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I megaliti di Campana in Sila: l’elefante e il soldato, meraviglie rocciose da scoprire

Dopo vari tentativi andati a vuoto, per i motivi più disparati, si è concretizzata la possibilità di effettuare una visita a due grandi formazioni rocciose presenti in località Incavallicata del Comune silano di Campana, in provincia di Cosenza.

Si tratta di due grandi megaliti il primo dei quali raffigura un “Elefante” e il secondo un “Soldato” di dimensioni enormi, di cui resta però solo la parte inferiore del corpo. Al di sotto di questi due grandi monoliti sono scavate delle grotte, di misura diversa, che potrebbero far pensare ad una frequentazione preistorica di questa località. Ma a tal riguardo mancano conferme, né mai sono stati effettuati studi approfonditi o svolte ricerche per raccogliere riscontri materiali utili per una datazione.

La meraviglia è grande già arrivando dalla tortuosa, ma sostanzialmente in buone condizioni, strada che alla località conduce da Camigliatello Silano costeggiando prima il Lago Cecita e poi svoltando a destra in direzione di diversi comuni tra cui Campana ad un paio di chilometri dopo esser transitati davanti a Centro Visite Cupone dell’ex Corpo Forestale dello Stato.

La strada passa attraverso boschi costituiti da alberi maestosi e stupefacenti: è la stessa che conduce alla Foresta della Fossiata, uno dei boschi più affascinanti dell’intero altopiano silano.

Ma a stupire gli occhi è la maestosità di questa roccia, che, comunque la si pensi, si presenta con l’aspetto di una enorme statua scolpita raffigurante il più grande mammifero terrestre, un elefante.

Il primo ad interessarsi di questo megalite, negli ultimi due decenni, di entrambi a dire il vero, e con costante interesse, è stato, ed è ancora, l’architetto Domenico Canino a cui sono grato per la totalità delle informazione su queste due “formazioni” rocciose.

Egli è convinto fortemente che le due “sculture” siano entrambe dovute all’opera di uomini preistorici, ad una specie di artigiani-artisti che non fecero altro che rappresentare, quasi per ringraziamento, un Elefante sicuramente presente, è sempre Canino che lo sostiene, in Sila e a sostegno di ciò egli cita i recenti ritrovamenti, settembre-novembre 2017, di vari resti fossili di un Elephas Antinquus sulle rive del Lago Cecita apparse alla vista di visitatori casuali per il ritiro delle acque durante la scorsa estate.

E, a maggior rafforzamento della sua teoria,  egli ricorda che l’esemplare rinvenuto lungo il Cecita è proprio del tipo raffigurato a Campana: a conforto di ciò egli ricorda le misure dell’elefante di pietra e dei resti messi al sicuro durante gli scavi e ora sottoposti a nuove indagini scientifiche più approfondite e a studi appropriati presso l’Università del Molise.

Le misure dell’elefante di Campana, alto m 5,80, coinciderebbero con quelle ipotizzate dai primi esami dei fossili provenienti dal Cecita: alto al garrese circa 4 metri e con le zanne lunghe circa tre metri. “Quasi il gemello dell’elefante di Campana” ha affermato il Canino in una recente intervista. Tra l’altro la distanza tra le rive del Lago Cecita e la località Incavallicata è soltanto di pochi chilometri in linea d’aria. E noi dobbiamo immaginare l’altopiano silano non come appare oggi, una immensa foresta, bensì costituito da una diffusa savana con alberi di basso fusto e enormi praterie d’erba. L’habitat naturale per uomini preistorici dediti alla caccia e alla lotta per la sopravvivenza. In questo mondo gli stessi elefanti costituivano probabilmente una fonte di cibo ed è facile immaginare quanto fosse preziosa la loro presenza, oltre che per l’alimentazione insieme ad altre specie cacciabili, anche per l’uso che poteva farsi dell’avorio per realizzare utensili e gioielli nonché come merce di scambio.

Utilizzo le parole dell’architetto Canino per rendere “visibile”, agli occhi di chi legge e non è mai stato sul posto, la figura dell’elefante:

<<…Le intemperie ed il tempo hanno cancellato molti particolari delle statue, rendendole meno riconoscibili ad occhi non esperti. Infatti c’è solo una zanna ed un solo occhio sul lato sinistro e dall’altra parte c’è una forte cavità… quindi i particolari non ci sono (sono andati perduti, aggiungo io), ma davanti c’è una testa con due orecchie, sinistra e destra, una proboscide che è un gioiello di modellazione scultorea su pietra. Gli scultori da me (è sempre Canino che parla) consultati affermano che c’è stata sulla proboscide “incisione, modellazione, stondatura e levigatura della pietra”. Ma l’elemento più importante, che toglie ogni dubbio è che l’elefante ha tutte e quattro le zampe emicilindriche ben modellate e visibili, due sul lato destro, due su quello sinistro. La zampa posteriore sinistra è ritratta in flessione, cioè l’elefante è ritratto in movimento!!! E nessun vento scolpisce in simmetria>> .

Le aspettative di chi li conosce e vorrebbe ascoltare parole più chiare su questa realtà finora sono andate deluse. Ma è proprio il ritrovamento dell’Elephas Antiquus sulle rive secche del Cecita a rinfocolare le speranze che si cerchi di far luce su questa, che comunque la si  pensi, è una realtà per l’altopiano silano e per il Comune di Campana che da sempre si batte per aver un riconoscimento ufficiale da parte delle Autorità Scientifiche preposte, ai grandi megaliti presenti sul suo territorio.

Le prime ipotesi sui resti messi in salvo nella campagna di scavi dell’estate-autunno 2017 parlano di una possibile datazione compresa fra 700.000/40.000 anni fa quando la Calabria si presentava con un paesaggio del tutto diverso da quello che conosciamo oggi.

Tutto questo fa intuire e prospettare un quadro davvero nuovo che necessita di studi e approfondimenti non solo archeologici, ma anche antropologici e naturalistici  che lascia aperta la porta a possibili nuove scoperte e nuovi scenari di indagini.

Non resta che attendere, per ora, che arrivino a conclusione gli studi in corso presso l’Università del Molise che certo metteranno un punto fermo sulla presenza dell’elefante, in quanto specie, sull’altopiano silano.

 

di Gabriele Emilio Chiodo

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di: Gabriele Emilio Chiodo

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