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Amianto naturale maggiore concentrazione sul Monte Reventino, secondo ricerca Arpacal

Senza nessun allarmismo, anticipando le conclusioni del lavoro di ricerca effettuato dell’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente della Calabria (Arpacal) che riguarda la presenza naturale di amianto ed in particolare i rilievi effettuati nell’area del Reventino, si evidenzia che lo studio è stato eseguito per tutelare ed evitare rischi alla popolazione e fornire adeguata informazione. <<Quando oggi si discute di rischi connessi all’esposizione ambientale alle fibre di amianto, si fa riferimento infatti sia al cattivo stato di conservazione dei manufatti contenti amianto, installati in ambienti di vita e lavoro, sia alle alterazioni di rocce che per loro natura possono contenere mineralizzazioni fibrose classificabili come amianto. Una buona conoscenza del territorio è dunque sempre fondamentale nelle azioni di prevenzione e mitigazione dei rischi naturali, in qualunque forma essi si manifestino, al fine di salvaguardare la salute e l’incolumità dei cittadini>>.

Gli affioramenti di rocce naturali più consistenti contenenti amianto, sfruttati anche a livello economico, sono localizzati sul Monte Reventino, in provincia di Catanzaro. E’ quanto viene rilevato in una nota dell’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente della Calabria (Arpacal) che di seguito pubblichiamo.

La ricerca è stata pubblicata sulla prestigiosa testata del settore scientifico: International Journal of Environmental Health Research. Maggiori e dettagliate informazioni posso essere consultate cliccando QUI.

<<Il Centro di Geologia e Amianto dell’Arpacal, diretto dalla dott.ssa Teresa Oranges, lavora da anni alla mappatura delle litologie con occorrenza di minerali di amianto naturale in Calabria, così come disposto dalla Legge Regionale 14/2011, e dal Piano Regionale Amianto (Burc n. 42 del 8 Maggio 2017).

Le attività tecnico-scientifiche vengono svolte in collaborazione con l’INAIL, Centro Ricerche di Lamezia Terme (CZ) e di Monte Porzio Catone (RM), e il servizio PISAL dell’Asp di Catanzaro.

L’ultimo frutto di questo accordo di collaborazione, di cui è referente per l’Arpacal il geol. Alessandra Spadafora, è costituito dal lavoro scientifico Asbestiform minerals in ophiolitic rocks of Calabria (southern Italy), pubblicato recentemente sull’autorevole rivista International Journal of Environmental Health Research.

In questo lavoro vengono presentati i risultati delle ricerche mirate all’identificazione delle rocce potenzialmente sede di locali concentrazioni in minerali asbestiformi, alla caratterizzazione del materiale naturale ed alla classificazione di questo in termini di pericolosità da rilascio di fibre.

Come noto, la presenza di amianto in natura è legato agli affioramenti di Ofioliti (da ὄφις, serpente, e λίθος, roccia, per la loro caratteristica colorazione verdognola traslucida, che ricorda la pelle dei rettili). Le ofioliti, conosciute con il termine informale «rocce verdi», sono sezioni di crosta oceanica e del sottostante mantello (litosfera oceanica)  con la relativa copertura sedimentaria, e sono la testimonianza di un antico bacino oceanico di età giurassica noto nella letteratura geologica come Tetide.

La distribuzione attuale delle rocce ofiolitiche nel territorio calabrese si caratterizza per una spiccata disomogeneità spaziale. Gli affioramenti più consistenti, sfruttati anche a livello economico, sono localizzati sul Monte Reventino, in provincia di Catanzaro.

I dati emersi dalle fasi di rilevamento e dalle indagini di laboratorio hanno evidenziato che la specie di amianto più diffusa e quantitativamente più rilevante è rappresentata dalla tremolite, e subordinatamente dal crisotilo; sono presenti, inoltre, minerali fibrosi non regolamentati, ma ugualmente pericolosi per la salute (antigorite).

La distribuzione e la concentrazione negli ammassi rocciosi dei minerali asbestiformi non è uniforme, ma risulta estremamente variabile, essendo controllate sistematicamente dalla presenza di strutture legate alle deformazioni fragili con persistenza sia locale sia regionale. In particolare le più elevate concentrazioni di asbesto sono state invariabilmente registrate in corrispondenza di fratture e lungo superfici di faglie, alle quali si associano comunemente zone cataclastiche e milonitiche.

I risultati di questo lavoro indicano, inoltre, come sia necessario non soltanto determinare la concentrazione totale di amianto nelle rocce affioranti ma anche, e soprattutto, valutare la reale attitudine delle fibre ad essere rilasciate spontaneamente o a seguito di azioni antropiche>>.

di: La redazione

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