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Fermiamo la “dis-fatta” della nazione: l’Italia fu fatta e fu fatta con innumerevoli sacrifici e perdite

di Angelo Falbo –

L’Italia s’è desta? Fermiamo la “dis-fatta” che può essere avviata per via referendaria.
Ducati, “Ducatelli”, Granducati, Regni, “Regnetti” e Stato Pontificio ve li ricordate?
La Penisola Italiana per secoli ha avuto avventurose invasioni e divisioni. Fino ai primi dell’800. La Rivoluzione Francese diffuse radicali idee (illuministe ) di Unità e di Indipendenza dei Popoli. Con Costituzioni e rivendicazioni di superamento della Monarchia, per avere forme Istituzionali Repubblicane. L’Italia unita si è fatta a tappe. Prima Guerra di Indipendenza condotta dal Regno Sabaudo contro gli Austroungarici 1848 (i Borboni coraggiosamente si ritirarono!): fu una sonora sconfitta. Seconda Guerra di Indipendenza in collaborazione con Napoleone-1859: fu una vittoria a metà, che consenti però di ottenere la Lombardia. Le regioni centrali si aggregarono con i “plebisciti”. Con la spedizione dei Mille si aggiunsero le terre meridionali consentendo una vasta unificazione e la proclamazione del Regno Unito d’Italia 1861. Terza Guerra di Indipendenza, vittoriosa: si ottenne il Veneto (1866), Occupazione dello Stato Pontificio nel 1870 (Breccia di Porta Pia) Roma è capitale. Mancano i territori istriani e parti trentine. Ci volle un’altra Guerra, la quarta di Indipendenza, (1915-18) più giustamente chiamata Grande Guerra o Prima Guerra Mondiale.

In ognuno di questi avvenimenti bellici sono morti generosamente per “fare l’Italia” (la Patria) patrioti finiti sulle pagine di storia e centinaia di migliaia di giovani rimasti senza alcun riconoscimento. Durante la Prima Guerra Mondiale (0 quarta di Indipendenza) si contarono oltre 600.000 mila morti e oltre un milione di mutilati. In gran parte provenienti dalle Regioni Meridionali. Chiamati a combattere sui fronti alpini (giovani che dalla Sicilia e dalla Calabria non avevano mai varcato neppure i confini dei loro rispettivi paeselli), motivati con sentimenti patriottici (e la Patria non l’avevano mai conosciuta!) e invogliati di avere, al ritorno, la “distribuzione delle terre”, per sfamare le proprie famiglie e per affrancarsi dalle forme di ataviche sudditanze. Ogni località testimonia nelle lastre di marmo dei Monumenti ai Caduti lunghi elenchi di giovani immolatisi alla Patria… (chi vi si reca in questi giorni, in occasione delle Celebrazioni del 4 Novembre fa bene a soffermarsi e scorrere l’elenco…).

Dunque, l’Italia fu fatta e fu fatta con innumerevoli sacrifici e perdite, materiali e umane. Altre Nazioni con cui ci confrontiamo, avevano secoli di storia da “Nazioni” non siamo però riusciti a “fare gli Italiani”, come qualcuno aveva temuto e invocato. Le diseguaglianze territoriali c’erano alla partenza, ma sono divenute ora insostenibili. Le diseguaglianze sociali c’erano alla partenza, ma negli ultimi anni si sono rese insopportabili. E nell’anno dei 100 anni di Caporetto dopo gli immani sforzi di riprenderci da una delle più emblematiche sconfitte della nostra storia, in parte lavata dalla controffensiva del Piave…
Quando le statistiche presentano i duri conti delle sofferenze sociali, dal blocco demografico, all’emarginazione di tre-quattro generazioni di giovani, in una Italia che nel rendicontare “riprese” si sta trovando senza prospettive di futuro, …..che succede?
Due egregi Presidenti di Regione (non Governatori!) in Lombardia e in Veneto, capeggiano, sulla pretestuosa rivendicazione autonomista, il disfacimento finale dello spirito unitario, sull’altare delle maggiori richieste economiche “in sede”, sull’onda di un pensiero miope e di una cultura politica ancora più involutiva.

Ognuno deve avere le ricchezze che produce? Sembra una richiesta di buon senso. Il punto è che quella ricchezza prodotta in quelle regioni è frutto di lunghi diffusi contributi umani e investimenti economici che sono stati possibili proprio perché l’Italia è stata “Unita”. Ed è stata fatta realizzando un apparato industriale , che andava realizzato, esclusivamente al Nord “costringendo” milioni di persone ad abbandonare le terre del Sud, lasciate sempre più impoverite di giovani e di “uomini validi”. Non tutti i territori, non tutti allo stesso modo (ferme restando le incapacità e le malversazioni locali) hanno potuto beneficiare delle scelte fatte dai Governi a Roma. (Questa, dello squilibrato sviluppo economico-sociale italiano, è una “storia” tutta da scrivere).
Maroni vuole più soldi per la Lombardia, “perché la Lombardia è una Regione Speciale”.
Zaia, che è presidente del Veneto vuole uno “Statuto Speciale”…come nel Trentino… nel Friuli… a Bolzano.

Promuovono due referendum: quanti meridionali si sono recati ai seggi verdastri? I due, agitano tante argomentazioni (alcune giuste, ma mal poste) imbarcano un sacco di consensi, (furbescamente, dopo l’abolizione dei finanziamenti ai Partiti) trovano il modo istituzionale di finanziarsi campagne “leghiste” nell’indicibile balbettio delle altre forze politiche. Con un PD, che dovrebbe essere un Partito a caratura nazionale, che si annebbia: c’è chi dice Si, chi dice No e chi dice NI! A dimostrazione evidente che sta totalmente smarrendo non solo il senso della propria storia, ma completamente quello di una propria funzione.
Nel clamore si è inserisce Berlusconi che, per fuggire ancora più in avanti, propugna l’effettuazione di referendum in ogni Regione. Per fare-disfare cosa?
No. Attenti ai processi all’indietro. L’Italia è tutto un Paese Speciale e si sta tenendo in piedi ancora sull’onda di quello spirito dei soldati maciullati a Caporetto e di quegli altri, Partigiani, fucilati negli eccidi nazifascisti. 

Attenti alla confusione che si sta creando, che sta avvolgendo (e che avvolgerà di più nelle prossima campagna elettorale) i veri problemi degli “Italiani” per traviare le attenzioni da ciò che veramente si deve fare verso confusionarie rivendicazioni localistiche, per l’emersione di “ceti governanti” locali tanto anacronistici quanto rischiosi.
Ce li vedete voi gli insegnanti pagati diversamente da Regione a Regione e da Comune a Comune (succedeva cosi fino al 1880 circa). E cosi i dipendenti locali, i medici, i vigili ecc. E ogni Regione (e ogni Provincia e ogni Comune) che vuole assumere e fare assumere solo i “propri cittadini”. Ecco, le rivendicazioni sottostanti ai Referendum portano a questi scenari, o peggio.
Purtroppo alcune gravi differenze sono presenti già e si sono cristallizzate. Son queste che vanno superate e non cercare di crearne altre e più varie. La penso così.
Tranquilli non è “nostalgia” di nulla… è una consapevolezza del rischio di una ritorsione vichiana della storia.

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di: La redazione

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