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Catanzaro, seconda data corso “Laboratorio per il management e la progettazione culturale”

di Luigi Guzzo –

Si è tenuto presso il Complesso Monumentale “San Giovanni” di Catanzaro il secondo appuntamento dei seminari propedeutici al Corso di perfezionamento: “Laboratorio per il management e la progettazione culturale”, di cui è direttore il prof. Antonino Mantineo. Il Corso è organizzato dal Dipartimento di Giurisprudenza, Economia e Sociologia dell’Università di Catanzaro, ed è nato dall’idea e dall’esigenza di creare una figura professionale, come quella del “progettista culturale”, con lo scopo di dare un’opportunità formativa, spendibile nel mondo del lavoro e nello specifico ambito dei beni culturali della nostra regione.

Questo seminario dal titolo “Analisi dei fattori di forza e dei fattori di debolezza nella gestione del patrimonio culturale in Calabria”, è stato moderato dalla prof.ssa Antonella Bongarzone, Docente di Archivistica e diplomatica giuridica, componente della segreteria organizzativa insieme al prof. Luigi Mariano Guzzo, Docente di Beni ecclesiastici e beni culturali.

È intervenuto l’ing. Saverio Nisticò, Imprenditore di Desta Industrie S.r.l. – Divisione Artium, il quale ha testimoniato quanto è importante creare in Calabria, figure professionali nel settore culturale: “Stiamo operando da circa diciotto mesi e abbiamo avuto la fiducia di diversi impresari che ci hanno affidato delle opere, prevalentemente metalli e opere lignee. Abbiamo immaginato la creazione di un ente di formazione per sviluppare tutta la parte legata alla creazione della figura del restauratore. Abbiamo osservato, pur avendo in Calabria un enorme patrimonio culturale, come primo punto di debolezza che siamo costretti, per sviluppare questo settore aziendale, ad attingere al mercato fuori Calabria, per quanto l’Università della Calabria ha iniziato da circa tre anni un corso magistrale per l’abilitazione all’esercizio di restauratore e fra un paio di anni ci saranno i primi restauratori, siamo costretti ad attingere a restauratori che vengono da Trento dal Lazio, dalla Toscana, nei vari settori.

Da fine dicembre 2018 la Sovrintendenza ha consegnato gli elenchi con le varie categorie di restauratori, abbiamo, quindi, dei settori per i quali i beni vanno trattati da restauratori specializzati. La Calabria con l’enorme patrimonio culturale non ha in questo momento le strutture per fornire i restauratori, la Calabria è capofila dell’accordo Stato-Regioni per riconoscimento dei corsi di formazione sui tecnici del restauro, ma nella Regione Calabria non siamo ancora riusciti ad avviare il corso di tecnico del restauro e siamo in attesa di una delibera della Giunta Regionale per riconoscere questa figura. Oggi a nostro avviso la figura del progettista e della valorizzazione dei beni culturali è fondamentale e la mia speranza è che gli enti preposti a riconoscere i finanziamenti accettino di affidare le progettazioni a professionisti qualificati.”

Il prof. Giuseppe Giglio, Storico dell’arte dell’Unione Europea Esperti d’Arte, riferendosi agli attenti partecipanti al seminario, ha elencato i numerosi artisti calabresi, purtroppo poco conosciuti: “Che dire di Marco Cardisco nativo di Tiriolo, allievo di Polidoro da Caravaggio, uno degli allievi di Raffaello Sanzio che ha lavorato gomito a gomito nelle logge vaticane e che diventa intorno al 1515 il pittore di corte della famiglia di Carlo V , artista nativo di Tiriolo che non tutti conoscono, ma che è stato un grande artista del Rinascimento Italiano, tanto che la corte degli Angiò lo nomina pittore di corte quando nel 1515 lui dipinge per essa una bellissima Adorazione dei Magi dove ritrae la famiglia reale e quando Giorgio Vasari arriva nel 1543 a Napoli, ha modo di vedere una grande icona dipinta da Marco Cardisco comincia a chiedere chi era stato l’autore di questa grande opera alta più di undici metri, contenente una bellissima tavola che oggi è conservata presso il Museo di Capodimonte La Disputa di Sant’Agostino e gli dedica quattro pagine, e pure Marco Cardisco è poco conosciuto e valorizzato nella nostra regione.

Artista che ha bisogno di riemergere, ha bisogno di essere promosso e valorizzato, perché vi assicuro è un grande artista. Penso ancora agli allievi di Scuola napoletana, di Scuola toscana e tutti gli altri che non sono calabresi, ma che hanno operato in Calabria.
Tutelare e valorizzare significa che il bene culturale oltre ad essere identitario è un soggetto su cui investire, è un progetto che produce attraverso gli indotti che si possono creare
”.

Il prof. Oreste Segi Pirrò, Dottore di ricerca in Conservazione dei Beni culturali e Docente di Disegno e Immagine: “Molti identificano il bene culturale con il palazzo o con il quadro, la statua, la chiesa. Il bene culturale è tutt’altro, è la lingua, è la musica, sono gli archivi e tutto ciò che afferisce alle arti minori, come argenteria e tessiture. Oggi c’è della progettualità, ma fatta dai piccoli, fatta da un nucleo di persone, come ad esempio il Museo diffuso nel Vibonese, tra Zungri, Parghelia, Ricadi, Santa Domenica di Ricadi, lì sono riusciti a fare rete, a recuperare una storia territoriale, una identità, una memoria di quei luoghi, grazie all’impegno di queste persone che hanno creduto alla sinergia e nell’interfacciarsi tra diverse professionalità. Oggi manca la progettualità e il riconoscimento della professionalità. Mi piace leggere questa frase della Carta di Cracovia del 2000, dove ci sono i principii sulla conservazione e il restauro del patrimonio costruito, nella quale si dice: il patrimonio oggi non appartiene né alle amministrazioni, né ai rappresentanti politici, né ai suoi titolari, né ai suoi sponsorizzatori, ma è della società e della gente che trova in esso la sua identità

Il prof. Francesco Cuteri, Archeologo e Docente all’Accademia delle Belle Arti di Catanzaro, “L’idea di un bene culturale è quella di un bene culturale che deve aprirsi a tutti, noi dobbiamo provare a raccontare quelle cose che vanno studiate con metodo, che vanno studiate con professionalità, che vanno studiate avendo una formazione per farlo, e accanto a questo c’è l’esigenza di arrivare più lontano possibile per far conoscere questo patrimonio dei beni culturali. Il patrimonio culturale per lo scorrere dei tempi va ad ingrandirsi ad accrescersi, nessuno qualche tempo fa, avrebbe parlato di beni cinematografici, di beni musicali, quindi ci sono delle cose che si aggiungono, ma in coda c’è un patrimonio di beni culturali che va continuamente ad erodersi, a mancare, ci viene continuamente sottratto da un atteggiamento di maggior riguardo che dovremmo avere noi del paesaggio che è sacro, è l’amore dell’uomo per la natura.

L’idea del Parco Archeologico è una meraviglia, perché deve essere un luogo dove si va con la famiglia, a fare corsa, a giocare, ci si rapporta con l’antico e capisco anche il tempo che è passato e quei luoghi che un tempo erano luoghi di vita oggi sono paesaggi. Prendiamo il Parco  Scolacium di Roccelletta di Borgia, se ci vado in primavera c’è  una fioritura di mimosa straordinaria, se ci vado a luglio trovo le more di gelso, e poi salgo sulla collina e vedo il mare e capisco di essere al centro del Golfo di Squillace, mi godo il Parco. Il concetto dei beni culturali viene associato a quello di patrimonio, e quando pensiamo al patrimonio pensiamo ai soldi, all’idea del patrimonio che ci viene consegnato, allora ritorniamo all’origine della parola pater e munus, il dovere di un padre verso il figlio, è la nostra responsabilità verso chi ci segue, è la nostra responsabilità di consegnare quello che abbiamo, che dobbiamo custodire gelosamente a chi segue. Quando voi state con i vostri figli, li accarezzate, gli raccontate qualcosa, leggete con loro, commentate, sognate, voi gli state consegnando un patrimonio nascosto, come il respiro che entra dentro gli rimane per tutta la vita e questo significa che non basta avere oggetti nelle vetrine, non basta avere un quadro o una statua davanti, ma bisogna educare la gente a conoscerle e ci serve qualcuno che le sappia raccontare

Ha concluso la prof.ssa Teodolinda Coltellaro, critico d’arte: “Ogni espressine d’arte è figlia dell’uomo e ha un proprio tempo e ha un proprio linguaggio e ha una dimensione che sono di quel tempo. Se vogliamo essere figli del nostro tempo, dobbiamo capire e studiare il passato, ma capire anche in quale tempo viviamo, dove è arrivato il linguaggio dell’arte, cosa si propone come comunicazione al di là del confine della nostra regione. Siamo nell’epoca della globalizzazione e dobbiamo essere consapevoli, l’arte stessa ha una dimensione di comunicazione che si concretizza anche attraverso il motore della comunicazione universale che è internet. Non possiamo disconoscere il patrimonio lasciato da chi ci ha proceduto, ma dobbiamo conoscere anche chi siamo in un contesto più allargato. Oggi emergono nuove culture, perché internet ci permette di essere ovunque in tempo reale.

di Luigi Guzzo

di: La redazione

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