa dell’Italia agli Alleati) fu preso prigioniero dai tedeschi che lo hanno deportato nel già ricordato campo nazista di Zeithain, nelle cui baracche (in particolare nella numero 62) ha vissuto per quasi tre anni, prendendosi cura dei feriti e degli ammalati, assieme alle crocerossine e ai medici militari italiani lì presenti. Ritiratisi i carcerieri tedeschi per accorrere alla difesa di Berlino, il campo di prigionia fu gestito dall’Armata Rossa dal gennaio all’agosto 1945. In questi mesi alcuni ufficiali sovietici, notando la sua bravura, proposero a Demetrio di lavorare, ben remunerato, in un ospedale della Russia europea. Ed era stato tentato di andarci. Sarebbe stato un lavoro come un altro e come in qualsiasi parte del mondo. Però, nel frattempo, gli è giunta una lettera da parte dell’unica sua sorella che stava male e, quindi, dopo la completa liberazione dei prigionieri, preferì tornare a Reggio, per amore e dovere familiare. Comunque sia, per aver sofferto la prigionia militare durate la seconda guerra mondiale, a Demetrio Spanò lo Stato italiano ha assegnato la “croce di guerra”.

Una volta a casa, cercò una sistemazione lavorativa, finché, come duplice vincitore di concorso, nel 1949 poteva scegliere un lavoro nelle Poste o nelle Ferrovie dello Stato. Scelse questo e, come sappiamo, dopo l’assunzione, fu destinato a Badolato, con l’assegnazione di uno dei due alloggi esistenti nel casello ferroviario n. 323 sito nel territorio del Comune di Isca sullo Jonio, sul lato sinistro del torrente Gallìpari, al confine con il territorio badolatese. Qui è rimasto quasi undici anni, dal 1949 al 1960.

Tornato a Reggio Calabria, sua città di origine, Demetrio Spanò da cantoniere diventò frenatore sui treni merci. Come ha raccontato lui stesso, dopo appena sei mesi di servizio, in un deragliamento del treno su cui prestava servizio, subì un infortunio alla mano sinistra con l’amputazione di alcune dita. In quell’occasione rimase vivo per miracolo.

Il dito anulare fu salvo grazie alla fede nuziale. A séguito di tali menomazioni funzionali, Spanò fu messo a prestare servizio negli uffici del Compartimento di Reggio Calabria, dove mio padre lo andava a trovare spesso e ricordo che un paio di queste volte c’ero pure io con lui.

6 – GIOIE E LUTTI FAMILIARI

Negli anni settanta, per poter prendersi cura a tempo pieno della moglie Caterina, alle prese con un tumore, preferì andare in pensione. Purtroppo, sono valse a poco tutte queste sue assidue premure, poiché il 5 gennaio 1979 l’amatissima compagna di una vita e madre dei suoi due figli è volata in Cielo.

Essendo un uomo tutto d’un pezzo, devoto e fedele ad oltranza e in modo assoluto alla promessa matrimoniale fatta alla “sua signora”, Demetrio ha voluto vivere nella estrema riservatezza e nella solitudine la sua condizione vedovile, allietato solamente dalla presenza di figli e nipoti. Da allora in poi si è limitato a recarsi, quasi quotidianamente, dalla sua casa di Reggio alla sua vicina casetta natìa di Ortì Superiore, dove si è dedicato a coltivare i terreni di famiglia, restando a disposizione di parenti ed amici per qualche lavoretto o altra collaborazione per la comunità del suo paese.

Ha guidato l’automobile fino al 6 gennaio 2020, praticamente fino ai cento anni. Ma potrebbe riprendere in ogni momento poiché la patente è valida fino al 20 febbraio 2021. Cinque anni fa, il 15 maggio 2015, un ulteriore gravissimo lutto ha colpito il signor Demetrio con un’altra prematura morte, quella del secondogenito Domenico, detto Mimmo, il quale, già vedovo nel 2009 di Maria Santoro, ha lasciato due figli, David (1986) e Karin (1988) che poi lo ha reso bisnonno di Rocco nel luglio 2018. Altri due nipoti, Demetrio (1981) e Filippo (1986) gli sono stati dati dal primo genito Giuseppe, detto Pino, e dalla moglie di questi, Caterina Serranò.

7 – I FICHI SECCHI DI COMPARE DEMETRIO

Qualche settimana fa, compare Demetrio, dopo una nostra lunga ed affettuosa conversazione telefonica (in cui mi ha dimostrato di ricordarsi assai distintamente di tutte le persone conosciute a Badolato e dintorni) mi ha inviato un assaggio di fichi secchi provenienti dal suo terreno e dal suo lavoro. Quasi mi avesse letto nel pensiero, poiché sono assai ghiotto di fichi secchi nostrani! Infatti, li desideravo proprio tanto, autentici come una volta e, così, ha saputo restituirmi i nitidi e gustosi sapori dell’infanzia, di quando nel casello di Cardàra la mia famiglia faceva, tra tante altre cose genuine, pure i fichi secchi, semplici o ripieni di mandorle e spezie. E ne faceva davvero tanti che se ne beavano in molti, parenti ed amici, per tutto l’inverno. Che meraviglia! Proprio qualche giorno fa, il figlio Pino mi ha mandato un recentissimo filmino che mostra suo padre al lavoro nella campagna di Ortì Superiore e tra l’altro il video si sofferma proprio sulla raccolta e sulla lavorazione dei fichi secchi, benedetti dal sole dello Jonio e dello Stretto.

Ai fichi secchi ha accompagnato una confezione di squisitissimi dolci locali al bergamotto. Pure questo dono è stato per me più spirituale ed affettivo che fisico o gastronomico, poiché fin dall’infanzia amo così tanto la zona dello Stretto (che, nella sua parte reggina, è appunto la patria del bergamotto), tanto da aver consegnato nel settembre 1999 all’allora Presidente della Provincia di Reggio Calabria, Cosimo Antonio Calabrò, il Progetto CAPO SUD come punta più estrema non soltanto d’Italia ma come terza punta d’Europa assieme a Punta Tarìfa in Spagna e Capo Matapàn in Grecia, valorizzando tutta l’Area dello Stretto che ha un’unica anima e un’eccellente vocazione turistica, quasi al pari per bellezza e attrazioni con il Golfo di Napoli, in tutto il mare Mediterraneo, compreso lo stretto turco del Bosforo.

8 – LA FESTA DEI CENTO ANNI – L’OMAGGIO DEL SINDACO

Giovedì mattina 20 febbraio 2020, nella mansarda panoramica verso lo Stretto di “E’ Hotel” in via Giunchi 6, a nome di tutta la cittadinanza della Città Metropolitana di Reggio Calabria, il sindaco avv. Giuseppe Falcomatà ha festeggiato Demetrio Spanò, assieme ad altre autorità locali, alla presenza dei più intimi familiari, parenti ed amici del neo-centenario. Ha consegnato una targa-ricordo leggendone il seguente testo: “A Demetrio Spanò, cittadino modello, cento anni di vita nel segno dell’amore per il prossimo, della solidarietà, della dedizione al lavoro e alla famiglia. Tanti auguri. Il sindaco di Reggio Calabria avv. Giuseppe Falcomatà – 20 febbraio 2020”.

Poi, così si è espresso nell’intervista trasmessa da ReggioTV la sera stessa e che ancora si può seguire digitando il seguente link: << Il signor Spanò io lo manderei nelle scuole a raccontare ai nostri ragazzi, ai nostri giovani quelle sue esperienze che, con memoria di ferro quasi stesse vedendo ciò che racconta, ci ha comunicato oggi. E’ una gioia, un onore, una ricchezza avere dei nostri concittadini che, anche attraverso i ricordi, tramandino negli anni ciò che è stata la nostra città, ma soprattutto avere dei nostri concittadini che, pure ad un traguardo così importante dei cento anni, dimostrano ancora tantissima voglia di vivere.

Ecco, questo è l’esempio che dobbiamo trarre da giornate come queste. E poi il suo racconto degli anni della guerra e di quelli trascorsi in ferrovia, ma anche il suo rapporto particolare con la nostra azienda di trasporti ATAM … perché credo che sia il più longevo abbonato della nostra città. E soprattutto il legame con il suo paese d’origine, il legame con la sua Ortì tanto che ci ha detto che farà un’altra festa, oltre a quella di oggi, con i suoi compaesani domenica prossima.

Questo, insomma, è un po’ la fotografia del signor Spanò ed è importante che l’Amministrazione onori con la sua presenza questi momenti così essenziali per lui, per la sua famiglia ma sicuramente anche per la collettività.>>

9 – LA PERGAMENA DEL CENTENARIO

La gentilissima signora Jessica Pellicanò (in rappresentanza di “E’ Hotel” dove è avvenuta la festa dei cento anni di Demetrio Spanò) ha poi condotto con grande stile e gestito molto elegantemente la mattinata del magnifico evento, presentando l’alternarsi degli ospiti e degli omaggi al neo-centenario, leggendo, innanzitutto, l’elogio del festeggiato da un’apposita pergamena, nei seguenti termini:

<< Oggi celebriamo i cento anni di Demetrio Spanò, un cittadino di Reggio Calabria che, nel suo piccolo, ha dato e continua a dare onore alla nostra città. Infatti, nel libro “I larici neri” pubblicato nel 1953 dalla crocerossina modenese Alma Giola, il signor Demetrio è descritto in più pagine come un uomo, un marinaio della Regia Marina e un infermiere “degno di elogio particolare” perché “Bravo nel disimpegno delle sue mansioni per sapere e pratica, non è mai stanco, e sa mantenere l’ordine e la disciplina in modo ammirevole. Tutti gli ammalati di lui si fidano e non è poco!”. La frase si riferisce ai tre anni in cui Demetrio Spanò è stato internato nel campo di prigionia tedesca di Zeithain una località della Germania nei pressi della città di Dresda tra Lipsia e Berlino fino a quando i Russi non liberarono tutti nel 1945. Nel libro ci sono altri episodi che descrivono l’ottima personalità espressa dal nostro concittadino nel suo ruolo di infermiere militare nonostante le forti restrizioni di un lazzaretto-lager.

E c’è un altro libro che riporta il ferroviere Demetrio Spanò, quando, con la famiglia, ha trascorso quasi undici anni, dal 1949 al 1960, in un casello tra le marine di Isca e di Badolato, in provincia di Catanzaro, sulla linea ferroviaria jonica Taranto – Reggio Calabria. Il casello era situato al km 323 e ci volle tutto lo spirito di adattamento, quasi pionieristico, pure della ottima moglie Caterina Scaramozzino, appena sposata nel 1950, per resistere lì, in aperta campagna, per tanti anni, senza luce, senza acqua potabile, senza comodità e lontano dai centri abitati. L’autore di tale libro, edito nel 2007, è il giornalista Domenico Lanciano, un compagno di giochi infantili dei figli Pino e Mimmo, poiché pure il padre era ferroviere ed abitava il casello seguente, il n. 324. Alla famiglia Spanò sono dedicate ben 5 intense ed emozionanti pagine di lodi, nostalgia e commozione. Dal titolo “Libro-Monumento per i miei Genitori” si capisce che l’autore intende erigere un “monumento” ai propri genitori ma anche a tutte quelle persone che, come il nostro Demetrio Spanò, hanno formato quella “generazione epica” della ricostruzione dell’Italia distrutta dalla seconda guerra mondiale.

E noi, oggi, vogliamo celebrare con affetto il signor Spanò pure come persona, come lavoratore che ha contribuito alla piena ripresa dell’Italia e della nostra regione, in particolare, dai disastri subìti in quella atroce guerra. E ci vogliamo congratulare per aver vissuto la sua giovinezza e la sua maturità sempre con il senso del dovere e del sacrificio, pensando umilmente al tenace lavoro come mezzo per portare avanti la propria famiglia, allietata dalla presenza di due figli, Giuseppe e Domenico, entrambi nati nella nostra città, l’uno nel 1951 e l’altro nel 1954. Purtroppo, il destino ha voluto privare il signor Demetrio dell’amatissima moglie, nel 1979 in età ancora troppo prematura, e poi nel 2017 anche del figlio Domenico, che riteniamo entrambi presenti qui nell’affetto e nella considerazione di tutti.

E ci sembra assai lodevole la decisione del signor Demetrio Spanò, che ora è anche bisnonno, di voler dedicare alla fedeltà della propria moglie defunta anche il resto della propria vita. Una nobile rarità, specialmente ai nostri tempi in cui la solitudine è qualcosa da sfuggire, mentre per il signor Demetrio è un elemento di sacralità e di devozione al giuramento matrimoniale di fedeltà assoluta. Ci sembra altresì degno di lode pure il fatto che egli, nonostante l’età avanzata, abbia inteso abitare da solo nel suo luogo natìo, quell’Ortì Superiore che spazia il suo orizzonte sullo Stretto, una delle zone più belle del mondo per come è cantata da scrittori ed artisti. Lì è tornato a fare il contadino, ad amare la terra e a rendersi disponibile per chiunque avesse avuto bisogno del suo aiuto per la quotidianità dei suoi parenti e dei suoi amici.

Ci sarebbero tantissime cose da dire su questo nostro concittadino modello che oggi festeggiamo nel traguardo dei cento anni, così tanto ambìto da tutti noi, ma con la salute, la giovinezza che il signor Demetrio mostra di conservare molto saggiamente e serenamente nei suoi occhi e nel suo cuore. Lunga vita a Demetrio Spanò, alle presenti e future generazioni della sua famiglia e a tutti noi! >>

10 – LA FESTA DEI 100 ANNI – OMAGGIO ATAM

L’ATAM (Azienda Trasporti Area Metropolitana di Reggio Calabria) considera, alla prova dei fatti, il neo-centenario Demetrio Spanò come l’abbonato più longevo di tutta la propria utenza. Perciò, nella persona del dott. Francesco Perrelli, Amministratore unico di tale azienda (fondata nel 1928), aveva già patrocinato l’incontro del centenario Demetrio Spanò con gli studenti del Liceo Scientifico “Alessandro Volta” del rione Modena a Reggio Calabria, che ha avuto luogo con tanta emozione e significato sabato mattina 15 febbraio.

Durate la festa dei cento anni che ha avuto luogo all’E’ Hotel, l’ATAM ha voluto donare una targa-ricordo con il seguente testo: <<Al Sig. Demetrio Spanò / il più longevo utente della nostra azienda / per l’affetto e la fiducia dimostrataci. / Reggio Calabria 20 febbraio 2020 – dott. Francesco Perrelli, Amministratore unico>>.

Lo stesso Francesco Perrelli ha poi rilasciato questa dichiarazione alla Stampa: << È stato un onore festeggiare il signor Demetrio Spanò ed i suoi 100 anni di vita e di storia. Un traguardo davvero importante a cui tutti noi partecipiamo sentitamente. Abbiamo voluto consegnare una targa in segno di rispetto e di affetto verso il nostro utente più longevo, ed abbiamo voluto omaggiarlo di un abbonamento annuale con la ripromessa di incontrarci il prossimo anno per rinnovare il dono>> .

11 – L’OMAGGIO DELL’ARTISTA FRANCO DONATO

Ad allietare musicalmente la mattinata ci ha pensato l’artista Franco Donato il quale (affezionato amico di lunga data pure perché abitante nel medesimo rione Borrace Crocevia di Reggio) ha letto in onore del neo-centenario una bella poesia in dialetto reggino scritta per l’occasione.

Eccone il senso del testo (tradotto letteralmente in lingua italiana, senza badare alla rima o alla lunghezza dei versi): << Quanti passi e quante suole di scarpe hai consumato. Quanti saluti di “buongiorno” e “buonasera” sulla strada che ti ha fatto sempre compagnia, sulla strada che è nel cuore di tutti noi e si chiama Borrace Crocevia. La spesa al mercatino, il bus numero 7 ti aiutava a salire e San Giovannello era lì che ti aspettava. E tu con le borse piene di spesa scendevi alla fermata. Quanti quintali di spesa hai portato, quanto amore hai dato ai figli. Ti voglio dire oggi che il tuo rione ti fa festa. Anche le case che ora sono state demolite e non ci sono più. Hai dato esempi di educazione e di umiltà. Hai fatto una camminata lunga lunga e piena di onestà. “La vita – ci hai insegnato – è questa e questa è la verità”. Hai visto terremoti e tanti dispiaceri. Li hai affrontati sempre con forza. Certo, qualche carezza in più la meritavi. Ma il Signore ti ha saputo compensare. Ecco cento candeline, caro Demetrio, ti ha fatto spegnere!>>.

12 – LA FESTA DEI 100 ANNI – I SENTIMENI DEI NIPOTI

Ad omaggiare il nonno c’erano poi pure i nipoti: due (Demetrio e Filippo) del figlio primogenito Giuseppe e due (David e Karin) del secondogenito Domenico. Ma il neo-centenario Demetrio Spanò è anche bisnonno di Rocco, un bel bambino di quasi due anni, figlio di Karin. Dunque quattro generazioni. Purtroppo nessuno dei nipoti vive a Reggio, poiché il lavoro li ha portati a Roma, Milano, Torino e Gioia Tauro (RC).

Per ordine di nascita (1981), il primo nipote Demetrio Spanò ne rinnova il nome, è un eccellente professionista e vive a Torino dove ha un lavoro importante. Con il seguente messaggio, letto durante la cerimonia ufficiale della festa per i 100 anni, così si è rivolto all’amatissimo nonno: <<Ciao Nonno, il regalo migliore che avrei potuto farti, è quello di farti gli auguri con un bell’abbraccio. Il tuo compleanno dovrebbe essere una festa nazionale, perché sei una persona davvero speciale. Come tanti hai i problemi di chiunque, ma riesci a vedere la luce anche se il tunnel è lungo e buio, e la tua famiglia ti vuole davvero tanto bene, nonno! La tua storia è avvincente quanto la trama di un film, quanto un’avventura di fantasia. Mi chiedo: “Ma quale fantasia potrebbe materializzarsi se non prendesse vita dal reale?” Ogni volta che passo a trovarti mi racconti spesso le vicende vissute durante i periodi della guerra, superati con forza e determinazione, raccontati a distanza di anni, come fosse ieri, con tanta ironia, che possono sembrare anche barzellette. Non è stato facile trascorrere quei tempi né forse tantomeno ricordarli e raccontarli oggi, ma ben venga per noi giovani avere delle memorie storiche dalle quali si possa trarre il buon senso di Vita. Spero di poter avere la stessa energia e la passione per la vita che hai tu in questo momento. Buon compleanno al nonno più attivo del mondo. Concludo con questa piccola riflessione: “Tutti i nonni sono una fonte d’ispirazione per la nostra vita ed è fondamentale amarli ed apprezzarli non soltanto in occasioni speciali come il loro compleanno”. Auguri, anche a nome degli altri nipoti. Tuo Demetrio>>.

13 – LA FESTA DEI 100 ANNI – I SENTIMENTI DEL FIGLIO PINO

A conclusione degli interventi, Pino Spanò, il primogenito del neo-centenario, ha voluto parlare per ultimo, quasi a siglare, con le sue parole, la festa per i cento anni di papà Demetrio. E lo ha fatto, assai commosso, esprimendo i seguenti sentimenti:

<< Buongiorno a tutti! Desidero ringraziarvi per la partecipazione e presenza per i cento anni di mio padre. Ringrazio il sindaco, avv. Giuseppe Falcomatà e il suo staff, il professore Eduardo Lamberti-Castronuovo, direttore della “Clinica Di Blasi” e direttore dell’emittente televisiva “ReggioTV”, il dottore Francesco Perrelli, amministratore unico di ATAM, il dottore Francesco Marra e tutti i presenti. Voglio complimentarmi con mio padre per vari motivi; perché con la sua serietà ed onestà è stato un uomo lungimirante ed è riuscito a leggere un libro di vita di 36.525 pagine, libro che in cento anni è stato pieno di sacrifici, gioie e dolori. Penso, con mia modestia, che la sua data di nascita 20-02-1920, oggi, 20-02-2020 è riuscita a farla diventare “palindroma”; sarà l’unico probabilmente del pianeta a vantarsi del “guinness dei primati”. Tale data sarà avvalorata ancora di più alle ore 20,20 di stasera. Grazie, papà, di essere stato sempre presente con grande amore nel bisogno della famiglia e di averci saputo educare soprattutto con il tuo esempio. Un pensiero speciale va a mia madre Caterina e a mio fratello Domenico perché, anche loro, assieme agli angeli del paradiso, sono qui a festeggiarti. Come vedi, qui oggi ci sono tutti, pure i tuoi nipoti, sangue del tuo sangue ed eredi di tutte le tue virtù. Ti auguro, da domani, di iniziare un altro libro e di poter, tutti insieme, fare onore ai tuoi 105 anni, con l’augurio dei 110 e, perché no?… battere il record dei 146 anni, attualmente in vigore. Grazie a te, a tutti, tuo figlio Pino.>>

14 – IL TAGLIO DELLA TORTA

Demetrio Spanò, neo-centenario, ovunque sia stato in Calabria, ha lasciato limpide amicizie, profondo affetto, devoto rispetto e grande simpatia. Specialmente nei quasi undici anni in cui ha lavorato (tra il 1949 e il 1960) sulla ferrovia tra Badolato e Isca sullo Jonio. In questa zona ha intessuto durevoli amicizie con i colleghi e le loro famiglie e vi si è legato con vari comparaggi, rimanendo in contatto in tutti questi decenni.

Tanto è che proprio da questa zona della provincia di Catanzaro, il 20 febbraio 2020 sono andati a Reggio alcune famiglie di suoi “figliocci” (come i fratelli Tonino e Teresa Caporale, oggi affermati professionisti) per omaggiarlo nella lieta occasione dei suoi cento anni. Pur essendo lontano quasi 650 km e impossibilitato ad andare a Reggio, ho seguìto molto da vicino il figlio Pino nei preparativi del “Grande Giorno” dei cento anni di suo padre. Nelle vesti della “Università delle Generazioni” ne ho curato pure un comunicato-stampa e l’abbondante rassegna-stampa sul “magico” evento.

Come ti accennavo all’inizio di questa lettera, pure con la mia famiglia paterna intercorre un “comparaggio” risalente al 1954. Ma, personalmente, al di là della devozione dovuta al comparaggio, io stimo, ho sempre ammirato e voluto bene a Demetrio Spanò e alla sua famiglia per la loro immensa bontà, gentilezza e signorilità. Ovunque io sia andato, in Italia e all’estero, non ho mai trovato il rispetto, la mitezza, il garbo, l’affabilità, l’onestà e l’affidabilità di Demetrio Spanò e famiglia. Carattere, indole, temperamento ed altre belle doti che distinguono solitamente gli abitanti della provincia di Reggio Calabria. Ovunque si trovino, pure in Australia, come ho potuto constatare quando sono andato in Adelaide e dintorni nel 1995. Il popolo reggino ha un così eccezionale e tanto sacrale senso dell’amicizia che si distingue da qualsiasi altro.

Se amo tanto la provincia di Reggio e, in particolare, l’area dello Stretto, lo devo anche a persone davvero tanto straordinarie come Demetrio Spanò e la sua famiglia, ma anche per tanti altri che ho avuto la fortuna e l’occasione (spesso l’onore ed il privilegio) di conoscere e frequentare. E poi tanto mi piace l’accento del suo parlare e del suo porsi.

A parte, ovviamente, la struggente bellezza del suo territorio, in particolare di quella zona di “Capo Sud” per cui ho speso volontariamente parecchie mie energie (tempo, salute, economia, ecc.) dal 1999 in poi, per valorizzarla internazionalmente il più possibile, raggiungendo risultati incoraggianti ma non ancora sufficienti e adeguati alle enormi, irripetibili e originali potenzialità. Pensa, Tito, che nella provincia di Reggio e, in particolare, nell’area dello Stretto mi sento come a casa. A mio perfetto agio. Forse perché ho frequentato questa zona fin da bambino, per vari e lieti motivi personali e familiari. Fatto sta che è la zona al mondo che prediligo.

La luce, i profumi, i panorami, l’umanità dello Stretto mi hanno conquistato fin dall’infanzia, pur provenendo da un luogo, come Cardàra, dove le beatitudini non mi mancavano. Ma l’Area dello Stretto ha sempre avuto un’attrazione particolare che è rimasta sempre tale nel corso dei miei decenni. E così il fascino del dialetto reggino, la cordialità delle persone e quell’intatto sapore della Storia primigenia che mi ha sempre restituito l’autenticità di valori e sentimenti che mi necessitano per sentirmi più vivo e vero.

Nessun luogo al mondo mi ha dato felicità come l’Area calabro-sicula dello Stretto. Tanto è che chiamo “zia Sicilia” l’isola trinacria. Nemmeno Roma che pur nel periodo universitario pensavo fosse il mio luogo prediletto, probabilmente per la vivacità socio-culturale internazionale. Ma, alla fine, crescendo e facendomi adulto, ho avuto bisogno di tornare alle meraviglie dello Stretto a quel luogo che poi ho chiamato “Capo Sud” … il luogo del cuore, il luogo dell’infinito.

Oggi, celebrando i cento anni del compare Demetrio Spanò, ritrovo quella gioia, a parte la stima immensa ed il profondo affetto per la persona e la famiglia. Ritrovo persino la gioia di quel mese d’agosto 1960 trascorso nella colonia estiva dei ferrovieri a Gambarie, quando avevo appena dieci anni. Tante, troppe cose di cui sento, alla fin fine, di non poter fare a meno per essere semplicemente “felice”. “Felice” come penso sia sempre stato nel suo intimo (nonostante problemi e lutti) Demetrio Spanò, poiché nessuno come lui ha potuto assaggiare quella “felicità” dei giusti che si basa nella perfetta onestà e nell’incapacità a pensare o a fare male, anche il più piccolo ed insignificante sgarbo. Una filosofia di esistenza e di vita che ha radici antichissime e che ancora, nonostante modernità e globalizzazione, l’enclave reggina conserva. Bene!

15 – LA FESTA DEI 100 ANNI AD ORTI’ SUPERIORE

Caro Tito, a vedere il video sonoro della cerimonia avutasi nella bella chiesa di Maria SS. del Rosario, le foto della festa sociale e quelle degli omaggi ricevuti da Demetrio Spanò domenica scorsa 23 febbraio 2020 ad Ortì Superiore (suo borgo natìo e di vita rurale) ho la riprova e la felicità di condividere i grandi sentimenti di affetto, di stima e di rispetto con tutto un paese verso il neo-centenario. Infatti, su una delle tre ceramiche a lui donata (rappresentando uno scorcio del borgo e due spighe di grano) c’è scritto: << Ad un uomo straordinario pieno di valori e di grande umanità, la cui vita è testimonianza di profondo amore e rispetto per tutti noi – Spanò Demetrio, Ortì 20.02.2020, 100 anni. Auguri di cuore dal paese di Ortì >>.

Il signor Demetrio, fin da bambino ha esercitato la musica nella banda “A. Santamaura” del suo paese, Ortì Superiore, fondata nel 1860, sicuramente una delle più antiche formazioni d’Italia ancora operanti. Domenica scorsa, dopo la messa di ringraziamento per i suoi cento anni, Spanò ha diretto un piccolo concerto in suo onore nella chiesa e il direttore della formazione bandistica gli ha donato una ceramica-ricordo che rappresenta l’emblema del gruppo, antico di ben 160 anni. Una invidiabile tradizione.

Dopo la cerimonia religiosa, presieduta dal parroco Francesco Marrapodi, in un altro locale addobbato a festa, la comunità di Ortì si è stretta allegramente attorno al neo-centenario che è stato subissato di tanti doni e di numerose altre manifestazioni di affetto e di esultanza. Non poteva mancare un ricco e colorato buffet che, offerto dallo stesso neo-centenario, evidenziava pure l’effetto e l’affetto tricolore dei confetti, poiché ad Ortì il signor Demetrio è considerato un patriota. E, per dare l’idea del meraviglioso clima creatosi per i festeggiamenti del loro compaesano, riporto uno dei tanti messaggi che Pino, il figlio di Demetrio Spanò, ha ricevuto sul suo telefonino: << Veramente meraviglioso. A dir poco emozionante vedere i suoi occhi brillare di gioia. Un esempio da seguire. Un amore da continuare. Una fede da non perdere: Trasmetti da parte mia un abbraccio caloroso al tuo meraviglioso PAPA’>>. Tante altre frasi simili Pino ha ricevuto, come conferma che l’evento di Ortì ha davvero fatto vibrare anima e cuore di una piccola ma fervente comunità.

Ortì Superiore è considerato un “balcone sullo Stretto” e gode di una posizione, una fertilità ed un clima davvero invidiabili. Sicuramente tutte queste meraviglie avranno aiutato Demetrio Spanò a raggiungere e superare i cento anni, assieme al suo frugale stile di vita (quasi ascetico della prescrizione benedettina di “ora et labora” prega e lavora). Seguendo il racconto che ne fa wikipedia Ortì Superiore sembra essere un borgo storicamente assai unito nella sua comunità.

Con i suoi attuali 700 abitanti circa Ortì, insieme a Terreti, Arasì, Straorino e Cerasi forma il territorio della 11ma circoscrizione del comune di Reggio Calabria. L’abitato è situato in zona collinare a circa 20 km di strada dal centro storico di Reggio, ad un’altitudine di 650 metri sul livello del mare ed è, quindi, quasi equidistante tra Reggio e le piste da sci di Gambarie. Una posizione ideale poiché respira l’aria del mare (da cui dista soltanto 4 km a linea d’aria) e l’aria della vicinissima montagna. Il suo affaccio sullo Stretto di Messina lo rende uno dei luoghi più suggestivi e paesaggisticamente affascinanti non soltanto del reggino ma di tutta la spettacolare zona dello Stretto. Infatti nelle giornate in cui l’aria è più tersa si distinguono chiaramente sia il vulcano Etna, a sud ovest, che l’arcipelago delle Isole Eolie, verso nord (in particolare l’isola de Stromboli, altro vulcano attivo).

L’idea che mi sono fatto è che ad Ortì Superiore Demetrio Spanò sembra essere affettuosamente il nonno di tutti ed anche per questo molto amato e coccolato. Un simbolo. Pure perché, a memoria d’uomo, è il primo centenario del suo paese natìo. Così come risulta essere il primo centenario pure del Quartiere San Giovannello (Via Borrace Crocevia) della città di Reggio dove ha l’abitazione familiare.

Domenica scorsa 23 febbraio, a capo della tifoseria di Ortì Superiore c’era la signora Rosetta Furfari (nella foto) la quale ha letto al signor Spanò una specie di “cronistoria” della sua presenza storica e sociale nel borgo. Traggo da tale “cronistoria” alcune notizie che ignoravo e che, messe qui di seguito, possono completare meglio il quadro di una vita centenaria. Il festeggiato Demetrio Spanò è terzogenito di Giuseppe e Fortunata Calabrese, nato dopo Filippo, Domenico e prima dell’amatissima sorella Elena, per la cui salute ha rifiutato un ben remunerato lavoro di infermiere in Russia. Praticamente questa scelta gli ha cambiato il destino. Come spesso è accaduto o accade a ciascuno di noi per un improvviso “binario deviato” (tanto per dirla nel gergo ferroviario).

La molto dinamica signora Rosetta Furfari (che tra l’altro ha scritto libri, ha fondato e gestisce un raro “Museo della Seta”) nella sua relazione si sofferma sull’indole forte e l’ottimo carattere del giovane Demetrio, il quale, con grande rammarico (ma anche perché non aveva santi in paradiso) si è dovuto fermare alla terza elementare nel suo corso di studi. Per poi iscriversi, a otto anni, alla scuola di musica della vicina Ortì Inferiore, dove si è specializzato nel suono del clarinetto, entrando a far parte, ancora pre-adolescente, nella gloriosa banda di Ortì Superiore, fondata nel 1860. La storica banda che lo ha omaggiato, festeggiato e rallegrato in chiesa, domenica mattina 23 febbraio 2020, avendo come direttore il maestro Roberto Caridi, vice Nuccio Porcino e capobanda Angela Caridi. Seguendo il video di tale speciale omaggio musicale della “sua” banda, ho visto un Demetrio Spanò davvero felice, come si può essere felici nell’abbraccio della propria casa, del proprio popolo, della propria comunità.

I festeggiamenti al neo-centenario Spanò avutisi ad Ortì Superiore sono stati oggetto di un servizio televisivo della durata di circa 5 minuti realizzato dalla gentilissima giornalista Francesca Laurendi dell’emittente interregionale ReggioTV (RTV – Canale 14). Lo si può rintracciare sugli spazi “facebook” di ReggioTV oppur su “youtube”. Tale servizio andrà in onda mercoledì 26 febbraio 2020 nei tre appuntamenti ordinari dell’emittente.

In una conversazione telefonica intercorsa, questo pomeriggio, con la molto sensibile collega Francesca Laurendi, costei ha condiviso con me la percepita e netta sensazione che la persona stessa del neo-centenario Demetrio Spanò abbia un che di “ieratico” … di interiormente “pulito” e, meglio, “terso”. Sicuramente, in tutto e per tutto, un fulgido esempio per le presenti e le future generazioni. Perciò, spero tanto che sul neo-centenario Demetrio Spanò possa essere pubblicato, prima possibile, un apposito libro o almeno un opuscolo perché ne resti vivificante testimonianza, data la enorme valenza umana, sociale e storica.

16 – QUATTRO GENERAZIONI DI FERROVIERI

Il neo-centenario Demetrio Spanò, appena festeggiato a Reggio Calabria città giovedì 20 febbraio e a Ortì Superiore domenica 23, è ferroviere di seconda generazione, poiché il padre Giuseppe (nella foto assieme alla moglie Fortunata Calabrese) è stato ferroviere (come addetto agli scambi dei binari) negli Stati Uniti nei primi decenni del secolo scorso. Pure lui è stato longevo ed avrebbe sicuramente raggiunto i cento anni se non fosse incorso in una banale caduta che gli ha procurato la rottura del femore, che, a quell’epoca, per gli anziani significava morte sicura.

Terza generazione di ferrovieri sono stati entrambi i figli di Demetrio, Giuseppe (capotreno) e Domenico (capostazione e poi revisore superiore). La quarta generazione di ferrovieri è, adesso, rappresentata dal giovane Davide Spanò figlio di Domenico che fa il macchinista con Trenord, rete ferroviaria diffusa in Milano e Lombardia.

Reggio Calabria è città di ferrovieri, pure per il suo essere sede di Compartimento ferroviario (che ai tempi di mio padre e di Demetrio Spanò si spingeva fino a Battipaglia sulla linea tirrenica e fino a Metaponto sulla costa jonica). Non dimentichiamo inoltre che proprio a Reggio esistevano ed erano fiorenti le OMECA (Officine Meccaniche Calabresi) per la produzione di materiale rotabile ferroviario (elettrotreni, locomotive, automotrici, ecc.). Fondate nel 1961 ebbero fino a 600 dipendenti per poi essere ridimensionate enormemente quando nel 2015 passarono alla società giapponese Hitachi Rail SpA.

Vita breve e tormentata (dal 1989 al 2001) ebbero pure le faraoniche “Officine Grandi Riparazioni” ferroviarie di Saline Joniche (a circa 50 km da Reggio C.). Adesso si aspetta l’arrivo a Reggio del TAV (Treno ad Alta Velocità). Pare che il governo attuale abbia previsto il proseguimento della cosiddetta “Alta Velocità” da Salerno (dove già arriva da un pezzo) proprio fino a Reggio (per poi proseguire verso Palermo).

17 – IL NONNO-PAPA’ GIUSEPPE … MIRACOLATO

Parlandomi del nonno di cui rinnova il nome, Giuseppe Spanò (classe 1951, primogenito di Demetrio neo-centenario) mi ha raccontato un aneddoto particolare. Questo suo nonno paterno lavorava come ferroviere negli Stati Uniti (guardia-blocco negli scambi) ed è tornato in Italia proprio per arruolarsi volontario nel Regio Esercito Italiano per contribuire alla vittoria dell’Italia nella grande guerra 1915-18. Tanti gli atroci episodi di guerra che andava narrando per ammonire sulla tragicità dei confitti armati. Mai più guerre, davvero!

Un episodio ha del miracoloso. Infatti, nonno Giuseppe (nato il 21 luglio 1889) mentre era al fronte in un rifugio di trincea, gli è parso di vedere Sant’Antonio da Padova che lo sollecitava ad uscire da quel rifugio. Intuendo un imminente pericolo, ha immediatamente riferito tale messaggio al suo comandante, il quale, però, ha preso in giro e addirittura redarguito il soldato Spanò ordinandogli di tornare nel rifugio. Passati alcuni minuti, un’altra volta ha avuto la visione di Sant’Antonio che lo sollecitava ad uscire da quel rifugio.

Così nonno Giuseppe è uscito di nuovo per avvisare un altro comandante, superiore in grado di quello precedente. Ma appena Giuseppe si è allontanato dal rifugio, una bomba austriaca è caduta proprio sopra uccidendo tutti coloro che erano dentro, compreso il comandante compreso che lo aveva burlato. I comandi superiori, appena appresa la notizia dell’apparizione di Sant’Antonio, hanno dato al soldato Giuseppe Spanò di Reggio Calabria una licenza-premio di quindici giorni per recarsi a casa dalla sua famiglia. Da miracolato. Da allora in poi Giuseppe Spanò è rimasto devoto sempre a Sant’Antonio da Padova.

18 – DEMETRIO SPANO’ L’UOMO DEL GIORNO SUI “SOCIAL”

Caro Tito, da come ho potuto io stesso constatare e da come mi è stato riferito da fonti affidabili, pare che il neo-centenario Demetrio Spanò abbia occupato buona parte della stampa calabrese e dei cosiddetti “social” (facebook, youtube, whatsapp, twitter, instagram, ecc.) giovedì 20 febbraio e nei giorni seguenti. Tanto che lo possiamo considerare sicuramente “L’uomo del giorno”. Infatti, risultano molte decina di migliaia gli interventi, gli scambi e i contatti sulla notizia del più famoso e festeggiato centenario di Reggio Calabria di quest’ultimo periodo.

Che io sappia, per averne trovata documentazione, ne ha scritto in cartaceo la “Gazzetta del Sud” il più diffuso quotidiano della Calabria sabato 22 febbraio nella pagina di Reggio. E i seguenti portali e siti giornalistici web hanno riportato (per intero o rielaborati) i due comunicati-stampa emessi (uno dall’ATAM (azienda trasporti area metropolitana di Reggio C.) e uno da me come “Università delle Generazioni”) nella giornata di venerdì 21 febbraio 2020.

Tanto per avere un’idea, trascrivo qui di seguito (in ordine alfabetico) le dieci testate giornalistiche web che hanno riportato la notizia inviata alla stampa dall’ATAM: atam.rc.it, calabriareportage.it, deliapress.it, eccellezzemeridionali.it, ilmetropolitano.it, noidicalabria.it, reggiotoday.it, strettoweb.com, strilli.it, tgcal24.it … mentre cinque sono i giornali web che hanno riportato la notizia lanciata dall’agenzia-stampa informale “Università delle Generazioni”: giornaledicalabria.it, ilReventino.it, soveratoweb.com, reggio.gazzettadelsud.it e 247.libero.it … quattro sono quelli che hanno miscelato il testo ATAM con il testo dell’Università delle Generazioni: reggiotv.it, calabria.live, virgilio.it e il cartaceo della “Gazzetta del Sud”.

Mi sembra, tutto sommato un buon risultato per una simile notizia di “cronaca bella e positiva” in un contesto giornalistico dove solitamente è la cronaca nera o quella politica che s’impongono ed occupano quasi tutto lo spazio disponibile dei mezzi di comunicazione di massa. Invece, la gente ha bisogno di sapere che si può arrivare e superare i cento anni in piena salute, addirittura lavorando, come Demetrio Spanò.

19 – SALUTISSIMI

Caro Tito, con questa lettera n. 271 spero di averti dato almeno un’idea sulla semplice ma grande e compìta personalità umana e sociale di Demetrio Spanò neo-centenario. Se non è sufficiente tale descrizione, aggiungo che sono orgoglioso di essere “calabrese” proprio per persone come lui e come alcune altre che incarnano la vera “eterna” anima della Calabria più vera ed autentica.

Ed io saluto te e i nostri lettori con questa foto in cui il neo-centenario Demetrio Spanò, il figlio Pino e il sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà sono al brindisi finale del magnifico e festante evento che ha avuto luogo il 20 febbraio 2020 nella mansarda panoramica di “E’ Hotel” sullo Stretto.

di Domenico Lanciano

[Pubblicato su autorizzazione dell’autore e tratto da CostaJonicaWeb.it, Quotidiano on line per Calabria e Sicilia – Editrice “Associazione MaryWebEventy” – Messina] – La maggior parte delle foto “storiche” mi sono state fornite da Giuseppe Spanò di Demetrio, altre sono state prese dal web, mentre quelle di migliore qualità tecnica sono di Nicola Vincenzo Santucci (capotreno in pensione di Trenitalia, classe 1954, che vive a Melito Porto Salvo – RC – e che ringrazio anche qui).

di: La redazione

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