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A Badolato Marina (Cz) un murales per Franco Nisticò e 34 pareti attendono di essere dipinte epicamente

 

di Domenico Lanciano, dalla rubrica: Lettere a Tito n. 266 (Fonte autorizzata: CostaJonicaWeb.it – news Sicilia e Calabria)

Caro Tito, poco meno di un mese fa hai pubblicato il bel resoconto sull’inaugurazione del murales dedicato a Franco Nisticò in Badolato Marina (Catanzaro). Cerimonia che ha avuto luogo martedì mattina 24 dicembre 2019.

Franco Nisticò resta noto ai più per essere morto sul campo, da vero e tenace combattente, nella battaglia politica per il “NO PONTE” durante la manifestazione nazionale che si stava svolgendo a Cannitello di Villa San Giovanni nella mattinata di sabato 19 dicembre 2009. Qui di sèguito trascrivo il link per seguire e memorizzare bene il suo ultimo storico discorso. Tale emozionante e tremendo video dura appena 4,44 minuti e risulta poi essere il suo veemente testamento.

A distanza di dieci anni da quello che potremmo definire il suo “martirio politico” oltre che umano (per via dei mancati soccorsi medici), la famiglia e i più cari amici di Franco, sostenuti da alcune associazioni ed istituzioni locali, hanno voluto lasciare un segno, un omaggio, un pro-memoria. Un murales che lo mostra proprio nell’ultima immagine pubblica prima della sua morte, mentre a braccia aperte gridava la necessità di essere tutti uniti per salvare la Calabria “abbandonata da tutti”. Martire calabrese, quindi.

Tale murales è stato realizzato sulla parete di una palazzina popolare che affaccia sulla principale piazza di Badolato Marina, quella della chiesa dei SS Angeli Custodi, ma ufficialmente intitolata al medico umanista Antonio Tropeano, fratello del senatore comunista Luigi. E’, in pratica, la casa e l’ambiente paesano dove Franco Nisticò ha trascorso la sua infanzia fino a quando non ha sposato Jole Criniti ed ha lasciato questa “ruga” di Viale Giuseppe Di Vittorio. Non poteva essere fatta scelta migliore, sia logistica che affettiva e significativa.

L’immagine riprodotta è quella che ha fatto il giro del web, dei social e dei mezzi di comunicazione anche nazionali. Una immagine legata all’ultimo discorso di Franco poco prima del malore che lo avrebbe portato a morte assai prematura. Un’immagine che ancora parla e che rappresenta ormai l’eloquente icona dell’uomo e del personaggio che è stato Nisticò in tutta la sua vita, tesa alla rivendicazione dei diritti del popolo. Bene tale murales, ma ritengo che Franco meriti un monumento in bronzo da collocare proprio a bordo della statale jonica 106, sul pianerottolo tra le due scale che da questa strada portano alla piazza della chiesa. E’ lì il suo vero posto, come avevo suggerito già dieci anni fa con vari miei scritti pubblici.

Dipinto molto efficacemente dal giovane artista Leonardo Cannistrà dell’Accademia delle Belle Arti di Catanzaro, tale murales resterà memorabile anche per rappresentare un paese che, come Badolato, ha fatto delle rivendicazioni sociali e popolari il suo distintivo principale fin dal 1944 quando iniziarono le lotte contadine promosse dal Partito Comunista Italiano, di cui Franco è stato alto dirigente locale e anche sindaco, come seconda generazione della “Roccaforte Rossa della Calabria”.

E, a proposito dell’epopea della generazione epica delle lotte contadine, nel 1975 ho proposto al Partito Comunista badolatese di utilizzare le 35 pareti libere delle case popolari per narrare ad immagini quella epopea che, appunto, è valsa a Badolato l’onorifica definizione celebrativa di “Roccaforte Rossa della Calabria”.

E già con Vincenzo Piperissa (artista del partito, poi segretario di sezione e quindi sindaco del Comune e uomo di punta della società badolatese) si parlava di fare murales in ceramica, in mosaico o in materiale più stabile e longevo. Affinché il rapporto costi-benefici fosse il più utile possibile all’arte e alla storia popolare.

35 murales, anche uno per anno o messi a concorso, avrebbero rappresentato per Badolato Marina un’attrazione turistica senza eguali fin da 45 anni fa. Infatti, i famosi murales messicani o i murales della Sardegna, iniziati già negli anni cinquanta e sessanta, dimostravano come e quanto fossero motore per un turismo socio-culturale di qualità. Te ne ho scritto in un articolo che hai pubblicato lunedì 31 luglio 2017. Purtroppo, le 35 pareti (meno questa di Nisticò) sono rimaste bianche e inespressive.

Però, adesso che il primo murales è stato realizzato, occupando la prima delle 35 grandi pareti di Badolato Marina, voglio augurare che si continui a narrare personaggi e fatti della epica storia del proletariato locale e calabrese che tanto ha significato nell’immediato dopoguerra e che, in verità, dovrebbe avere pure una narrazione storico-letteraria che ancora manca (salvo due preziose eccezioni come il bel libro di Francesca Chirico del 2010 “Arrovescio” e la “Storia politica di Badolato dal 1799 al 1999” di Antonio Gesualdo).

SALUTISSIMI

Caro Tito, vorrei tanto che il mio pessimismo sulla cultura badolatese fosse smentito e vinto dalle realizzazioni, concrete e belle. Ma, ormai, sono passati troppi decenni per crederci ancora. Le nuove generazioni?… Speriamo. Il murales a Franco Nisticò?… Ritengo sia un fatto isolato e del tutto straordinario. Spinto più dall’emozione per il martirio del personaggio che non da un progetto e da una visione di paese. Però… chissà?… potrebbe essere di buon esempio. Staremo a vedere.

di Domenico Lanciano

[Pubblicato su autorizzazione dell’autore e tratto da CostaJonicaWeb.it, Quotidiano on line per Calabria e Sicilia – Editrice “Associazione MaryWebEventy” – Messina] – Le foto sono state tratte dal web.

di: La redazione

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