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Il Comitato Pro Ospedale del Reventino: pronti ad azione giudiziaria per salvare l’ospedale

Il seguente comunicato stampa del Comitato Pro Ospedale del Reventino, e del suo presidente Antonio Maida, intende mettere in evidenza i gravi disservizi che le scelte aziendali provocano agli utenti dell’ospedale di Soveria Mannelli, nonché dichiarare la propria determinazione ad avviare un’azione giudiziaria, come ultimo tentativo per invertire un trend negativo che investe la sanità del nostro territorio, con l’auspicio che sia sorretta dai sindaci e dai cittadini.

<< Purtroppo ci risiamo, arriva l’estate e qualcuno ritiene di poter disporre dei pochi mezzi ai quali è relegato il nostro ospedale come da un pozzo d’acqua si attinge per irrigare campi altrui. Con irriverente consuetudine è stato riavviato l’odioso ed indisponente rituale dei trasferimenti “ad functio”, rendendo praticamente orfani reparti del nostro ospedale già a corto di personale e recentemente attenzionati nel dibattito pubblico dell’11 maggio scorso, nel corso del quale avevamo ammonito la dirigenza aziendale dal ripraticare certe disposizioni.

Da sempre abbiamo dimostrato sufficiente disponibilità e comprensione, ma nei nostri momenti di emergenza non si è mai disposto l’invio di unità suppletive da Lamezia a Soveria Mannelli, mentre viceversa ogni emergenza dell’ospedale lametino è stata compensata con discutibili e pericolose disposizioni, alcune delle quali in deroga a qualsiasi legge, regolamento, tutela sindacale, nate provvisorie e successivamente divenute definitive, spesso verbali e neanche accompagnate da un ordine di servizio scritto.

Lungi da noi avviare ridicole contese da “guerra tra poveri”, anche Lamezia ha subito e subisce atti quotidiani che ne minano l’importante funzione, ma non è certo ridicolizzando l’esistenza stessa della struttura del Reventino che si può pensare di risolvere problemi organizzativi seri, creando una sorte di stagionalità sanitaria, che dovrebbe far vergognare tutti, dal Commissario all’ultimo addetto Asp.

Quest’anno il bilancio si aggrava, in quanto, per effetto delle note quiescenze di personale, invece di adottare provvedimenti di urgenza atti a tamponare le falle del mancato turn-over, ci si arrende sopprimendo di fatto reparti e servizi, rendendo instabili e pericolosi i pochi presidi rimasti.

Cominciamo ad avere certezze circa l’accettazione del Direttore Sanitario Tommasello dell’incarico presso altro presidio, avendo conosciuto e stimato la persona riteniamo che sia una circostanza da rendere presente a chi sarà incaricato d’indagare sulla complessa vicenda che ha portato, di fatto, al coma del nostro ospedale.

Parliamoci chiaro, siamo nati antagonisti ad un sistema incomprensibile di gestione della cosa pubblica, abbiamo rafforzato negli anni la nostra convinzione che a gestire l’emergenza debba essere una classe dirigente capace di risolvere i problemi e non solo di recepire ed attuare i regolamenti, rispondere all’esigenze della popolazione e non atta ad ingraziarsi questo o quello schieramento politico, ponendosi come unico obiettivo la riconferma dell’incarico.

Stanchi di tutto questo, avendo perseguito con pedissequa caparbietà ogni forma di contrattazione sociale con l’azienda e la politica che la sorregge, abbiamo deciso di affidare la questione all’autorità costituita affinché intervenga laddove la nostra umile missione non ha avuto sufficiente forza e capacità d’incidere.

Non la viviamo come una sconfitta, siamo orgogliosi del lavoro svolto fino ad oggi, ma essendo da tempo giunti all’età della maturità non possiamo consentire ad alcuno di trattarci come una comunità di Balù, continuiamo ad assistere a fastidiose disparità di trattamento, dove ospedali che non hanno mai brillato né avuto un minimo della storia ed organizzazione sanitaria del nostro presidio, si vedono continuamente assegnate quelle poche risorse disponibili, mentre noi siamo e rimaniamo invisibili a qualsiasi logica di condivisione.

Ci appelliamo altresì al senso di orgoglio delle amministrazioni comunali di tutto il Comprensorio, affinché l’azione giudiziaria sia sorretta dalla testimonianza di tutta la popolazione del Reventino e la si smetta una volta per tutte di pensare che esistano comunità più o meno importanti e soprattutto soluzioni così banali quanto sovversive. >>

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di: La redazione

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